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Meloni al New York Times: "Con Trump pensavo sarebbe stato più facile"

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un'immagine di ottobre 2025
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un'immagine di ottobre 2025 Diritti d'autore  Evan Vucci/AP Pool via AP
Diritti d'autore Evan Vucci/AP Pool via AP
Di Andrea Barolini
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha concesso un'intervista al New York Times nella quale si è espressa circa il proprio rapporto con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump

"È evidente che, con Donald Trump, pensavo che le cose sarebbero state più facili, vista la nostra convergenza su immigrazione e cultura woke. Ma le cose sono andate diversamente". La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato al New York Times esprimendo il proprio punto di vista sulle difficili relazioni che nel corso del tempo si sono instaurate tra il governo e l'amministrazione di Washington.

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A luglio il post di Trump su Meloni: "Serve un ordine restrittivo"

L'apice delle tensioni tra i due esecutivi è arrivato nello scorso mese di luglio, prima del vertice della Nato ad Ankara, in Turchia, quando il capo di Stato americano aveva pubblicato sul suo social Truth un'immagine che lo ritraeva accanto a Meloni, accompagnata dalla scritta: "Serve un ordine restrittivo". Ovvero una misura cautelare come quelle applicate agli stalker. Un modo, dunque, per manifestare la volontà di tenere maggiormente a distanza la presidente del Consiglio.

Quest'ultima nell'intervista ha fatto sapere che con Trump non ci sono contatti ormai da diverse settimane. E alla domanda se dopo la pausa estiva sia previsto un colloqui, la leader di Fratelli d'Italia ha risposto in modo evasivo: "Vedremo". Ha poi aggiunto: "Continuo a credere che l'unità dell'Occidente sia molto importante". E ha quindi precisato: "Non decido la strategia italiana in base ai miei rapporti personali".

Più in generale, Meloni ha ribadito una posizione già espressa in passato: "Non mi piace - ha affermato - l'idea di un'Italia sottomessa, che si considera inferiore agli altri". Rivendicando quindi la volontà di attuare "la più grande rivoluzione possibile in questa nazione: quella dell'orgoglio".

"Voglio attuare la più grande rivoluzione possibile in Italia: quella dell'orgoglio"

La presidente del Consiglio ha quindi parlato della scelta di farsi chiamare "presidente" al maschile, confermando anche in questo caso la sua convinzione circa il fatto che la battaglia femminista per il linguaggio inclusivo sia "sbagliata: ciò che mi interessa è se sono libera di diventare presidente del Consiglio dei Ministri. Questa è parità, non essere chiamata 'la presidente'".

Altro tema affrontato è quello legato alle parole pronunciate nel corso di un comizio che fecero il giro del mondo: "Sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana". Meloni ha spiegato al New York Times di essere convinta che quella frase abbia "toccato una corda sensibile che milioni di persone hanno percepito. La sensazione di essere minacciati nella propria identità più autentica e fondamentale".

L'articolo dedicato dalla testata statunitense alla leader italiana ne traccia poi le origini, nel quartiere della Garbatella a Roma, ne racconta i rapporti familiari e la carriera politica che affonda le radici nel Fronte della Gioventù, organizzazione dell'allora Movimento Sociale Italiano, partito di ispirazione neofascista.

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