L’alleato di Erdogan Devlet Bahçeli propone un nuovo sistema di sicurezza regionale: forza islamica, osservatori internazionali e pressione diplomatica su Israele
Il leader del Partito del Movimento Nazionalista (MHP), Devlet Bahçeli, alleato del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ha proposto la creazione di un nuovo sistema di sicurezza per il Medio Oriente, ribattezzato “Patto di Gerusalemme”. L’idea è quella di riunire i Paesi islamici in un meccanismo comune di difesa e trasformare un accordo già esistente tra Turchia, Arabia Saudita e Pakistan in una più ampia “Forza di pace islamica”.
La proposta è contenuta in una dichiarazione scritta diffusa venerdì e intitolata “Neutralizzare Israele di fronte alle politiche aggressive che minacciano pace e sicurezza”. Il documento contiene sette punti attraverso i quali Bahçeli propone di ridisegnare l’architettura di sicurezza regionale e aumentare la pressione su Israele.
Che cos’è il “Patto di Gerusalemme”
Secondo Bahçeli, il nuovo organismo dovrebbe nascere dall’ampliamento dell’“Accordo di Mecca”, sottoscritto da Arabia Saudita, Pakistan e Turchia, per trasformarlo in una struttura di sicurezza più ampia.
L’obiettivo sarebbe estendere la cooperazione anche ai Paesi e alle aree del Medio Oriente colpiti dalle operazioni militari israeliane, con la creazione di una Forza di pace islamica.
La proposta arriva in un momento di forte tensione tra Ankara e Israele, soprattutto dopo il bombardamento israeliano del 18 agosto contro la base aerea di Abu Zuhur, nell’area rurale di Idlib, nel nord-ovest della Siria.
Bahçeli ha accusato Israele di aver violato la sovranità e l’integrità territoriale siriana e ha sostenuto che le operazioni israeliane a Gaza, Libano, Siria e Iran siano ormai diventate un problema di sicurezza per l’intera regione.
Secondo il leader nazionalista, Israele starebbe inoltre compiendo mosse in Siria in contrasto con gli interessi di sicurezza della Turchia e tentando di ridurre il ruolo di Ankara nel Mediterraneo orientale.
“La Turchia non mira alla guerra con alcun Paese, Israele compreso. Ma nessuno deve commettere l’errore di interpretare la volontà di pace della Turchia come debolezza, la sua moderazione come impotenza, o l’approccio che privilegia la diplomazia come mancanza di capacità di deterrenza”, ha affermato Bahçeli.
Il raid israeliano sulla base di Idlib
Il bombardamento di Abu Zuhur è diventato uno degli elementi centrali della nuova proposta turca.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha sostenuto che Ankara intendesse utilizzare la base militare e ha spiegato che Israele non avrebbe tollerato un rafforzamento della presenza militare turca verso sud.
Il governo turco ha però respinto questa ricostruzione. Il ministero della Difesa nazionale turco (MSB) ha precisato che nella base colpita non era presente alcuna forza militare turca, né una delegazione militare di Ankara prima o durante l'attacco. La struttura si trova a circa 70 chilometri dal confine turco.
Per Bahçeli, l'episodio dimostra la necessità di costruire un nuovo sistema di sicurezza regionale nel quale i Paesi islamici possano coordinarsi e rispondere alle minacce.
Un “Consiglio di pace” con Usa, Russia, Cina e Ue
Il “Patto di Gerusalemme” è solo il primo dei sette punti indicati da Bahçeli.
Tra le altre proposte figura la creazione temporanea di una “Coalizione/Consiglio di pace per il Medio Oriente” composta da Stati Uniti, Russia, Cina e Unione europea. Il nuovo organismo dovrebbe lavorare alla stabilizzazione della regione.
Bahçeli propone inoltre una Conferenza sulla sicurezza e la pace in Medio Oriente, da organizzare su iniziativa della Turchia sotto l'egida delle Nazioni Unite, con l'obiettivo di definire una tabella di marcia per una soluzione a due Stati in Palestina e per una maggiore stabilità regionale.
La “Dichiarazione di Ankara” e gli osservatori internazionali
Un altro punto prevede l'adozione di una “Dichiarazione di Ankara”, destinata a definire la posizione della Turchia sulla sicurezza regionale.
Nel documento, secondo la proposta di Bahçeli, dovrebbe essere chiarito che Ankara non resterà inattiva davanti a un'eventuale aggressione israeliana e che la Turchia non potrà essere ritenuta responsabile delle conseguenze di una simile situazione.
Il leader del MHP chiede poi una missione internazionale di osservazione del cessate il fuoco, incaricata di monitorare le violazioni della tregua, controllare i corridoi umanitari e verificare la protezione dei civili.
La sesta proposta riguarda invece un Gruppo di contatto internazionale per la mediazione, pensato per rendere gli sforzi diplomatici più strutturati e non dipendenti dalle iniziative dei singoli Paesi.
Più pressione su Israele, ma anche incentivi
L'ultimo punto riguarda un “Meccanismo graduale di pressione diplomatica e incentivi”.
Bahçeli sostiene che le sole sanzioni o gli appelli diplomatici non siano sufficienti e propone di aumentare la pressione politica ed economica su Israele, affiancandola a strumenti di deterrenza.
La sua strategia, definita “Accerchiamento di Israele per la pace”, prevede anche l'avvio di un processo di sanzioni internazionali, con eccezioni per i beni e gli aiuti destinati ai bisogni umanitari, e arriva a ipotizzare la sospensione di Israele dalle Nazioni Unite.
In cambio, in caso di cessate il fuoco permanente, stop agli insediamenti, ripresa dei negoziati e rispetto del diritto internazionale, Bahçeli propone l'introduzione di incentivi economici e diplomatici.
Il leader turco-nazionalista chiede inoltre che venga meno quello che definisce il sostegno incondizionato a Israele da parte delle grandi potenze, a partire dagli Stati Uniti.
“Neutralizzare Israele” non significa eliminare uno Stato
Nella sua dichiarazione Bahçeli ha anche cercato di chiarire il significato dell'espressione “neutralizzazione di Israele”, precisando che non si riferisce all'eliminazione dello Stato israeliano o del popolo israeliano.
Secondo il leader del MHP, il termine indica piuttosto l'utilizzo di strumenti politici, economici, diplomatici e giuridici per limitare le azioni considerate contrarie al diritto internazionale e rendere insostenibili le politiche aggressive.
Al centro della sua proposta resta la questione palestinese. Bahçeli ha ribadito il sostegno alla creazione di uno Stato palestinese indipendente e sovrano, con capitale a Gerusalemme Est e sulla base dei confini del 1967.
Per il leader del partito nazionalista alleato di Erdogan, senza una soluzione politica duratura al conflitto israelo-palestinese sarà impossibile costruire una vera architettura di sicurezza stabile in Medio Oriente.