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Svizzera, ripartono i trasferimenti di richiedenti asilo verso l’Italia

Migrants sleep outside on Lampedusa Island, Italy, Thursday, Sept. 14, 2023.
Migrants sleep outside on Lampedusa Island, Italy, Thursday, Sept. 14, 2023. Diritti d'autore  LaPresse
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Di Lisa Duso
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Dopo quasi quattro anni di blocco, Berna annuncia la ripresa graduale dei trasferimenti nell’ambito delle nuove regole Ue sull’asilo. Le prime operazioni sono previsti dalla fine di agosto, mentre Roma e Berlino lavorano a un accordo bilaterale

Dopo quasi quattro anni di blocco, la Svizzera riprende i trasferimenti verso l’Italia dei richiedenti asilo secondo le nuove regole europee che, con l’entrata in vigore del Patto sulla migrazione e l’asilo il 12 giugno scorso, hanno sostituito il regolamento di Dublino.

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Le nuove norme stabiliscono criteri comuni per individuare il Paese responsabile dell’esame della domanda, che in molti casi resta quello di primo ingresso nell’Ue.

"La pratica comincerà da fine agosto", dice Magdalena Baker, portavoce svizzera della Segreteria di Stato della migrazione (Sem).

Parlando alla tv svizzera tedesca Srf, Baker, ha confermato che “primi voli sono stati prenotati" e che al momento si tratta soltanto di casi isolati. Ha spiegato che la ripresa sarà graduale, essendo “nell'interesse della Svizzera che la ripresa sia gestita in modo sostenibile per entrambe le parti, affinché il sistema funzioni in modo duraturo e non venga sovracaricato".

Roma intende riammettere soltanto i richiedenti l'asilo che sono arrivati dopo il 12 giugno, quindi dopo l'entrata in vigore del patto. La portavoce del Sem ha sottolineato alla tv Srf che non è stato però raggiunto alcun accordo con l'Italia che escluda dal rimpatrio i richiedenti asilo arrivati prima di quella data.

Berna segue la Germania, il caso Faduma

La decisione segue le dichiarazioni tedesche: Berlino aveva infatti dichiarato che con l’entrata del nuovo Patto Ue, riprenderanno "i trasferimenti verso Italia e Grecia" arrivati successivamente al 12 giugno.

L’Italia aveva risposto negativamente all’appello tedesco, facendo riferimento alla richiesta di un meccanismo di compensazione per gli sbarchi in Italia da navi di Ong tedesche.

Il Viminale italiano aveva precisato che non c'era "nessun dublinante da riprendere dalla Germania".

"Invitiamo gli amici tedeschi a riportarsi in patria tutte le navi delle Ong tedesche che hanno preso l'Italia per un campo profughi. Quindi prima di rimandarci indietro anche una sola persona, tolgano la bandiera tedesca a queste Ong che sostanzialmente fanno trasporto di esseri umani dal Nord Africa all'Italia", aveva dichiarato il vicepresidente del consiglio Matteo Salvini.

Intanto Roma e Berlino lavorano ad un acccordo bilaterale.

Il primo rimpatrio doveva avvenire martedì 19 agosto, riguardante una ragazza somala di 22 anni, Faduma. La procedura è però ferma, perchè Faduma sta ricevendo asilo e protezione da una chiesa evangelica di Norimberga, in Baviera. "Rimarrà sotto la nostra protezione fino a che il trasferimento non sarà annullato" ha spiegato l’associazione Matteo-Chiesa e asilo.

Faduma era arrivata in Germania a fine marzo, in un periodo, antecedente al 12 giugno, che il governo italiano non considera valido ai fini dei rimpatri.

Le tensioni sul tema dell'immigrazione si sono riaccese in Europa dopo l'arrivo in massa di circa 80.000 migranti a Ceuta, enclave spagnola in Nord Africa, dalla vicina frontiera marocchina. L'Italia ha reagito reintroducendo temporaneamente controlli mirati sui cittadini di Paesi terzi in arrivo dalla Spagna, per motivi di sicurezza nazionale, che resteranno in vigore fino al 7 settembre.

