Meloni ha fatto dei "rimpatri" dei migranti irregolari la sua bandiera, in una linea dura che punta a esternalizzare le frontiere UE. Ora sempre più Stati membri chiedono all'Italia di riprendere i migranti in base al principio del primo arrivo
Giorgia Meloni è stata tra i principali sponsor politici di una politica dei "rimpatri" per i migranti irregolari. Ora, mentre un numero crescente di Paesi Ue chiede a Roma di riprendersi i migranti entrati nel blocco passando dall'Italia, si ritrova a subire la stessa linea che aveva promosso.
Domenica l'Irlanda è diventata l'ultima, in un elenco sempre più lungo di Stati membri, a chiedere all'Italia, in quanto Paese di primo ingresso nell'Ue, di riprendere i richiedenti asilo.
Si aggiunge a Germania, Svizzera, Austria, Finlandia, Svezia e Paesi Bassi.
Queste richieste derivano dal nuovo Patto Ue su asilo e migrazione, che ribadisce un principio chiave del sistema di Dublino: il Paese dell'Ue in cui un cittadino di un Paese terzo entra per la prima volta nel blocco e chiede protezione deve esaminare la sua domanda di asilo.
Poche settimane dopo l'insediamento di Meloni, nel 2022, l'Italia ha sospeso unilateralmente l'accoglienza dei trasferimenti previsti da Dublino, citando vincoli pratici e di capacità. La Commissione europea ha considerato la decisione una violazione degli obblighi italiani nell'ambito di Dublino, posizione confermata anche dalla Corte di giustizia dell'Ue in diverse sentenze.
Nuovo Patto su asilo e migrazione
Da quando la Convenzione di Dublino è entrata in vigore nel 1997, alcuni governi europei hanno cercato di eliminare questo principio, sostenendo che sovraccarica i Paesi geograficamente esposti ai primi ingressi, come Spagna, Francia, Italia, Grecia e, più di recente, Cipro.
Dopo il fallimento della riforma del sistema di asilo dell'Ue nella legislatura 2014-2019, i legislatori europei ci sono riusciti in quella successiva, approvando un nuovo sistema di gestione di asilo e frontiere, il Patto su migrazione e asilo, entrato in vigore a giugno 2026.
Il Patto conferma il principio del ritorno, imponendo il trasferimento dei richiedenti asilo che si spostano verso altri Paesi affinché tornino nel Paese Ue di primo ingresso. Questo rende molto più complicati i movimenti secondari dall'Italia verso un altro Stato membro.
In particolare, il nuovo Patto ha modificato le regole di Dublino sostituendo la precedente procedura di "take-back request" per i movimenti secondari con un meccanismo di semplice notifica. In questo modo non è più necessario che lo Stato membro responsabile accetti formalmente una richiesta di ripresa in carico, cosa che l'Italia praticamente non faceva mai.
Allo stesso tempo, il Patto prevede un sistema di solidarietà obbligatoria tra i Paesi dell'Ue, ma il numero annuale di ricollocamenti resta troppo basso per garantire una redistribuzione significativa.
Nel 2026 soltanto 8.878 migranti saranno ricollocati da Paesi considerati "sotto pressione migratoria", cioè Italia, Spagna, Grecia, Cipro e Malta, verso altri Stati membri dell'Ue. Lo scorso anno in Italia sono arrivati via mare oltre 66.000 migranti irregolari e Frontex ha registrato quasi 178.000 attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell'Ue.
Nonostante i numeri ridotti dei ricollocamenti intra-Ue, il governo italiano ha sostenuto le nuove regole sulla migrazione. "Il nuovo accordo segna una svolta positiva per l'Italia nella gestione dei cosiddetti migranti 'Dublino'", ha scritto Meloni in un post su Facebook, rispondendo alle critiche interne.
"Le nuove norme garantiscono una tutela molto maggiore per i Paesi di primo ingresso per quanto riguarda le domande di asilo e, grazie al rafforzamento del principio di 'Paese terzo sicuro' sostenuto dall'Italia, sarà più semplice procedere a rimpatri accelerati", ha aggiunto.
Rimpatri, ma verso dove?
Una parte centrale del pacchetto europeo sulla migrazione è il Regolamento Rimpatri, finalizzato lo scorso giugno.
Il meccanismo punta ad aumentare il numero di richiedenti asilo respinti che vengono effettivamente rimandati nei Paesi di origine, oggi troppo pochi.
I governi dell'Ue hanno cercato anche altre strade per velocizzare i rimpatri, in particolare la creazione di "return hub", centri di rimpatrio in Paesi non Ue. Queste strutture permetterebbero agli Stati membri di inviare i migranti in un Paese con cui non hanno alcun legame diretto o indiretto.
