Il governo afferma che il CNI non aveva previsto l'ondata di migranti a Ceuta, pur avendo segnalato un possibile "tentativo di ingresso". L'opposizione contesta la gestione. La giudice María Tardón ha ammesso lo Stato come parte civile
Il governo spagnolo continua a sostenere di non essere mai stato informato di un "arrivo massiccio" di migranti a Ceuta. La precisazione arriva dopo che, mercoledì, La Moncloa ha desecretato una serie di documenti del Centro nazionale di intelligence (CNI), dai quali emerge che i servizi di sicurezza spagnoli avevano invece avvertito l'Esecutivo del possibile "tentativo di ingresso" dal Marocco.
"Le comunicazioni del CNI del 29 luglio non hanno mai avvertito di un arrivo massiccio", ha sottolineato l'esecutivo in una breve nota inviata ai media poco dopo aver pubblicato sul proprio sito web i 40 "rapporti e comunicazioni sulla situazione di Ceuta" desecretati.
Lo stesso premier Pedro Sánchez aveva già fatto leva su questo argomento in un'intervista andata in onda poche ore prima su "RTVE". Il capo del Governo ha insistito sul fatto che "non si era affatto previsto un arrivo di così tanti migranti" il 30 e 31 luglio scorsi, quando circa 80.000 persone sono entrate a Ceuta in maniera irregolare.
In questo senso, fonti dello stesso CNI, citate da "elDiario", hanno riconosciuto che l'istituzione non aveva "previsto la portata e la natura di quanto è poi accaduto" perché si è trattato di "un fenomeno insolito", diverso da altre crisi migratorie di cui si aveva conoscenza "fino ad oggi".
Uno dei documenti desecretati mercoledì da La Moncloa è una nota urgente datata 29 luglio e indirizzata ai servizi di intelligence marocchini DGST e DGED, in cui si segnala l'esistenza di diversi gruppi sui social network nei quali si starebbe "preparando un tentativo di ingresso" nella città autonoma.
Da parte sua, l'Esecutivo ribadisce che "in nessun momento il CNI ha inviato un avviso o un'allerta formale alla propria catena di comando né a nessun membro del governo per alcuna via". "Un organismo che ritiene che il giorno seguente si verificherà un ingresso massiccio non si limita a mandare un WhatsApp ambiguo a un funzionario di rango inferiore: porta la segnalazione ai livelli superiori", conclude il governo nella sua nota ai media.
I documenti non placano l'opposizione
Con la desecretazione dei documenti, il governo sperava di difendere la propria gestione della crisi migratoria, soprattutto dopo che la settimana scorsa un rapporto del Centro nazionale di immigrazione e frontiere (Cenif) aveva indicato la permissività delle autorità marocchine come uno dei fattori scatenanti dell'ingresso massiccio nell'exclave spagnola.
"Ha mentito senza pudore, senza arrossire, con una freddezza e una mancanza di empatia allarmanti", ha dichiarato la portavoce del PP al Congresso, Ester Muñoz, in un intervento in cui non ha esitato a chiedere le dimissioni di Sánchez. "Se questo è ciò che il governo ha reso pubblico perché ritiene che non lo danneggi, non possiamo neppure immaginare tutto ciò che esiste e che non è stato desecretato".
Il partito di estrema destra Vox è andato ancora oltre accusando il capo del governo di "tradimento" e chiedendo l'attivazione dell'articolo 102 della Costituzione affinché il Tribunale Supremo possa giudicare l'Esecutivo. "Continuano a mentire, è una menzogna criminale e un atto di tradimento", ha affermato la portavoce di Vox al Congresso, Pepa Millán, aggiungendo che i 40 documenti desecretati "non rivelano alcuna sorpresa".
Dal canto suo, il portavoce di ERC, Gabriel Rufián, ha ritenuto che quegli stessi documenti mettano in evidenza che "una parte dello Stato va contro il Governo", mentre dal PNV la sua portavoce al Congresso, Maribel Vaquero, ha giudicato che le nuove informazioni emerse oggi sono "preoccupanti per lo stesso Governo".
Lo Stato entra nel procedimento sull'ingresso a Ceuta
La giudice dell'Audiencia Nacional, María Tardón, ha autorizzato lo Stato spagnolo a costituirsi nel procedimento che indaga sull'ingresso irregolare e massiccio di migranti a Ceuta alla fine di luglio, ritenendo che anche lo Stato possa aver subito un danno in conseguenza dei fatti.
Secondo la magistrata, le condotte oggetto dell'indagine potrebbero aver rappresentato un "attacco" alla sovranità nazionale, all'indipendenza e alla stabilità dello Stato, oltre che alla sua integrità territoriale e alla sicurezza esterna.
Lo Stato si affianca così alla città autonoma di Ceuta, già presente nel procedimento, nell'ambito di un'indagine nella quale la giudice ravvisa indizi di possibili reati contro la pace e l'indipendenza dello Stato, contro i diritti dei cittadini stranieri, oltre a omicidio colposo e organizzazione criminale.
Nell'ingresso irregolare del 30 e 31 luglio sono morte circa 140 persone, 83 delle quali in acque spagnole. L'Audiencia Nacional sta accertando se i fatti possano configurare una condotta delittuosa, presumibilmente commessa all'estero, che avrebbe colpito gravemente l'integrità territoriale della Spagna.