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Stragi di mafia del 1993, archiviate le accuse a Dell’Utri. Meloni: trent'anni di sospetti infamanti

Senator Marcello Dell'Utri Dec. 11, 2004
Senator Marcello Dell'Utri Dec. 11, 2004 Diritti d'autore  ALESSANDRA TARANTINO/AP
Diritti d'autore ALESSANDRA TARANTINO/AP
Di Cecilia Attanasio Ghezzi
Pubblicato il
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Mancano elementi per poter accertare contatti e rapporti diretti tra Cosa Nostra e l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e quindi il suo collaboratore: è la sesta archiviazione in trent'anni di indagini. Si riaccende la polemica contro la giustizia degli esponenti del centrodestra

Non ci sono elementi concreti per poter confermare contatti e rapporti diretti tra Cosa Nostra e l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, morto nel 2023, e il suo stretto collaboratore Marcello Dell'Utri.

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Per questo, la gip del Tribunale di Firenze, Patrizia Martucci, ha disposto l'archiviazione delle accuse nei confronti di Dell'Utri, indagato nell'ambito dell'inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993.

Secondo la giudice, "Mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell'Utri, stretto collaboratore di Berlusconi" si legge nel decreto di archiviazione firmato il 15 gennaio scorso. Dopo trent'anni di indagini si tratta della sesta archiviazione.

Qual'era l'ipotesi dell'accusa sul coinvolgimento di Dell'Utri

L’ipotesi degli inquirenti era che la campagna stragista fosse finalizzata a favorire l’affermazione politica di Forza Italia e l’ascesa di Berlusconi. Dell’Utri, che ha già scontato una condanna a 7 anni per concorso esterno alla mafia, era indagato per aver istigato e sollecitato il boss mafioso Giuseppe Graviano a organizzare la campagna stragista.

Avrebbe svolto, secondo l’accusa, un ruolo di “indicatore dei luoghi” dove effettuare gli attentati, con l’obiettivo di creare un clima di terrore utile al nuovo progetto politico.

La difesa di Dell’Utri, la cui casa di Milano venne perquisita nel luglio 2023, ha sempre definito queste ipotesi “fantasiose”, contestando l’attendibilità dei collaboratori di giustizia e sottolineando la mancanza di riscontri, ora confermata dal giudice che ha disposto l’archiviazione del procedimento.

Cosa si è scoperto in trent'anni di indagini sulle bombe del 1993

Negli ultimi trent’anni l’indagine sulle stragi del 1993 – in sostanza le bombe piazzate in via dei Georgofili a Firenze, in via Palestro a Milano e a San Giovanni in Laterano e San Giorgio a Velabro nella Capitale – è stata aperta e archiviata più volte.

Dopo aver ottenuto la condanna della cupola di Cosa nostra – Totò Riina, Leoluca Bagarella, Matteo Messina Denaro, Filippo e Giuseppe Graviano – la procura di Firenze ha tentato d’individuare i mandanti politici delle “bombe in Continente”, cioè quelle fuori dalla Sicilia.

Quali sono state le reazioni delle figlie di Berlusconi

Subito dopo la notizia sono arrivate le note dei figli di Silvio Berlusconi: “Tutto questo accanirsi su una tesi insensata – cioè che le stragi mafiose del 1993-94 avrebbero avvantaggiato la nascente Forza Italia – ha alimentato trent’anni di sospetti, insinuazioni e campagne di delegittimazione contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Ma alla fine ha prodotto solo una montagna di carta straccia, sia in tribunale, sia nelle redazioni di certi giornali”, ha dichiarato la primogenita Marina Berlusconi.

Sulla stessa linea la sorella Barbara Berlusconi: “Oggi la verità crolla addosso agli accusatori di mio padre. Per mettere in piedi processi basati su accuse assurde e inverosimili è stata spesa inutilmente una quantità enorme di soldi pubblici”, ha dichiarato sottolineando che il Tribunale ha messo “finalmente la parola fine anche a questo teorema”.

Come ha commentato la premier Giorgia Meloni

Poche ore dopo è la stessa presidente del Consiglio a commentare l’archiviazione: “Rappresenta l’ennesima conferma di una verità storica e giudiziaria incontrovertibile: dopo decenni di indagini e processi, si chiude anche quest’ultimo capitolo con l’unica conclusione possibile, ovvero l’assoluta inesistenza di rapporti tra Silvio Berlusconi e la criminalità organizzata”, afferma Giorgia Meloni.

La premier difende così l’operato del fondatore del centrodestra: “Per trent’anni, insieme a lui, un’intera comunità politica, composta da milioni di italiani che esprimevano liberamente il proprio voto, è stata ingiustamente posta davanti al sospetto infamante che il consenso raccolto nelle urne poggiasse su finanziamenti mafiosi o dinamiche illegali.

I fatti e le decisioni giudiziarie spazzano via definitivamente ogni ombra: quel dubbio non aveva fondamento allora e non lo ha oggi”, aggiunge Meloni sottolineando che il “centrodestra italiano non si fonda sull’illegalità e non accetta che la propria storia venga letta attraverso teoremi costantemente smentiti nel tempo. Rivendico con fermezza e orgoglio il ruolo politico e istituzionale di questa comunità: il centrodestra è, ed è sempre stato, una forza della legalità e per la legalità in Italia”, conclude la nota della premier.

Perché il centrodestra rilancia sulla riforma della giustizia

Archiviazione che, ovviamente, viene anche cavalcata dagli esponenti di Forza Italia, a partire dal segretario Antonio Tajani: “Ci sono voluti trent’anni e sei archiviazioni per accertare e confermare la totale estraneità di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri alle stragi di mafia del ’93 a Firenze.

Altro che mandanti occulti. Di inquietante e occulto c’è solo l’azione di quella parte di magistratura che ha usato false accuse, che già si smentivano da sole, come una clava politica cercando di riscrivere la storia della nostra democrazia”, afferma il vicepremier e ministro degli Esteri.

Come Marina Berlusconi, rilancia l’idea di riformare la giustizia: “Finalmente giustizia è fatta, ma è incredibile che una decisione presa il 15 gennaio diventi pubblica soltanto adesso. Tutto questo dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sia fondamentale la nostra battaglia per una giustizia giusta ed efficiente per tutti i cittadini”.

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