Bruxelles ha multato Google per 890 milioni di euro in base alle regole sulle Big Tech, accusandola di favorire i propri servizi e di limitare gli sviluppatori di app. Nonostante a Washington si preparino nuovi dazi, con quelli attuali in scadenza
La Commissione europea ha annunciato giovedì una multa da 890 milioni di euro contro Google per presunte pratiche di autopreferenza e un trattamento scorretto degli sviluppatori di app, proprio mentre l’amministrazione Trump si prepara a varare una nuova serie di dazi commerciali.
La multa chiude un’indagine avviata dalla Commissione a marzo 2024 nell’ambito del Digital Markets Act (DMA), una legge che fissa un elenco di obblighi e divieti per le grandi aziende tecnologiche che dominano i principali mercati digitali.
L’elemento centrale del caso, che vale 460 milioni di euro, riguarda il motore di ricerca di Google, che avrebbe concesso un trattamento sistematicamente preferenziale ai propri servizi – Google Shopping, Google Hotels, Google Flights – declassando al tempo stesso i concorrenti nei risultati di ricerca.
L’autopreferenza è emersa per la prima volta come teoria giuridica centrale nel cruciale caso antitrust Google Shopping, confermato dalla Corte di giustizia dell’UE nel 2024, più di un decennio dopo l’apertura formale dell’indagine nel 2010.
Il DMA ha poi codificato questo concetto, con l’obiettivo esplicito di accelerare l’applicazione delle norme e di eliminare molti degli ostacoli probatori richiesti dal diritto antitrust tradizionale.
Il secondo filone del caso, pari ai restanti 430 milioni di euro, riguarda le accuse di sviluppatori di app secondo cui Google impedisce loro di spiegare ai consumatori come uscire dal suo ecosistema, ad esempio promuovendo offerte più economiche disponibili al di fuori del suo app store o segnalando sistemi di pagamento alternativi.
Le implicazioni della decisione
Oltre alla sanzione pecuniaria, e forse con conseguenze ancora più rilevanti per Google, la Commissione ha ordinato all’azienda di porre fine alla sua non conformità: dovrà trattare i servizi di terzi senza discriminazioni e consentire agli sviluppatori di app di comunicare liberamente con gli utenti.
Google deve adeguarsi alla decisione della Commissione entro 60 giorni, altrimenti rischia sanzioni periodiche fino al 5% del suo fatturato mondiale.
Dal canto suo, Google sostiene che i suoi servizi sono progettati per ottimizzare l’esperienza degli utenti e che modificare i risultati del motore di ricerca o le politiche del suo app store danneggerebbe l’ecosistema digitale europeo.
“Non è concorrenza leale; è un peggioramento dei prodotti spinto da un piccolo gruppo di ricorrenti mossi da interessi personali, mentre a pagarne il prezzo sono le imprese e i consumatori europei. La regolamentazione dovrebbe migliorare i prodotti, non peggiorarli”, ha dichiarato il presidente per gli affari globali di Google, Kent Walker.
Google ha già iniziato a testare modifiche al suo motore di ricerca e al suo app store. La Commissione afferma che continuerà a monitorarne l’attuazione e considera alcune di queste modifiche un progresso significativo verso la conformità.
Google non ha chiarito se intenda impugnare la decisione.
Sulla carta, la conclusione dell’indagine è il risultato di una valutazione in larga misura burocratica sul fatto che il colosso tecnologico abbia violato o meno le regole dettagliate dell’UE per mercati digitali più equi e contendibili. Ma rischia di trasformarsi in un nuovo punto di attrito nelle tensioni transatlantiche.
Le tensioni commerciali con gli Stati Uniti
Una maxi-multa contro una multinazionale statunitense è destinata a diventare un nuovo motivo di scontro con Washington. L’amministrazione Trump ha più volte chiarito di considerare le regole digitali dell’UE un “fastidio” commerciale, arrivando talvolta a equiparare questo tipo di sanzioni a dazi.
Un anno fa Bruxelles e Washington hanno concluso un accordo commerciale, noto come accordo di Turnberry, per risolvere la loro disputa: l’UE ha accettato di eliminare i dazi sulla maggior parte dei prodotti industriali statunitensi e di accettare un dazio statunitense del 15% sulle proprie esportazioni.
L’amministrazione Trump è stata costretta a introdurre nuovi dazi su una diversa base giuridica dopo che la Corte suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegali i prelievi imposti nel 2025.
Questo nuovo regime è destinato a scadere questa settimana e la Casa Bianca sta valutando ulteriori dazi, che dovrebbero colpire il lavoro forzato e la sovraccapacità, sulla scia di un’indagine condotta in base alla Sezione 301 che ha affrontato anche il tema dei prezzi dei farmaci in Germania.
Le tensioni commerciali tra UE e Stati Uniti hanno già influenzato in passato le decisioni di Bruxelles sulle sanzioni ai colossi tecnologici americani. Lo scorso settembre una multa contro Google per la sua attività di pubblicità digitale è stata accantonata, tra le pressioni interne alla Commissione e quelle del governo statunitense.
Il commissario al Commercio, Maroš Šefčovič, è emerso come il principale oppositore interno all’adozione di sanzioni sensibili prima della conclusione di un accordo con Washington. Dopo che quello scontro interno è diventato pubblico, la Commissione è andata avanti con la multa, ma l’episodio ha mostrato quanto le indagini dell’UE siano vulnerabili alle pressioni politiche esterne.