In Italia c'è stato il primo caso di suicidio assistito interamente gestito dal servizio sanitario regionale. In un quadro legislativo complesso, dove manca una legge statale sull'eutanasia, sempre più regioni si stanno dotando di una normativa, mentre in Europa il dibattito è acceso in molti Paesi
Martedì in Italia c'è stato il primo suicidio medicalmente assistito completamente gestito dal sistema sanitario regionale. Si tratta di Domenico Zuccarella, 59 anni, originario di Giussano, in Lombardia; l'uomo era affetto da sclerosi multipla degenerativa e aveva presentato la propria richiesta di ricorrere al suicidio medicalmente assistito all'Azienda socio sanitaria territoriale (Asst) Ovest Milanese l'8 novembre 2025.
Dopo oltre nove mesi e con l'intervento dell'Associazione Luca Coscioni, tutto il percorso decisionale e attuativo si è svolto all'interno del Servizio regionale lombardo, costituendo un precedente: finora, i servizi pubblici territoriali si erano limitati alla verifica dei requisiti da parte di un comitato etico.
L'eutanasia è tuttora illegale in Italia, intesa nella sua forma "attiva", e dunque di somministrazione diretta di un farmaco che ponga fine alla vita di una persona. Tuttavia, in seguito alla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale, è possibile il suicidio medicalmente assistito, che consiste nell'aiuto indiretto da parte di un medico, secondo certi requisiti e in alcuni casi.
Secondo la sentenza, sia il suicidio medicalmente assistito sia la sospensione delle cure sono diritti inviolabili, ma non esiste ancora una legge statale che li garantisca.
Per questo molte regioni hanno iniziato a legiferare e a darsi delle normative al riguardo: l'ultima è stata l'Emilia-Romagna, lo scorso luglio. Intanto in Europa gli Stati hanno percorso diverse strade, tra cui leggi per la depenalizzazione, il riconoscimento dell'eutanasia attiva o solo di quella passiva e proposte di legge ancora in corso.
Il caso lombardo e le altre regioni italiane
Il caso di Domenico Zuccarella costituisce un passo avanti per la definizione di linee guida che la Lombardia si sta dando caso dopo caso, in assenza di una normativa.
"Oggi in Lombardia esiste dunque un percorso concretamente tracciato: dalla richiesta di verifica alla tutela contro i ritardi, fino alla presa in carico della procedura, dell’assistenza e del luogo da parte del Servizio sanitario regionale. Non soltanto un’affermazione di principio, ma una strada percorsa fino in fondo nel servizio pubblico, che da oggi potrà essere più chiara per chi verrà dopo", ha dichiarato l'Associazione Luca Coscioni, che si è occupata del caso, in un comunicato.
Il collegio legale in difesa di Zuccarella, coordinato dall'avvocata e Segretaria nazionale dell'Associazione Filomena Gallo, aveva presentato solleciti e diffide per i ritardi nell'analisi del caso, che secondo le linee guida regionali non doveva durare più di 4 mesi, mentre l'attesa è durata 9 mesi.
A fine maggio il ricorso d'urgenza aveva dunque richiesto non solo che la procedura venisse conclusa, ma che in caso di soddisfacimento dei requisiti previsti dalla Corte costituzionale, venisse anche organizzata la fase attuativa.
Il 18 maggio la Commissione medica multidisciplinare aveva accertato che la richiesta era idonea e aveva disposto come procedere, compresi farmaci, dosaggi e meccanismo di autosomministrazione. Il percorso si è poi concluso sempre tramite il servizio territoriale, con l'individuazione del personale medico volontario e anche del luogo.
Come sottolinea l'Associazione, questo è il terzo caso di accesso alla procedura in Lombardia, reso possibile dalla sentenza costituzionale. Tre regioni hanno invece deciso di avere una legge autonoma, sulla base della proposta di legge "Liberi Subito".
La prima è stata la Toscana a inizio 2025, con una normativa che definisce i passaggi e le tempistiche per rispondere alle richieste di suicidio medicalmente assistito, tra cui l'istituzione di una commissione multidisciplinare per la valutazione di ogni domanda; la seconda è stata la Sardegna, che nella legge specifica che spetta ad altre aziende sanitarie competenti fornire gli strumenti e l'accesso al farmaco.
L'Emilia-Romagna, lo scorso 23 luglio, ha approvato una legge simile, diventando la terza regione con una norma sul fine vita.
I diversi approcci in Europa
I primi al mondo ad avere una legge sull'eutanasia sono stati i Paesi Bassi, nel 2002, legalizzando sia l'eutanasia attiva sia il suicidio medicalmente assistito. Nel 2005 hanno inoltre approvato il cosiddetto "Protocollo di Groningen", che consente anche l'eutanasia infantile e ne stabilisce regole e criteri.
Nel 2002 anche il Belgio ha depenalizzato l'eutanasia e nel 2016 l'ha estesa anche ai minori. Il Lussemburgo ha legalizzato l'eutanasia nel 2009, mentre la Spagna è stata il quarto Paese a depenalizzare l'eutanasia attiva, nel 2021, sebbene il suicidio assistito fosse consentito già dal 1995.
In Spagna, tuttavia, il dibattito si è riacceso dopo la morte di Noelia Castillo, venticinquenne che aveva ottenuto l'eutanasia dopo una lunga contesa legale con il padre lo scorso marzo.
L'Austria a partire dal 2022 ha legalizzato il suicidio assistito volontario, mentre in Svizzera sono consentiti sia questo sia l'eutanasia passiva, ovvero la sospensione delle cure, ma la legge consente l'autosomministrazione anche per cittadini stranieri, come era successo nel complesso caso del cittadino italiano Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo, nel 2017.
In altri Paesi il dibattito è in corso ed esistono varie proposte: in Portogallo e in Slovenia sono state respinte, mentre in Francia mercoledì è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge sull'aiuto a morire, approvata dal Parlamento a metà luglio.