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Il robot che lavora a 3.000 metri senza nave: Saipem porta a Stavanger il futuro dell’offshore

Drone Sea Baby "Avdiivka" lanciato sull'acqua durante la presentazione del Servizio di sicurezza ucraino nella regione di Kiev, in Ucraina, martedì 5 marzo 2024
Drone Sea Baby "Avdiivka" lanciato sull'acqua durante la presentazione del Servizio di sicurezza ucraino nella regione di Kiev, in Ucraina, martedì 5 marzo 2024 Diritti d'autore  AP Photo
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Di Stefania De Michele
Pubblicato il
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Saipem porta in Norvegia FlatFish e Hydrone-R, droni subacquei autonomi che operano fino a 3.000 metri e possono restare mesi sul fondale

Un drone subacqueo vero, non un semplice modello in scala, per mostrare come potrebbe cambiare il lavoro offshore nei prossimi anni. È uno dei protagonisti con cui Saipem si presenta a ONS 2026, l’Offshore Northern Seas in corso a Stavanger, in Norvegia, dal 24 al 27 agosto. Al centro dello stand, il FlatFish, affiancato dall’Hydrone-R: due soluzioni della piattaforma Hydrone, l’ecosistema di robotica subacquea sviluppato da Saipem attraverso Sonsub.

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L’obiettivo è portare una parte delle attività di ispezione e manutenzione direttamente sul fondale, riducendo la necessità di ricorrere continuamente a navi di supporto e personale offshore. ONS è uno dei principali appuntamenti internazionali dedicati all’industria Oil&Gas e alle energie rinnovabili e Saipem ha scelto proprio questo palcoscenico per mostrare una tecnologia che punta a rendere le operazioni sottomarine più autonome, sicure ed efficienti.

FlatFish, il drone che “vede” sott’acqua

FlatFish, identificato da Saipem anche come Hydrone-S, è un veicolo ibrido ROV/AUV progettato per effettuare ispezioni autonome di infrastrutture sottomarine. Può operare fino a 3.000 metri di profondità e svolgere missioni senza essere collegato fisicamente alla superficie.

La sua funzione è soprattutto quella di raccogliere dati e controllare lo stato di strutture e infrastrutture subsea, comprese condotte e asset offshore. Durante una recente campagna di test condotta per Petrobras, il drone ha eseguito in autonomia ispezioni di strutture e pipeline, misurazioni della protezione catodica e verifiche dello spessore delle pareti. I test, completati con successo nel marzo 2026 nel centro di collaudo Saipem di Trieste, hanno consentito al progetto di passare alla fase finale, in vista dell'impiego in acque ultra-profonde al largo del Brasile.

La tecnologia punta quindi a trasformare l'ispezione da attività periodica, legata alla disponibilità di una nave e di una squadra offshore, a un processo più continuo e automatizzato. Saipem indica inoltre una riduzione del 90% dell'impronta di CO₂ e del 72% del personale necessario per questo tipo di operazioni rispetto alle modalità tradizionali.

Hydrone-R: dal controllo all’intervento

Se FlatFish è pensato soprattutto per l'ispezione autonoma, Hydrone-R aggiunge una capacità fondamentale: può anche intervenire sugli asset sottomarini.

È un veicolo ibrido, capace di lavorare sia come ROV, cioè un robot controllato da remoto, sia come AUV, veicolo autonomo. È dotato di sistemi di manipolazione e strumenti intercambiabili che gli consentono di svolgere attività come manutenzione, rilevamento di perdite, monitoraggio ambientale, controlli acustici e visivi, misurazioni della protezione catodica e alcune operazioni di manipolazione.

Le sue dimensioni sono di circa 3 metri di lunghezza, 1,8 metri di larghezza e 2,1 metri di altezza, con un peso in aria di circa 3.800 chili. Può operare fino a 3.000 metri di profondità e, secondo la documentazione tecnica Saipem, ha una portata superiore ai 10 chilometri in modalità AUV. Il sistema è progettato per immersioni fino a 12 mesi, mentre sul campo è stata già dimostrata una permanenza di oltre cinque mesi ininterrotti.

L'Hydrone-R è inoltre equipaggiato con sistemi automatici per il mantenimento della posizione e della profondità, navigazione lungo percorsi prestabiliti, riconoscimento ed evitamento degli ostacoli, gestione delle zone di esclusione e capacità di seguire pipeline. Può essere controllato anche a distanza attraverso diversi sistemi di comunicazione.

Dodici mesi sul fondo del mare

La vera novità del programma Hydrone è però il concetto di drone “residente”. Invece di entrare in acqua per una singola missione e tornare a bordo di una nave, i robot possono rimanere sul fondale per lunghi periodi, collegandosi a docking station sottomarine per ricaricare le batterie e trasferire i dati.

Il sistema è pensato per alternare missioni operative e cicli di ricarica, arrivando a una permanenza continuativa sul fondale fino a 12 mesi. L'intelligenza artificiale viene utilizzata per la navigazione, il riconoscimento delle caratteristiche e l'elaborazione delle informazioni raccolte durante le ispezioni.

In questo modo, secondo la visione di Saipem, si può passare dalla manutenzione “a chiamata” a un modello più vicino alla manutenzione predittiva: il drone raccoglie nel tempo grandi quantità di dati e può aiutare a individuare anomalie o cambiamenti nelle strutture prima che diventino problemi più seri.

La Norvegia come laboratorio

Non è un caso che Saipem porti questa tecnologia proprio in Norvegia. Hydrone-R è già operativo offshore nel Paese e rappresenta uno dei casi più avanzati di applicazione della robotica residente.

Il drone è stato impiegato nel campo Njord di Equinor, al largo della costa norvegese, nell'ambito di un contratto “Life of Field” della durata iniziale di 10 anni, con possibile estensione. Il progetto punta a garantire attività continuative di ispezione e manutenzione senza dover ricorrere sistematicamente a navi di supporto o a personale trasportato sul sito.

È proprio questo il punto industriale della tecnologia: meno mobilitazione di mezzi navali, meno personale esposto a condizioni operative complesse e maggiore frequenza delle ispezioni. Una combinazione che può incidere sui costi, sulla sicurezza e sulle emissioni delle attività offshore.

Una flotta di robot, non un singolo drone

FlatFish e Hydrone-R fanno parte di una piattaforma più ampia. Il programma Hydrone comprende infatti tre principali configurazioni: FlatFish/Hydrone-S, Hydrone-R e Hydrone-W.

Quest'ultimo è un Work Class ROV completamente elettrico, pensato per operazioni più impegnative e dotato di una potenza di 240 CV, pari a circa 180 kW. La logica è quella di costruire una vera famiglia di robot sottomarini, configurabili in funzione delle missioni: dall'ispezione autonoma all'intervento, fino alle attività più pesanti tipiche dei ROV di classe lavoro.

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