Ma il rimpatrio di un migrante nel suo Paese di origine, o in un Paese terzo, richiede un accordo bilaterale. L'Italia è stata in prima linea in questo approccio con un return hub in Albania, anche se i giudici italiani hanno bocciato più volte il piano.
Germania, Austria, Grecia, Paesi Bassi e Danimarca stanno lavorando insieme per creare return hub fuori dall'Ue. Il quotidiano greco Kathimerini ha riportato all'inizio del mese che i negoziati per una struttura in Uganda sono in fase avanzata, con l'obiettivo di renderla operativa nel 2027.
Nonostante ciò, gli ostacoli giuridici e pratici legati all'apertura di return hub in Paesi terzi fanno sì che difficilmente possano offrire una risposta immediata agli arrivi irregolari. Per ora, per i Paesi dell'Ue è più semplice rimandare i migranti all'interno del blocco verso il Paese di primo arrivo, in base al principio di Dublino.
È ironico che gli unici due Paesi che hanno escluso esplicitamente i rimpatri verso l'Italia basati su Dublino siano Spagna e Francia, gli stessi Stati membri che hanno definito i return hub di Meloni "inefficaci" e si sono opposti a finanziarli con fondi europei.
"Meloni ha avallato in pieno il nuovo Patto su migrazione, scegliendo una strumentalizzazione politica che presentava l'Italia come Paese guida nelle politiche migratorie dell'Ue", ha dichiarato a Euronews Sara Prestianni, direttrice advocacy dell'ong Euromed Rights.
"Il governo italiano non ha davvero contestato il principio di primo arrivo previsto da Dublino, che ha poco senso perché lascia i migranti che vogliono raggiungere un altro Paese di destinazione in un limbo giuridico per mesi o addirittura anni", ha aggiunto Prestianni.
Vecchie fratture che riemergono
I rimpatri sono diventati il tema centrale del dibattito sulla migrazione in Europa, mentre la maggior parte dei Paesi Ue, a prescindere dal colore politico, spinge per una linea più dura, una svolta accentuata dalla crisi nell'enclave spagnola di Ceuta.
La crisi di Ceuta ha innescato una profonda crisi diplomatica tra Roma e Madrid, dopo che Meloni ha rotto il tradizionale fronte di solidarietà tra gli Stati membri di prima linea sospendendo le regole di libera circolazione di Schengen e ripristinando i controlli di frontiera con la Spagna.
Ora l'intensificarsi dei rimpatri basati su Dublino sta riaprendo una frattura più tradizionale tra gli Stati membri di frontiera e i Paesi di destinazione, tensione che è emersa in modo particolare tra Italia e Germania.
"Se l'Italia mantiene questa posizione, distruggerà il nuovo sistema europeo di asilo, che è in vigore solo da poche settimane", ha dichiarato Alexander Throm, portavoce per le politiche interne del gruppo parlamentare Cdu/Csu, all'agenzia di stampa tedesca Dpa.
Nel frattempo, il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha annunciato che ospiterà una riunione con i suoi omologhi dei Paesi Med5, Cipro, Grecia, Italia, Malta e Spagna, per affrontare la situazione.
Il governo italiano considera la questione strettamente legata all'attività delle organizzazioni non governative con sede in Germania impegnate nei soccorsi in mare, che a suo dire rappresentano un "fattore di attrazione" per i migranti irregolari.
Nicola Procaccini, eurodeputato di punta del partito di governo Fratelli d'Italia, ha detto a Euronews che l'Italia riprenderà i migranti "Dublino" quando le nuove regole europee saranno pienamente operative, ma ha ribadito la richiesta alla Germania di intervenire con maggiore durezza contro le ong.
"In passato queste organizzazioni, finanziate dai precedenti governi tedeschi, hanno portato in Italia numeri molto elevati di migranti. Quindi un certo grado di irritazione è legittimo, perché la Germania non ha pagato il prezzo di tutto questo", ha affermato Procaccini.
La migrazione è diventata un tema centrale di campagna elettorale mentre diversi Paesi Ue, tra cui Italia, Francia e Spagna, si preparano al voto il prossimo anno, con i partiti della destra radicale in costante ascesa che erodono il centro politico.
In Italia, Meloni deve fare i conti con un nuovo partito di estrema destra guidato dall'eurodeputato Roberto Vannacci, mentre in Germania la coalizione di governo è sotto pressione perché Alternative für Deutschland, estrema destra accreditata come primo partito del Paese, potrebbe ottenere la maggioranza assoluta per governare da sola la Sassonia-Anhalt il mese prossimo.