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Da Tartu a Setomaa: la ricca cultura estone, tra tradizione e modernità

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Di Anca Ulea
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Tartu è l'epicentro culturale del Paese: Aparaaditehas, un ex complesso industriale, oggi è un ritrovo alla moda per gli artisti. Setomaa è la regione dei Seto, uno dei più antichi gruppi etnici del Paese, che cerca di preservare le sue tradizioni secolari

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Tartu è la seconda città più grande dell'Estonia e una delle capitali europee della cultura nel 2024. È qui che fu costruito il primo teatro d'Estonia, vide la luce il primo quotidiano e si tenne il primo festival della canzone.

Tartu è l'epicentro culturale dell'Estonia. La sua università  attrae molti studenti estoni e stranieri. Tra gli spazi creativi della città il più noto è senz'altro Aparaaditehas, un ex complesso industriale che oggi è un ritrovo alla moda per gli artisti. Ospita molte gallerie con opere e artisti internazionali.

La galleria Haki presenta opere di giovani artisti estoni emergenti. Recentemente è diventato anche un rifugio sicuro per l'artista ucraina Viktoria Berezina che è fuggita da Kherson, la sua città, dopo l'invasione russa.

"Mi piace molto vivere qui e muovermi in un ambiente creativo - dice Berezina -. C'è una comunità molto grande di artisti qui. È un'ottima occasione per conoscersi, e comunicare, per mostrare la mia arte e parlare di ciò che sta accadendo in Ucraina".

Un tuffo nel passato

Lasciamo Tartu e spostiamoci verso sud. Arrivare nella regione di Setomaa, al confine con la Russia, è come fare un salto indietro nel tempo. Qui vive uno dei più antichi gruppi etnici del Paese, che cerca di preservare le sue tradizioni secolari.

La regione è abitata dal popolo Seto: hanno il loro dialetto, una propria religione e tradizioni che hanno saputo conservare saldamente per secoli. Fino a cento anni fa la cultura era trasmessa oralmente al 100%. Gran parte della popolazione era analfabeta e ogni conoscenza veniva trasmessa oralmente.

I Seto hanno canti per ogni occasione, dal lavoro alle feste. Ed è così che le conoscenze e i racconti si tramandavano alle future generazioni. Helen Külvik ha vissuto nella terra dei Seto per anni. Ci ha fatto scoprire la tradizione del canto polifonico dei Seto, che si chiama Leelo. Si ritiene sia nato circa 2.000 anni fa. È considerato una parte fondamentale dell'identità culturale del popolo Seto.

Prima di cantare, però, bisogna vestirsi adeguatamente, indossando gli abiti della tradizione. I Seto non sono gelosi dei loro usi e costumi, e anzi incoraggiano i visitatori a provare i loro abiti tradizionali. "Vogliamo che impariate il più possibile sulla vita della comunità e sulla sua cultura - dice un'abitante della regione -. Indossare il costume nazionale, è un modo per cominciare a conoscere meglio la cultura".

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