Doveva sorgere un resort di lusso con capitali brasiliani, e c'era una zes per superare i vincoli paesaggistici e ambientali. Ma le proteste dei gruppi civici e ambientalisti hanno costretto il governo a revocare le autorizzazioni. E la Regione ha fatto ricorso al Tar
Stop alla zona economica speciale a Cala Finanza, nel nord est della Sardegna. Il glamping di Tavolara rischiava di diventare un caso nazionale modello Albania.
Molte le analogie tra il resort che vuole costruire il genero di Trump nella laguna vicino a Valona e il progetto Tavolara Bay a Cala Finanza, a nord est della Sardegna. Ma il governo italiano è intervenuto e ha tolto le autorizzazioni, accogliendo la richiesta di chi protestava.
Da 2 luglio, il progetto turistico di lusso nel comune di Loiri Porto San Paolo - di fronte all’isola di Tavolara e 20 km a sud di Porto Rotondo - della società Tavolara Bay non ha più le autorizzazioni del governo. Il Dipartimento per il Sud di palazzo Chigi ha disposto la revoca dell’Autorizzazione del 6 febbraio 2026, che aveva acconsentito al progetto.
A dare notizia è stato proprio il sindaco di Loiri Porto San Paolo, Francesco Lai, finito anche lui al centro delle contestazioni dei sardi che hanno dato vita a proteste e manifestazioni per esprimere la loro contrarietà all’operazione immobiliare.
Chi ha manifestato contro l'operazione immobiliare di Tavolara Bay
Una grande vittoria di residenti, gruppi civici e ambientalisti che si sono coordinati tra loro e hanno protestato duramente. Con Wwf, Legambiente e Italia Nostra c’erano, tra gli altri, Gruppo di intervento giuridico, Liberu, Rosso Mori, Comitato Costituzione attiva Sassari, Surra, Movimento ambiente Sardegna, Bardianía de sa Nurra, Gruttes, Nurnet.
La zona, oltre a essere compresa in un’Area marina protetta dove vige, per effetto di una legge nazionale, un regime di inedificabilità assoluta, è tutelata dal Piano paesaggistico regionale, con il quale nel 2006 Renato Soru ha blindato le coste sarde stabilendo che entro i 300 metri dal mare non si possono aprire cantieri.
Perché per costruire un glamping a Cala Finanza serviva una Zes
Per aggirare queste norme una delle principali società immobiliari del Brasile, la Jsfh, aveva chiesto al governo di applicare le procedure autorizzative semplificate Zes. E gli avevano detto di sì.
Ma la stessa presidente della giunta regionale sarda Alessandra Todde, ha presentato ricorso al Tar (l’udienza è fissata per l’8 luglio) e si dice pronta ad arrivare sino alla Corte costituzionale.
Il via libera governativo riguardava solo una porzione di terreno prospiciente il mare in cui i brasiliani volevano costruire un glamour camping ristrutturando una vecchia villa e montando una ventina di casette amovibili, niente nuove cubature.
Ma sarebbe stato comunque gravissimo il ricorso alle Zes per ottenere anche solo il via libera a questo primo intervento, saltando i vincoli paesaggistici e ambientali nazionali e regionali.
Secondo il sindaco Lai questa vittoria deve essere un monito per il futuro: "Questa vicenda deve servire da lezione. A tutti. Agli investitori, innanzitutto: La Sardegna non è terra di conquista".