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Modificare il Dna delle zanzare per sconfiggere la malaria può funzionare?

Si vede una zanzara.
Zanzara inquadrata Diritti d'autore  Canva
Diritti d'autore Canva
Di Gabriela Galvin
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Si lavora da decenni sull'idea di zanzare geneticamente modificate che non possano infettarsi o veicolare malattia come la malaria. Un'organizzazione sanitaria globale, Unitaid, spiega quali sono le prospettive più promettenti sull'editing genetico degli insetti

Gli scienziati sognano da tempo di eradicare le malattie trasmesse dalle zanzare, come la malaria, che da sola uccide oltre 608mila persone ogni anno.

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Varie soluzioni innovative, in particolare le zanzariere trattate con insetticida, hanno ridotto drasticamente la mortalità infantile in alcune aree dell’Africa.

Già negli anni Sessanta, però, un gruppo di scienziati iniziò a porsi un’altra domanda: invece di concentrarsi sull’eliminazione degli insetti che portano i parassiti, si potrebbe direttamente impedire di trasmettere la malattia all'uomo?

Da allora laboratori privati, università e istituzioni pubbliche hanno investito centinaia di milioni di euro in esperimenti per modificare il Dna delle zanzare: alcune modifiche genetiche le rendono sterili, altre impediscono alla prole di raggiungere l’età adulta o rendono più difficile per i parassiti che trasmettono malattie infettare gli insetti.

"L’idea di cambiare il genoma della zanzara per renderla non suscettibile ai parassiti rappresenta un vero cambio di paradigma", ha dichiarato Jan Kolaczinski, esperto di malaria e controllo dei vettori presso Unitaid, organizzazione che lavora per migliorare l’accesso ai farmaci nei Paesi a basso reddito.

I primi test con zanzare geneticamente modificate in Burkina Faso, Brasile, Malesia, negli Stati Uniti e altrove sono stati incoraggianti e hanno contribuito a ridurre le popolazioni di zanzare in quei luoghi.

Ma alcuni tipi di editing genetico sono controversi. Da anni i gruppi ambientalisti chiedono di vietare il rilascio di zanzare portatrici di geni modificati da trasmettere alla prole.

In un nuovo rapporto, Unitaid, che ha sede presso l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sostiene che proprio questo metodo di editing genetico sia il più promettente per porre fine alla piaga delle malattie trasmesse dalle zanzare.

Nel gene drive autosostenuto, le modifiche ai geni delle zanzare vengono trasmesse al 100 per cento della prole. Secondo Unitaid, questo permette di diffonderle nella popolazione di insetti fino a sostituire completamente le zanzare che trasmettono malattie.

Nel migliore dei casi, basterebbe un’unica immissione degli insetti modificati in natura per rendere la malaria un ricordo nelle aree dove oggi è endemica, compresa gran parte dell’Africa subsahariana.

Questo "ci permetterebbe di controllare la malaria su una scala senza precedenti, perché la zanzara quasi si controllerebbe da sola", ha detto Kolaczinski, "è qualcosa che consideriamo come il Sacro Graal".

Con altre tecniche di editing genetico, le modifiche al Dna scomparirebbero nel giro di poche generazioni. Gli scienziati dovrebbero quindi rilasciare in natura più volte gli insetti geneticamente modificati.

Ciò rende più costosi, si legge nel rapporto. Tuttavia, il gene drive autosostenuto comporta rischi e limiti propri. Modificare in modo permanente il patrimonio genetico di una specie di zanzare, infatti, potrebbe avere conseguenze impreviste sugli ecosistemi e difficili da prevedere.

Gli scienziati stanno testando anche metodi non genetici per impedire alle zanzare di trasmettere malattie. Ad esempio, infettano le uova con il batterio Wolbachia, che altera la capacità di riprodursi e di diffondere dengue, chikungunya e altre malattie.

I ricercatori stanno ancora esplorando le varie strategie per controllare le zanzare, ha aggiunto Kolaczinski, perché situazioni diverse possono richiedere strumenti diversi. Per esempio, un approccio può essere più utile contro determinati parassiti, funzionare meglio in aree urbane o rurali, oppure risultare più pratico in base alla logistica o ai finanziamenti.

C’è anche il rischio che tecnologie efficaci in fase sperimentale si rivelino fallimentari nel mondo reale.

"Non conviene mettere tutte le uova nello stesso paniere", ha proseguito l'espero di Unitaid.

Anche se la scienza facesse la sua parte ottenere sostegno politico, finanziario e dell’opinione pubblica per la modifica genetica potrebbe essere complicato. Inoltre, i pesanti tagli ai finanziamenti per la salute globale decisi quest’anno stanno mettendo a rischio la lotta in corso contro la malaria e altre malattie trasmesse da vettori.

Secondo Kolaczinski, però, questa tecnologia resta la migliore chance per la comunità scientifica di cambiare davvero il corso di malattie endemiche come la malaria, che nel 2023 ha infettato circa 263 milioni di persone, secondo i dati dell’Oms.

"Non vedo altri modi per arrivare a zero malaria nelle aree endemiche senza uno strumento davvero rivoluzionario", ha concluso Kolaczinski, "e tra le opzioni possibili, direi che le zanzare con gene drive sono probabilmente le più promettenti".

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