Negli ultimi mesi la Lettonia registra un aumento della migrazione irregolare, che i leader europei definiscono un attacco ibrido del regime di Aliaksandr Lukashenka
Un tunnel scavato sotto il confine orientale dell'Unione europea, nascosto sotto il muschio e utilizzato per entrare dalla Bielorussia in Lettonia. È la scoperta fatta dalle guardie di frontiera lettoni, che hanno fermato 28 migranti dopo il loro ingresso nel Paese attraverso il passaggio sotterraneo.
Il tunnel è stato individuato a circa 20 metri dal confine con la Bielorussia. Si tratta del secondo passaggio clandestino di questo tipo scoperto in Lettonia nel giro di poche settimane. Il 10 agosto, infatti, le autorità avevano trovato un altro tunnel utilizzato da 15 migranti per attraversare illegalmente la frontiera.
La scoperta arriva mentre la Lettonia registra un forte aumento dei tentativi di ingresso irregolare dalla Bielorussia, fenomeno che le autorità europee considerano parte della strategia di pressione ibrida attribuita al regime di Aliaksandr Lukashenka.
Quasi 10.000 tentativi in otto mesi
La pressione sulla frontiera è particolarmente intensa. La Lettonia, Paese baltico di circa 2 milioni di abitanti, ha registrato quasi 10.000 tentativi di attraversamento illegale nei primi otto mesi del 2026, rispetto ai circa 12.000 dell'intero 2025.
In alcune giornate, le guardie di frontiera hanno contato oltre 100 tentativi in un solo giorno lungo la frontiera con la Bielorussia, protetta da una recinzione lunga 173 chilometri.
Secondo Guntis Pujāts, capo della Guardia di frontiera di Stato lettone, la maggior parte dei migranti non considera la Lettonia come destinazione finale.
"La Lettonia non è un Paese di destinazione", ha spiegato Pujāts a Euronews. "Cercano solo di usare la Lettonia come Paese di transito".
A confermare questa lettura ci sarebbe anche l'aumento della migrazione secondaria verso la Lituania, che avrebbe registrato un incremento di quattro volte degli arrivi di migranti provenienti dalla Lettonia.
Per Pujāts, tuttavia, negli altri Paesi europei non sarebbe ancora sufficientemente compreso il ruolo della Lettonia nella protezione del confine esterno dell'Ue.
"Purtroppo, non c'è una sufficiente comprensione della situazione attuale", ha affermato..
Estonia, Finlandia e Lituania inviano rinforzi
Di fronte alla pressione crescente, Riga ha ricevuto aiuto dagli altri Paesi baltici e dalla Finlandia. Estonia, Lituania e Finlandia hanno inviato personale aggiuntivo delle rispettive guardie di frontiera per sostenere le autorità lettoni. Un accordo analogo dovrebbe essere sottoscritto anche con la Polonia.
Il presidente lettone Edgars Rinkēvičs ha sottolineato che sta aumentando la consapevolezza del fatto che i confini di Bielorussia e Russia con gli Stati baltici e la Polonia rappresentano anche frontiere esterne dell'Europa.
"La consapevolezza sta aumentando", ha dichiarato a Euronews.
Migranti da Africa, Asia e America
L'attuale pressione migratoria attraverso la Bielorussia è iniziata nel 2021, quando il regime di Lukashenka avrebbe iniziato a facilitare l'arrivo e il passaggio di migranti verso l'Unione europea, in risposta alle sanzioni imposte al Paese.
"Non avevamo avuto problemi di questo tipo prima del 2021", ha ricordato Pujāts.
La Lettonia mantiene aperti i propri valichi ufficiali per chi vuole presentare una richiesta d'asilo, ma il flusso attuale avviene prevalentemente attraverso percorsi irregolari.
Secondo il capo della Guardia di frontiera, tra le nazionalità dei migranti intercettati figurano persone provenienti da Iran, Iraq, Eritrea, Afghanistan, Siria, Camerun e Cuba, oltre ad altri Paesi dell'Africa, dell'Asia e dell'America.
L'accusa contro le autorità bielorusse
A metà luglio la Procura generale lettone ha aperto un procedimento penale nei confronti di funzionari della Guardia di frontiera bielorussa, dopo una denuncia presentata dalle autorità lettoni.
Secondo l'accusa, dal 2021 la Lettonia sarebbe sottoposta a una pressione migratoria "prolungata e sistematica" al confine con la Bielorussia. Riga sostiene che non si tratti soltanto di singoli tentativi di attraversamento, ma di un'attività organizzata e sistematica finalizzata a trasferire grandi numeri di persone oltre il confine lettone.
Le autorità lettoni affermano inoltre di avere raccolto elementi che indicherebbero il coinvolgimento di strutture statali bielorusse. Pujāts ha riferito che alcuni migranti sarebbero stati trasportati con veicoli statali bielorussi e avrebbero soggiornato in strutture gestite dallo Stato.
Secondo il responsabile della Guardia di frontiera, l'operazione potrebbe essere stata concepita come una forma di pressione o ritorsione nei confronti dell'Unione europea.
La barriera lungo il confine non basta
La Lettonia ha completato lo scorso anno la costruzione della recinzione lungo i 173 chilometri di confine con la Bielorussia. Entro la fine del 2026 dovrebbero terminare anche i lavori per dotare la barriera di ulteriori sistemi tecnologici di sorveglianza.
A metà agosto Riga ha inoltre avviato l'operazione di sicurezza "Vilkatis", ovvero "Werewolf", con droni e personale militare, per contrastare quella che le autorità definiscono migrazione illegale strumentalizzata dalla Bielorussia.
Resta però un problema di personale. Alla Guardia di frontiera lettone mancano ancora circa 200 operatori.
"Da un lato ci sono le tecnologie, dall'altro le risorse umane", ha spiegato Pujāts. Le autorità stanno quindi cercando di aumentare il numero di agenti attraverso nuove assunzioni.
Nel frattempo, mentre la Lettonia si prepara alle elezioni parlamentari del 3 ottobre, la pressione sul confine orientale continua. E dopo le recinzioni, i droni e i controlli rafforzati, ora le guardie di frontiera devono fare i conti anche con una nuova minaccia: i tunnel nascosti sotto il confine.