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Gli Usa valutano di dare una quota delle società AI ai cittadini

Josh Hawley interviene in una conferenza stampa per chiedere al Congresso di approvare una legge che ritenga Big Tech responsabile, a Capitol Hill, Washington. 14 aprile 2026
Josh Hawley parla durante una conferenza stampa al Campidoglio, a Washington, per chiedere al Congresso una legge che renda le Big Tech responsabili. 14 aprile 2026 Diritti d'autore  Copyright 2025 The Associated Press. All rights reserved
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Di Una Hajdari
Pubblicato il
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Da Washington a Bruxelles, la battaglia sul controllo dell’intelligenza artificiale è a una svolta: la storia mostra che la società ha sempre dovuto strappare le tecnologie essenziali al controllo esclusivo dei privati

Cosa hanno in comune il magnate dell'AI Sam Altman, il combattivo esponente del Partito Democratico statunitense Bernie Sanders e Donald Trump? Tutti e tre vogliono che la popolazione abbia una quota nel boom dell'intelligenza artificiale.

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Su una cosa però non riescono a mettersi d'accordo: quanto grande debba essere questa quota.

Altman, amministratore delegato di OpenAI, ha incontrato la scorsa settimana Sanders nel suo ufficio al Senato per discutere la proposta del senatore del Vermont: attribuire ai cittadini una quota del 50% delle società di IA come OpenAI e utilizzare i proventi per creare un fondo sovrano pubblico.

Secondo persone a conoscenza del colloquio, citate dall'Associated Press, Altman si sarebbe detto favorevole al principio generale, ma contrario alla soglia del 50%.

Anche l'Europa si muove

Il dibattito non riguarda più soltanto Washington. Pochi giorni fa la Commissione europea ha presentato una proposta che potrebbe rappresentare il tentativo più ambizioso finora di riportare sotto controllo europeo le tecnologie destinate a plasmare il futuro del continente.

Il piano prevede l'esclusione di Amazon, Microsoft e Google dagli appalti pubblici europei più sensibili e l'obiettivo di triplicare la capacità dei data center europei entro sette anni.

"Non possiamo permetterci di dipendere da altri per le tecnologie che mantengono operativi i nostri ospedali, stabili le nostre reti energetiche e sicuri i nostri servizi", ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Anche il Regno Unito si è mosso in questa direzione. Ad aprile Londra ha lanciato un Fondo Sovrano per l'IA da 500 milioni di sterline (circa 588 milioni di euro), destinato a investire direttamente nelle aziende britanniche del settore e a ridurre la dipendenza da fornitori tecnologici stranieri.

Trump e Sanders dalla stessa parte?

Parlando con i giornalisti a bordo dell'Air Force One venerdì scorso, Trump ha evocato una possibile partnership "in cui il popolo americano possa beneficiare del successo dell'intelligenza artificiale" e ha annunciato che i dirigenti delle principali aziende del settore visiteranno la Casa Bianca questa settimana per discutere dell'idea.

"C'è qualcosa di molto interessante in tutto questo: diventa quasi una partnership con il pubblico americano", ha detto Trump. "È come rendere i cittadini partner di questa rivoluzione. Sarebbe una cosa bellissima".

Quando i giornalisti hanno osservato che anche Sanders aveva proposto una forma di proprietà pubblica delle aziende di IA, Trump ha sottolineato alcune convergenze economiche tra le rispettive basi elettorali.

"Dal punto di vista economico", ha affermato, "ci sono alcune cose su cui non siamo poi così lontani".

Una dichiarazione sorprendente, considerando che Sanders è tra i più duri critici del presidente.

Le posizioni di Trump rappresentano inoltre una deviazione rispetto alla tradizionale ortodossia repubblicana sul ruolo dello Stato nell'economia. La sua amministrazione ha acquisito lo scorso anno una partecipazione del 10% nel produttore di semiconduttori Intel, attraverso un investimento da 8,9 miliardi di dollari confermato dal segretario al Commercio Howard Lutnick.

La Casa Bianca aveva inoltre valutato un salvataggio pubblico della compagnia aerea Spirit Airlines che avrebbe assegnato al governo una quota del 90%, ma l'accordo non è mai stato raggiunto e la società ha infine cessato le attività.

