Ue, salta l'accordo sui lavoratori delle piattaforme digitali

La proposta di direttiva potrebbe riclassificare come "lavoratori" milioni di gig worker in tutta l'UE e garantire loro l'accesso ai diritti fondamentali del lavoro.
La proposta di direttiva potrebbe riclassificare come "lavoratori" milioni di gig worker in tutta l'UE e garantire loro l'accesso ai diritti fondamentali del lavoro. Diritti d'autore Shuji Kajiyama/Copyright 2022 The AP. All rights reserved
Di Jorge LiboreiroAida Sanchez Alonso, Vincenzo Genovese
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Gli Stati dell'Ue non ratificano l'accordo trovato con il Parlamento europeo sui diritti dei lavoratori delle piattaforme digitali. Sarà necessario riaprire i negoziati

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Secondo la direttiva, autisti, rider e fattorini di piattaforme come Uber o Deliveroo oggi considerati lavoratori autonomi potrebbero più facilmente essere riclassificati come dipendenti, avendo quindi accesso a tutte le tutele connesse.

I lavoratori possono presentare istanza di riclassificazione, e toccherà all'azienda dimostrare il contrario, in presenza di due indicatori su cinque fra quelli stabiliti: tetto massimo alla retribuzione, monitoraggio tramite app, controllo degli incarichi, imposizione di un orario di lavoro e obbligo di indossare una divisa.

Secondo le stime della Commissione europea, il cambiamento di status potrebbe riguardare fino a 5,5 milioni dei 28 milioni di lavoratori delle piattaforme attualmente attivi in tutti i Paesi dell'Ue.

Gli Stati dell'Ue si rimangiano l'accordo

L'accordo sulla direttiva tra il Parlamento europeo e il Consiglio, che rappresenta gli Stati membri era stato raggiunto il 13 dicembre una lunga notte di negoziati

Gli ambasciatori dei Paesi dell'Ue avrebbero dovuto semplicemente ratificare il testo emerso dai negoziati, come dovrà poi fare anche l'Eurocamera. Ma durante la riunione degli ambasciatori detta Coreper di venerdì 22 dicembre la maggior parte degli Stati europei si è opposta alla ratifica.

Fra le ragioni della loro contrarietà, fonti diplomatiche citano la presunzione del rapporto di lavoro subordinato quando un lavoratore presenta istanza e gli oneri amministrativi in carico alle aziende.

"Siamo giunti alla conclusione che non abbiamo la maggioranza qualificata necessaria per raggiungere un accordo su questo importante dossier", ha dichiarato un portavoce della presidenza spagnola del Consiglio dell'Ue, confermando la notizia. "Abbiamo quindi deciso di non sottoporre il testo al voto formale del Coreper di oggi e di passare il testimone alla prossima presidenza belga per continuare i negoziati".

"Continueremo a negoziare e ci aspettiamo di superare le resistenze e concludere il processo sotto la presidenza belga" dice a Euronews Elisabetta Gualmini, eurodeputata del Partito democratico relatrice della direttiva per il Parlamento. A suo giudizio,non si può dire che l'accordo sia stato bocciato, perché non c'è stato nessun voto al Coreper. "Ci sono state delle resistenze di alcuni Paesi, ma non tutti i Paesi hanno queste resistenze e non tutti i Paesi sono intervenuti nella riunione".

L'inaspettata rinuncia arriva nell'ultimo giorno di lavoro a Bruxelles prima della pausa natalizia. Se le modifiche richieste dai Paesi ribelli saranno molto significative, il Consiglio sarà costretto a riaprire i negoziati con il Parlamento, prolungando ulteriormente il processo. Ci sarà tempo fino a febbraio, prima della scadenza imposta dalle prossime elezioni europee, previste per l'inizio di giugno.

Una direttiva contestata

La direttiva sui diritti dei lavoratori delle piattaforme digitali è stata presentata dalla Commissione europea nel dicembre 2021 e ha immediatamente innescato la pressione delle lobby di settore. Un rapporto pubblicato l'anno scorso da Corporate Europe Observatory rileva che aziende come Uber, Deliveroo, Bolt e Wolt hanno aumentato rapidamente le spese a Bruxelles per influenzare la legislazione in questione legge.

 Queste aziende potrebbero infatti dover fronteggiare un consistente aumento dei costi se i milioni di lavoratori che impiegano fossero riclassificati come dipendenti, tra salario minimo, contrattazione collettiva, limiti dell'orario di lavoro, assicurazione sanitaria,  congedi per malattia, sussidi di disoccupazione e contributi pensionistici che spetterebbero loro.

La direttiva introdurrebbe anche regole sull'utilizzo di algoritmi per la gestione delle risorse umane, impedendo alle piattaforme di trattare alcuni tipi di dati personali, tra cui lo stato emotivo e psicologico dei lavoratori temporanei, le loro conversazioni private e la loro attività sindacale.

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