I governi dell'UE hanno prorogato fino ad aprile 2028 le norme provvisorie sul controllo delle chat, che permettono alle piattaforme online di scansionare volontariamente i contenuti alla ricerca di abusi sessuali su minorenni, ma la questione non cessa di dividere
Il 23 luglio i governi dell'Unione europea hanno confermato il regime transitorio di "chat control", in vigore fino al 3 aprile 2028, che consente alle piattaforme di effettuare volontariamente analisi dei contenuti dei messaggi privati, alla ricerca di materiale relativo ad abusi sessuali su minori. La misura è stata approvata con 25 voti a favore, uno contrario e un'astensione.
Il testo coincide con la versione approvata anche dal Parlamento europeo il 9 luglio ed esclude i servizi con crittografia end-to-end, come WhatsApp e Signal. Questa decisione ora orienta il confronto più ampio, ancora irrisolto, su una legge definitiva in materia.
La soluzione proposta dalla Commissione europea
La Commissione ha presentato il suo regolamento sulla prevenzione e la lotta contro gli abusi sessuali sui minori l'11 maggio 2022, battezzato "Chat Control 2.0". Si applicherebbe in tutta l'Unione europea, indipendentemente dal Paese in cui ha sede l'azienda, sostituendo una legge più limitata e temporanea del 2021 che permette alle piattaforme di effettuare analisi su base volontaria grazie a una deroga alle norme sulla privacy online, prorogata più volte e ora valida fino al 3 aprile 2028.
La proposta prevede anche la creazione di un nuovo Centro europeo sugli abusi sessuali sui minori, incaricato di coordinare le tecnologie di rilevamento e trasmettere i casi confermati a Europol e alle polizie nazionali.
L'argomento principale della Commissione ruota attorno alle dimensioni del fenomeno. Un documento di sintesi del Parlamento europeo ha registrato oltre 20,5 milioni di casi sospetti di abusi su minori solo nel 2024. Europol avverte che materiali legati ad abusi risultano condivisi sempre più spesso sulle piattaforme mainstream, con gli autori che sfruttano crittografia e anonimato. I sostenitori della concessione di poteri di controllo alle piattaforme ritengono che le segnalazioni volontarie siano troppo frammentate per affrontare il problema in modo efficace.
Per i critici si tratta di un pretesto per consentire di monitorare le conversazioni
Questa impostazione si scontra però con le critiche di chi giudica la tutela dei minori un pretesto, accusa che i sostenitori respingono nettamente. "C'erano parti dell'Aula che dicevano che ogni volta che parliamo di protezione dei minorenni online è solo un pretesto", ha dichiarato Lena Düpont, eurodeputata del Partito popolare europeo (Ppe), nel podcast dell'EPP "EU Decoded".
"Sono d'accordo sul fatto che non possa essere l'unico strumento che usiamo per proteggere i bambini, ma è uno degli strumenti più importanti che abbiamo, in particolare per perseguire crimini orribili legati a minori molestati o abusati online. Non dovremmo mai lasciarci dividere sulla modalità migliore per proteggere i nostri figli", ha aggiunto la parlamentare.
Come funzionerebbero gli ordini di rilevamento
Anziché un monitoraggio preordinato, ai provider di servizi di messaggistica si potrebbe chiedere di valutare i rischi di uso improprio sulle piattaforme e introdurre misure per limitarli. Se un'autorità nazionale ravvisasse comunque un pericolo significativo, potrebbe chiedere a un tribunale o a un organismo indipendente di emettere un "ordine di monitoraggio" mirato, limitato nel tempo e proporzionato.
Il materiale illegale già noto verrebbe individuato tramite hashing, mentre i nuovi contenuti e le conversazioni tese all'adescamento si baserebbero su sistemi di IA, con revisione umana. Per rispettare un ordine, le piattaforme potrebbero dover adottare strumenti automatizzati di riconoscimento dei contenuti, nuove procedure di segnalazione e sistemi di verifica dell'età. Per le app cifrate, il requisito più controverso è la scansione lato client, che analizza i contenuti sul dispositivo prima della cifratura.
"Chat Control" è una forma di sorveglianza di massa?
Le organizzazioni per i diritti digitali sostengono che un ordine "mirato" diventa di fatto sorveglianza di massa una volta che l'infrastruttura di scansione è installata sull'intera piattaforma. Le autorità europee per la protezione dei dati avvertono che la proposta potrebbe consentire una scansione ampia e indiscriminata delle comunicazioni ordinarie, in conflitto con le tutele della privacy previste dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Ue.
Patrick Breyer, attivista per i diritti digitali, giurista ed ex eurodeputato dei Verdi/Alleanza libera europea, sostiene che i decisori politici ripongono una fiducia eccessiva nell'affidabilità della tecnologia. "Pensano che così si possa stabilire esattamente cosa sia legale e cosa sia illegale", ha precisato. "Ma anche se il 90 per cento delle segnalazioni è frutto della scansione tramite strumenti automatici, il risultato è che questa settimana abbiamo ricevuto dati dalla Germania secondo cui oltre il 50 per cento di queste segnalazioni in realtà non ha rilevanza penale."
Il motivo, ha aggiunto, è che l'inserimento in un database non equivale a un reato: "Anche la scansione tramite hash, il metodo meno inaffidabile tra questi, presenta un tasso molto elevato di falsi positivi che finiscono per incriminare ingiustamente le persone", ha detto, aggiungendo che i minori restano coinvolti di frequente, perché "tra loro è molto comune condividere materiale autoprodotto con i coetanei, e pensare che sia divertente: fa semplicemente parte dell'essere adolescenti".
