Devastanti frane e inondazioni hanno colpito il Nepal al confine con la Cina. Tra le persone coinvolte risultano numerosi turisti stranieri rimasti bloccati nelle aree più remote. Il ministero degli Esteri italiano è al lavoro per verificare le condizioni dei connazionali, 90 registrati nell'area
Imponenti inondazioni in Nepal hanno causato mercoledì la morte di almeno 31 persone e il ferimento di altre 93, oltre a centinaia di dispersi tra cui 291 cittadini stranieri, finora parzialmente identificati.
I media statali cinesi hanno riferito di "pesanti perdite" per una colata di fango in Tibet sul lato cinese della frontiera con il Nepal.
Stando alle autorità locali risultano disperse al momento 384 persone. Tra questi sono stati identificati 91 nepalesi, 105 indiani, dodici britannici, quattro sudafricani, 17 malesi, tre statunitensi, un australiano e un olandese.
Ci sono anche 90 italiani registrati tra Nepal e Tibet sul sito Dove Siamo nel Mondosecondo la Farnesina, e due sarebbero bloccati ma in buone condizioni con la loro guida a monte della frana. La Corea del Sud ha indicato che otto impiegati di un impianto idroelettrico non sono raggiungibili.
Le immagini diffuse dalla polizia nepalese mostrano le acque di piena che scorrono impetuose lungo un fiume, trascinando via le case sul loro percorso, mentre le foto dell'agenzia AFP ritraggono l'ultimo piano di una casa che spunta dal terreno fangoso.
I video condivisi sui social media mostrano torrenti di acqua fangosa che si abbattono sulle vallate montane nel distretto himalayano al confine con la Cina.
"Ho visto l'alluvione travolgere otto o nove camion, insieme a case e persone", ha raccontato all'AFP nel distretto di Nuwakot Suman Chalise, insegnante di 34 anni. "È stato assolutamente straziante. Non avevo mai assistito a una devastazione simile."
Il portavoce della polizia ha affermato in precedenza che le autorità non conoscono ancora l'entità dei danni, ma hanno "avvertito le persone che vivono vicino alle rive del fiume di trasferirsi".
Le cause del disastro e l'intervento dei soccorsi in Nepal
È stato probabilmente un terremoto di magnitudo 4.4 avvenuto alle 8,37 ora locale con epicentro in Tibet a 10 chilometri di profondità (secondo i dati forniti dal Servizio geologico degli Stati Uniti-Usgs) a provocare una frana che, intorno alle 9 di mercoledì, ha causato l'esondazione lampo del fiume Bhote Koshi, al confine tra i due Paesi.
In Nepal la zona più colpita risulta quella di Syapru Besi e Timure. "Interi villaggi, ponti e infrastrutture sono stati spazzati via", ha detto alla Reuters il direttore amministrativo del distretto montano di Rasuwa.
L'esercito nepalese ha annunciato di avere dispiegato elicotteri e squadre di risposta alle emergenze nelle aree colpite. Le operazioni di soccorso appaiono particolarmente difficili a causa delle condizioni meteorologiche proibitive e del fango che blocca i passi di montagna
L'Autorità elettrica nazionale ha dichiarato che sono stati danneggiati circa 430 megawatt di capacità di produzione, inclusi impianti idroelettrici e solari.
"Il disastro ha danneggiato gli impianti di produzione, trasmissione e distribuzione dell'Autorità... provocando interruzioni nella fornitura di elettricità", si legge in una nota.
Sarthak Shrestha, analista di telerilevamento e informazioni geografiche presso l'International Centre for Integrated Mountain Development (ICIMOD) con sede a Kathmandu, ha dichiarato che una valutazione preliminare non ha rilevato "alcuna anomalia" dal lato cinese del confine.
"Riteniamo che in Nepal si sia verificata una valanga di roccia e ghiaccio, che ha bloccato il fiume Lhende e provocato un evento alluvionale a cascata", ha spiegato.
La Farnesina al lavoro per verificare la situazione degli italiani
In seguito all'aggravarsi della situazione d'emergenza, il ministero degli Esteri si è attivato con le autorità locali e con le agenzie di viaggio operanti sul territorio per confermare o meno la presenza di connazionali nelle aree colpite dalle alluvioni, per accertarsi che si trovino in sicurezza e per prestare eventuale assistenza consolare.
"L'Unità di crisi è in raccordo con il Consolato generale d'Italia a Calcutta, il Consolato onorario a Kathmandu e l'Ambasciata d'Italia a Pechino", si legge in una nota della Farnesina, che ha diffuso i numeri per le emergenzed dell'Unità di Crisi a Roma (+390636225), del Consolato di Calcutta (+91 9831212216) e dell'Ambasciata a Pechino (+86 139 0103 2957).
L'Unità di Crisi ha inoltre invitato tutti i cittadini residenti o presenti nel Paese a seguire scrupolosamente le indicazioni delle autorità locali e a mettersi in contatto con i propri familiari in Italia per rassicurarli.
I danni della colata di fango in Tibet
Sono state chiuse anche diverse autostrade, hanno riferito le autorità nepalesi.
L'emittente statale cinese CCTV ha riferito mercoledì che "una colata di fango sul lato nepalese ha causato un grave bilancio di vittime e dispersi al porto di Gyirong", in Tibet.
I filmati diffusi dall'emittente mostravano acqua impetuosa che trascinava rami e detriti, oltre a una strada allagata.
L'agenzia di stampa statale Xinhua ha riferito che il presidente cinese Xi Jinping ha esortato a operazioni di soccorso "a pieno regime", ma non ha fornito cifre su feriti o morti.
Xi ha dichiarato che "il compito più urgente è fare tutto il possibile per cercare e salvare i dispersi... curare rapidamente i feriti e ridurre al minimo il numero di vittime", secondo quanto riportato dalla CCTV.
Le autorità del traffico di Shigatse, in Tibet, hanno affermato in un post sui social media che le strade della zona sono "a rischio di colate di fango e non sicure per la circolazione".
Nel luglio dello scorso anno 17 persone risultarono disperse dopo una colata di fango nei pressi del porto di Gyirong, aveva riferito all'epoca Xinhua.
Le piogge monsoniche da giugno a settembre provocano regolarmente inondazioni e frane mortali in tutta l'Asia meridionale.