La lezione della storia

Non è la prima volta che una tecnologia rivoluzionaria genera uno scontro tra chi la sviluppa e chi deve regolamentarla.

Quando le ferrovie divennero il primo settore sottoposto a regolamentazione federale negli Stati Uniti nel 1887, la decisione arrivò dopo anni di proteste contro il governo, accusato di imporre tariffe penalizzanti a piccoli agricoltori e imprese mentre concedevano condizioni favorevoli alle grandi corporation.

Anche lo Sherman Antitrust Act del 1890, oggi spesso richiamato nel dibattito sul potere delle Big Tech, nacque in un contesto simile di trasformazione tecnologica.

L'Europa ha una propria esperienza storica. Dopo la Seconda guerra mondiale, molti governi decisero di nazionalizzare industrie considerate strategiche, ritenendo che infrastrutture troppo importanti per fallire fossero troppo importanti per essere lasciate esclusivamente nelle mani dei privati.

In Francia, tra il 1944 e il 1946, il governo guidato da Charles de Gaulle nazionalizzò i settori del gas, dell'elettricità e del carbone, creando colossi pubblici come Électricité de France. Nello stesso periodo furono poste sotto controllo statale le quattro maggiori banche commerciali e decine di compagnie assicurative.

Prima della nazionalizzazione, il sistema elettrico francese era estremamente frammentato: circa 200 aziende producevano energia, 100 si occupavano del trasporto e oltre 1.100 della distribuzione. A Lione due società concorrenti vendevano addirittura correnti elettriche differenti, una alternata e una continua.

Anche allora il dibattito ruotava attorno a una domanda fondamentale: chi deve beneficiare di una tecnologia diventata essenziale per la vita moderna?

Una logica che oggi viene applicata all'intelligenza artificiale.

Nessun accordo tra Altman e Sanders

L'incontro di quasi un'ora tra Altman e Sanders ha evidenziato la crescente pressione sul governo americano affinché ottenga un ritorno pubblico dalla rapida espansione dell'industria dell'IA, mentre molti cittadini continuano a non percepire benefici diretti.

Jeremy Slevin, portavoce di Sanders, ha chiarito che non è stato raggiunto alcun accordo sui punti principali, compresa la quota del 50% che garantirebbe al pubblico un reale potere decisionale.

"Purtroppo Sam Altman non si è impegnato su nessuna di queste proposte", ha dichiarato.

All'uscita dall'incontro, Altman ha definito il confronto "ottimo", aggiungendo che lui e Sanders "ovviamente non sono d'accordo su tutto".

Secondo un sondaggio del 2025 condotto dall'Institute of Politics della Harvard Kennedy School, circa il 70% degli studenti universitari considera l'intelligenza artificiale una minaccia per il proprio futuro lavorativo.

In diversi campus universitari gli interventi dedicati all'IA durante le cerimonie di laurea sono stati accolti con contestazioni. Il senatore repubblicano del Missouri Josh Hawley, tra i principali critici delle Big Tech, ha chiesto una legge che blocchi l'ulteriore sviluppo dei data center "finché non accetteranno di pagare la propria elettricità, costruire le proprie reti e finanziare autonomamente il proprio approvvigionamento idrico".

Altman ha riconosciuto queste preoccupazioni. Pur sostenendo che "l'impatto sull'occupazione è stato inferiore a quanto molti nel settore si aspettassero", ha ammesso di comprendere l'ansia dei giovani riguardo al futuro.

Anche Anthropic, uno dei principali concorrenti di OpenAI, ha proposto meccanismi per coordinare eventuali pause nello sviluppo dei sistemi più avanzati qualora diventassero troppo potenti.

Nel frattempo, l'amministrazione Trump ha firmato un ordine esecutivo che istituisce una procedura di valutazione dei rischi per la sicurezza nazionale posti dai sistemi di IA avanzata prima della loro diffusione pubblica.

Sanders vede in questi sviluppi un cambiamento significativo: "Perfino queste aziende stanno iniziando a capire che esistono preoccupazioni legittime che devono essere affrontate", ha commentato.

Risorse addizionali per questo articolo • AP

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