Opposizioni, Svizzera e Germania copiano “modello Meloni”

Le opposizioni hanno attaccato la premier Giorgia Meloni, collegando la ripresa dei trasferimenti verso l'Italia alla linea dura adottata dal governo sulla gestione dei migranti.

''Germania e Svizzera hanno preso così alla lettera il modello Meloni sui migranti che ora stanno rispedendo i richiedenti asilo in Italia. È la naturale conseguenza delle scelte sbagliate, irrazionali e propagandistiche del nostro governo che invece che puntare sulla solidarietà europea, ha scelto il pugno duro che, come tutti sapevano, avrebbe finito per colpire innanzitutto l'Italia” ha dichiarato il segretario di Più Europa Riccardo Magi.

“Ma la ricetta di Meloni sui migranti può portare tutta l'Europa alla disgregazione" ha spiegato Magi, citando la sospensione di Schengen con la Spagna "ancora in vigore", a cui si è aggiunto "il fronte con la Germania" e ora anche con la Svizzera".

Magi ha denunciato l'evoluzione verso un'"Europa dei muri e delle frontiere", "di Meloni e dei nazionalisti".

Leader Più Europa Riccardo Magi contesta Meloni

Bruxelles prende tempo

Intanto Bruxelles prende tempo sulla nuova gestione dei trasferimenti.

La Commissione europea ha rinviato a ottobre la prossima valutazione sull'applicazione delle nuove regole sulla responsabilità per le domande d'asilo, dopo una prima analisi pubblicata a luglio. Fino ad allora"continuerà a monitorare la situazione".

Per ora, quindi, nessun commento dalla Commissione è arrivato sulla vicenda dei trasferimenti tra Italia, Germania e Svizzera

Cosa cambia con il nuovo Patto Ue?

Lo scenario dei respingimenti non si verificava dal 2022. Nel dicembre del 2022, poco dopo l'insediamento della premier Giorgia Meloni, l'Italia aveva bloccato tutte le riammissioni di richiedenti l'asilo.

L'obiettivo dichiarato del Nuovo Patto Ue sulla Migrazione e l’Asilo, entrato in vigore lo scorso 12 giugno ,è superare la frammentazione delle norme in materia di immigrazione, a cominciare dal Regolamento di Dublino, la cui terza versione venne approvata nel giugno del 2013.

In questo sistema, quando una persona chiede asilo in un Paese diverso da quello individuato come responsabile - nella maggior parte dei casi il Paese attraverso cui è avvenuto l'ingresso nell'Ue - può essere trasferita nello Stato competente per l'esame della domanda.

È in questo contesto che si inserisce il caso dei cosiddetti “dublinanti” e la ripresa dei trasferimenti verso l'Italia.

I “dublinanti” sono persone che, dopo essere entrate nell'Unione e aver presentato domanda di protezione, si spostano in un altro Stato membro rispetto a quello competente per l'esame della domanda.

Il Patto introduce inoltre uno screening alle frontiere, con identificazione, controlli di sicurezza e sanitari, e rafforza Eurodac, la banca dati europea per l'asilo e la migrazione. Per alcune categorie di richiedenti è prevista una procedura obbligatoria alla frontiera.

Si apre quindi la procedura per decidere se riconoscere la protezione o disporre il rimpatrio. Per le procedure alla frontiera, l’iter, compresi gli eventuali ricorsi, dovrà concludersi entro un massimo di 12 settimane.

La novità politica più rilevante è però il nuovo meccanismo permanente di solidarietà: gli Stati sottoposti a maggiore pressione possono ricevere ricollocamenti, contributi finanziari o assistenza operativa dagli altri Paesi Ue.

Infine, le nuove norme sui rimpatri introducono un ordine europeo di rimpatrio, che consentirà di riconoscere ed eseguire una decisione di rimpatrio adottata da uno Stato membro anche negli altri Paesi dell’Ue.

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