I rischi per giornalisti e whistleblower
I critici sostengono inoltre che l'ispezione dei messaggi sul dispositivo prima della cifratura mina la crittografia end-to-end. Organizzazioni come la Electronic Frontier Foundation avvertono che la scansione lato client crea un livello permanente di sorveglianza.
Il che potrebbe essere riutilizzato o ampliato, con rischi per i giornalisti, i whistleblower e tale da spingere servizi come Signal a lasciare il mercato. Anche il confronto tramite hash richiede infatti l'accesso al contenuto dei messaggi, rendendo difficile operare sul traffico cifrato senza spostare il momento del controllo direttamente sul dispositivo.
Breyer sostiene che il dibattito ha trascurato le alternative: "Quello che il Parlamento europeo propone sono indagini mirate sulle comunicazioni private, ma anche una ricerca proattiva e sistematica sull'internet aperto e sul dark web alla ricerca di materiale illegale già noto, da segnalare ai fornitori per la rimozione. Questo approccio è stato usato con successo nel Regno Unito e in Canada, ma finora non in Europa".
L'attivista cita inoltre la sicurezza by design: "Le app dovrebbero avvertire gli utenti prima che condividano dati personali come il numero di telefono, perché è una pratica comune nell'adescamento. Vogliamo che gli utenti siano avvisati prima di inviare contenuti di nudo. Tutto questo si può fare sul dispositivo senza condividere il contenuto cifrato con il fornitore".
Breyer sottolinea anche che la sorveglianza mirata, autorizzata da un tribunale nei confronti di un sospettato, è una cosa; il monitoraggio di tutti indistintamente è un'altra. "È giustificata se una persona è sospettata, se esistono motivi ragionevoli per ritenere che sia coinvolta e se un tribunale indipendente conferma che è legittimo intercettare le sue comunicazioni", osserva.
"Ma aprire la posta di tutti, solo per precauzione, è qualcosa di inaudito". Secondo l'attivista, questa distinzione separa una legge accettabile da una inaccettabile: "Chat control significa davvero sorveglianza di massa e scansione indiscriminata in blocco di tutte le chat, senza alcun tipo di selezione. Questo non può mai essere giustificato. Ma se si parte da indagini mirate, su ordine del tribunale, non solo è accettabile, ma è un passo avanti, soprattutto se combinato con la scansione proattiva e la sicurezza by design".
"Gli strumenti esistenti sono insufficienti"
I sostenitori di Chat control sostengono invece che l'attuale sistema si basa su scansioni volontarie, che le aziende potrebbero interrompere in qualsiasi momento, tagliando potenzialmente l'accesso delle forze dell'ordine a segnalazioni importanti. Europol ha affermato che un vuoto giuridico ridurrebbe in modo significativo le denunce.
Dal loro punto di vista, si tratta di sostituire un sistema improvvisato con regole comuni a tutta l'Ue, autorizzazione giudiziaria e limiti definiti, anche se i sostenitori riconoscono che qualsiasi legge definitiva dovrà contenere garanzie più solide rispetto alle prime bozze.
Anche molti critici accettano questo principio: la maggior parte sostiene un rafforzamento dell'applicazione delle norme a tutela dei minori, purché si concentrino su sospettati specifici invece di prevedere la scansione automatica di tutte le conversazioni.
Un dibattito ancora vivo nell'Unione europea
L'iter della proposta è stato lento all'interno delle istituzioni europee. Il Parlamento ha adottato la sua posizione a novembre 2023, restringendo il campo di applicazione e introducendo garanzie, compreso il tentativo di escludere le comunicazioni con crittografia end-to-end dagli ordini di rilevamento, tema che resta centrale per molti eurodeputati. Il Consiglio ha raggiunto una posizione comune a novembre 2025, ma i negoziati proseguono.
La normtiva temporanea che consente le scansioni volontarie è diventata anch'essa motivo di scontro. L'Ue ha mancato per breve tempo la scadenza per prorogarla all'inizio del 2026, ma ha poi ne esteso la sua validità.
A sostegno della proroga, Tomas Tobé, eurodeputato e vicepresidente del gruppo PPE, ha scritto su X: "Ogni singolo materiale di abuso sessuale su minori che non viene individuato rappresenta una vittima che non viene mai ascoltata e un autore che non viene mai portato davanti alla giustizia. Ecco perché il regolamento transitorio è necessario per colmare l'inaccettabile vuoto giuridico che abbiamo attualmente."
Che cosa è davvero in gioco
"Ciò crea un precedente", ha controbattuto Breyer. "A qualcuno è consentito invadere spazi privati, per ogni evenienza, per monitorarli nel caso in cui vi avvenga qualcosa di illegale? Si potrebbe applicare la stessa logica agli uffici postali, chiedendo di aprire e scansionare tutta la corrispondenza. Si potrebbero installare dispositivi nelle abitazioni private per vedere ciò che vi accade. È un terreno molto scivoloso."
Secondo l'attivista sarebbero le vittime, i whistleblower e i minori coloro che avrebbero più da perdere se gli spazi protetti scomparissero: "Ogni diritto, ogni libertà viene abusata da qualcuno", ha detto. "Ma dobbiamo guardare al beneficio netto. Sono certo che il vantaggio complessivo derivante dall'esistenza di questi spazi e di questi diritti è molto maggiore, che abbiamo molto più da guadagnare che da perdere grazie alla loro esistenza".