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Scontro sui migranti: l'Irlanda chiede i rientri in Italia, a Napoli scatta fermo per la nave Sea Watch 5

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha deciso il fermo della nave Sea Watch 5 e a breve vedrà l'omologo tedesco sulla questione migranti
Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha deciso il fermo della nave Sea Watch 5 e a breve vedrà l'omologo tedesco sulla questione migranti Diritti d'autore  (AP Photo/Gregorio Borgia)
Diritti d'autore (AP Photo/Gregorio Borgia)
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Tensione sui migranti: l'Irlanda si allinea al nuovo Patto Ue e chiede il rientro dei richiedenti asilo nei Paesi di primo ingresso, dunque anche in ItalIa che ha fermato la nave di una ong tedesca. Piantedosi difende le regole mentre la Commissione Ue monitora il nodo dei movimenti secondari

Crescono le tensioni tra l'Italia e i principali Paesi dell'Unione Europea sull'applicazione del nuovo Patto sull'immigrazione. L'Irlanda è diventata il settimo Stato membro a chiedere il rientro dei richiedenti asilo verso i Paesi di primo approdo e il rigoroso rispetto delle regole sui movimenti secondari.

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Il fronte di scontro più acceso resta tuttavia quello con la Germania. Se Berlino spinge per le riammissioni dei cosiddetti "dublinanti", i migranti che sono approdati in un Paese membro e poi si sono spostati in un altro senza avere avviato una richiesta di asilo, l'Italia esprime forte contrarietà all'operato nel Mediterraneo di navi di Ong tedesche.

A Napoli è scattato un provvedimento di 45 giorni di fermo amministrativo e 7.500 euro di multa per la Sea Watch 5, accusata di non avere collaborato con la guardia costiera libica, si è appreso domenica.

Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che le operazioni devono essere coordinate esclusivamente dagli Stati competenti, mentre la ong denuncia la pericolosità delle autorità libiche e annuncia ricorso.

"Abbiamo informato l’Italia e i Paesi europei limitrofi - ha fatto sapere l'ong tedesca a media italiani - ma non il cosiddetto centro di coordinamento per il soccorso marittimo libico, un’autorità fantoccio che serve a legittimare e rendere interlocutore accettabile quegli uomini e trafficanti che, poco dopo il soccorso, ci hanno puntato contro un fucile intimandoci di allontanarci".

Per tentare di ricucire lo strappo e affrontare il nodo dei rimpatri e delle ong, è previsto il mese prossimo un colloquio bilaterale tra il ministro italiano e l'omologo tedesco Alexander Dobrindt.

Sul tavolo c'è anche la proposta di un meccanismo di compensazione tra i trasferimenti richiesti e le persone soccorse dalle imbarcazioni private. "Con il collega tedesco abbiamo condiviso una valutazione che considera l'attività delle Ong un pull factor per l'immigrazione irregolare", ha ribadito Piantedosi.

La difesa delle politiche migratorie italiane del ministro Piantedosi

Di fronte alle accuse dell'opposizione, liquidate come "un fallo di confusione" privo di sostanza, Piantedosi rivendica l'efficacia dell'azione di governo, evidenziando la riduzione degli sbarchi e il raddoppio dei rimpatri grazie agli accordi con Tunisia e Libia.

Sul tema dei "dublinanti", il titolare del Viminale sottolinea invece la svolta dell'esecutivo Meloni: a fronte dell'inerzia dei governi passati, l'Italia ha bloccato il rientro di 80mila migranti, riducendo i trasferimenti effettivi a cifre irrisorie, ha detto.

Pur riconoscendo che Roma avrebbe preferito norme più stringenti, l'Italia sembra difendere il nuovo Patto Ue come un cambio di paradigma che introduce una solidarietà strutturale e obbligatoria per i Paesi di primo ingresso, per quanto le attuali incomprensioni sulla responsabilità dei migranti rischiano di minare questo meccanismo.

Monitoraggio della Commissione Ue e il caso dei trasferimenti

La questione è complessa, dopo anni di sostanziale tolleranza sui cosiddetti "movimenti secondari" dei migranti. Ungheria e Polonia rischiano procedure d'infrazione per il no alla riforma entrata in vigore il 12 agosto, e la Commissione Europea monitora con attenzione l'atteggiamento dell'Italia, consapevole che senza Roma il Patto rischia il fallimento.

Pur riconoscendo i progressi tecnici compiuti dall'Italia nell'adeguamento dei sistemi come Eurodac, l'esecutivo Ue avverte che il blocco sistematico dei trasferimenti potrebbe spingere gli altri Stati a sospendere la solidarietà obbligatoria, compromettendo l'intero impianto europeo.

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