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Come NASA, Microsoft e UE usano l'IA per accelerare i soccorsi dopo il terremoto in Venezuela

Queste immagini satellitari fornite da Vantor mostrano edifici a Caraballeda, in Venezuela, il 28 dicembre 2025 (a sinistra) e venerdì 26 giugno 2026.
Queste immagini satellitari fornite da Vantor mostrano edifici a Caraballeda, in Venezuela, il 28 dicembre 2025 (a sinistra) e venerdì 26 giugno 2026. Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Christina Thykjaer
Pubblicato il
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L’intelligenza artificiale è un alleato delle squadre di emergenza: agenzie spaziali e aziende tech usano immagini satellitari e modelli di IA per trovare le zone più colpite dal terremoto.

Mentre le squadre di soccorso continuano a cercare sopravvissuti tra le macerie del doppio terremoto che ha colpito il Venezuela, nello spazio è in corso un’altra corsa. Agenzie spaziali, aziende tecnologiche e organismi internazionali hanno attivato una rete di intelligenza artificiale e analisi geospaziale per individuare, nel giro di poche ore, le aree con la maggiore probabilità di distruzione e aiutare a indirizzare le risorse di emergenza là dove sono più necessarie.

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Tra i protagonisti c’è la NASA, che ha attivato il suo programma di risposta ai disastri insieme ai ricercatori della Università Statale dell’Oregon. La loro missione è analizzare immagini radar acquisite prima e dopo il sisma per rilevare cambiamenti bruschi nel terreno e negli edifici. Grazie a questo sistema, gli scienziati stimano che circa 59.000 edifici potrebbero essere stati danneggiati o distrutti, una cifra preliminare che serve a orientare le prime operazioni di soccorso.

Quelle immagini, però, non esisterebbero senza il programma europeo Copernicus. I satelliti Sentinel-1, gestiti dall’Unione europea e dall’Agenzia spaziale europea, forniscono immagini radar ad alta risoluzione che permettono di misurare spostamenti del terreno di pochi centimetri e di individuare gli edifici che hanno cambiato forma dopo il terremoto. Questi dati sono la materia prima su cui lavorano gli algoritmi di intelligenza artificiale.

A questo sforzo si aggiunge Microsoft, attraverso il suo laboratorio AI for Good. L’azienda ha sviluppato modelli di visione artificiale in grado di analizzare automaticamente migliaia di immagini satellitari per classificare gli edifici in base alla probabilità che abbiano subito danni. Invece di sostituire le squadre sul campo, questi modelli aiutano a stabilire le priorità e indicano quali quartieri conviene ispezionare per primi.

Tutte queste informazioni arrivano a chi ne ha bisogno grazie al Centro di dati umanitari delle Nazioni Unite (HDX), la piattaforma su cui Microsoft pubblica le sue mappe dei danni affinché governi, ONG e squadre di soccorso possano consultarle quasi in tempo reale. In questo modo, organizzazioni diverse lavorano sulla stessa base di dati e coordinano meglio la risposta umanitaria.

Gli esperti sottolineano che nessuno di questi strumenti sostituisce le ispezioni sul posto. Le mappe generate dall’intelligenza artificiale forniscono stime probabilistiche, non una diagnosi definitiva. Ma quando migliaia di edifici possono essere stati colpiti e ogni ora è decisiva per trovare sopravvissuti, avere una radiografia quasi immediata della catastrofe può fare la differenza tra arrivare in tempo o troppo tardi.

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