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Un partito polacco vuole deportare gli ucraini disoccupati in età di leva, ma farlo è molto difficile

Secondo un nuovo sondaggio, la maggioranza degli intervistati ritiene che la Polonia dovrebbe espellere gli uomini ucraini in età da leva
Secondo un nuovo sondaggio, la maggioranza degli intervistati ritiene che la Polonia dovrebbe espellere gli uomini ucraini in età da leva Diritti d'autore  Euronews/Paweł Głogowski
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Di Glogowski Pawel
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In Polonia vivono oggi circa 1,9 milioni di cittadini ucraini e la maggior parte di loro lavora. Il partito di destra PiS propone di espellere gli uomini in età da leva senza lavoro, ma è una proposta che non tiene conto di molti elementi. Ecco quali

Secondo i dati preliminari presentati dal Ministero dell'Interno e dell'Amministrazione, in Polonia vivono attualmente circa 1,8-1,9 milioni di cittadini ucraini. Il loro tasso di attività professionale è stimato intorno all'80%, un livello vicino a quello registrato tra i polacchi.

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Il partito Diritto e Giustizia (PiS) ha però proposto di deportare dalla Polonia gli uomini ucraini in età di leva che non sono legalmente occupati.

Il vicepresidente del partito, Tobiasz Bocheński, durante la convenzione programmatica del PiS ha sostenuto che in questo modo essi potrebbero partecipare alla difesa del proprio Paese.

Secondo l'ultimo sondaggio IBRiS per Rzeczpospolita, il 67,2% dei polacchi è favorevole all'idea di deportare i cittadini ucraini in età di leva che non sono legalmente assunti.

Quanti sono gli ucraini in età di leva in Polonia che non lavorano

Si è spinto ancora oltre il deputato del PiS Andrzej Śliwka. Difendendo la proposta di deportazione, ha spiegato su Polsat News che, anche se le persone senza lavoro rappresentano circa il 5% degli ucraini presenti in Polonia, a suo avviso si tratterebbe comunque di un numero corrispondente ad almeno "una brigata, forse addirittura a una divisione".

Con una popolazione ucraina pari a 1,8-1,9 milioni, il 5% vorrebbe dire circa 90-95 mila persone. Si tratta però solo di un calcolo aritmetico, non di una cifra ufficiale di uomini ucraini in età di leva che si potrebbero rimandare in Ucraina.

Tra chi non lavora possono esserci persone malate, ferite, non idonee al servizio militare, impegnate nell'assistenza alla famiglia oppure in una diversa situazione giuridica.

Il viceministro del Ministero dell'Interno e dell'Amministrazione (MSWiA), Maciej Duszczyk, in un'intervista a Polsat News ha definito la proposta del PiS "irrazionale e irrealizzabile".

Ha affermato che tra le persone senza lavoro si trovano soprattutto persone non idonee al servizio militare: "In realtà le persone che in Polonia non lavorano sono quelle che si prendono cura dei propri figli con disabilità o i feriti dal fronte che vengono riabilitati in Polonia".

Ha sottolineato che, dato l'elevato tasso di attività lavorativa degli ucraini, il gruppo di persone potenzialmente interessate da una simile misura sarebbe molto ristretto.

"Ricordo che in Ucraina sono state mobilitate 900 mila persone, quindi un contributo del genere non rappresenterebbe alcun aiuto" – ha aggiunto Maciej Duszczyk.

Quanti sono gli ucraini in Polonia che lavorano

Uno degli elementi più importanti dell'ultimo rapporto del MSWiA è l'alto livello di attività lavorativa. Tra i rifugiati di guerra risulta impiegato circa il 65% delle persone.

Il tasso di attività dei cittadini ucraini arrivati in Polonia prima dell'inizio della guerra su vasta scala supera l'80% e, tra gli studenti, è di circa il 95%.

"È il più alto tasso di attività lavorativa in tutti i Paesi dell'Unione europea" – ha valutato il ministro Duszczyk.

Questo dato è significativo, perché nel dibattito pubblico il tema degli ucraini viene spesso presentato soprattutto attraverso il prisma della spesa pubblica.

Le statistiche sul mercato del lavoro mostrano però l'altro lato del fenomeno: la stragrande maggioranza di questa popolazione lavora, percepisce redditi, paga tasse e contributi e spende denaro in Polonia.

Secondo i dati relativi alla fine del 2025, presso l'ente previdenziale ZUS risultavano assicurati circa 857 mila cittadini ucraini. Di questi, circa 251 mila avevano lo status PESEL UKR (rifugiati di guerra).

Gli ucraini sono anche imprenditori. A metà 2025 circa 53,2 mila persone con cittadinanza ucraina svolgevano un'attività economica in Polonia ed erano soggette alle assicurazioni sociali in quanto titolari di impresa.

Dal punto di vista economico, la presenza di un gruppo così numeroso di residenti può essere vantaggiosa per la Polonia, soprattutto in un contesto di problemi demografici e carenza di manodopera in alcuni settori.

Il vicecapo del MSWiA ha riassunto la situazione in modo netto: "Se ci trovassimo nella situazione in cui tutti gli ucraini si mettessero d'accordo e decidessero di non andare al lavoro, l'economia polacca si fermerebbe".

Perché la deportazione degli ucraini è un tema cavalcato dalla destra polacca

Nel sondaggio IBRiS per Rzeczpospolita, condotto il 7 e 8 agosto 2026, agli intervistati è stato chiesto se la Polonia dovrebbe deportare gli uomini ucraini in età di leva che non sono legalmente occupati in Polonia.

A favore di questa soluzione si è espresso il 67,2% degli intervistati. Il 43,8% ha risposto "decisamente sì" e il 23,4% "piuttosto sì". Contrario è stato il 23,4% degli intervistati, mentre il 9,4% non ha espresso un'opinione.

La proposta è stata sostenuta dall'89% degli elettori del PiS. Tra gli elettori di Trzecia Droga (Terza Via) il sostegno è stato del 71%, tra quelli di Konfederacja del 58% e tra gli elettori di Koalicja Obywatelska (Coalizione Civica) del 53%.

Tra i simpatizzanti di Nowa Lewica (Nuova Sinistra), invece, la maggioranza, pari all'87%, si è detta contraria.

Perché non si può "deportare automaticamente gli uomini ucraini"

Sul tema della deportazione abbiamo chiesto il parere di Natalia Panczenko della Fondazione Stand With Ukraine:

"Ci preoccupa che un problema giuridico e sociale così complesso venga usato per costruire slogan semplicistici sulla 'deportazione degli ucraini'.

Se parliamo di una soluzione conforme al diritto, non si tratta di 'deportare tutti gli uomini ucraini', ma di mettere ordine nelle regole della protezione temporanea.

Le attuali decisioni dell'Ue riguardano soprattutto i nuovi richiedenti, non un'espulsione di massa degli uomini che già soggiornano legalmente in Polonia.

Il 15 luglio 2026 l'Ue ha concordato di prorogare la protezione temporanea fino al 4 marzo 2028, introducendo una limitazione per le nuove persone che non rispettano gli obblighi di leva in Ucraina".

Natalia Panczenko richiama inoltre l'attenzione sulle conseguenze per il mercato del lavoro:

"Se la perdita del lavoro dovesse comportare il rischio di perdere anche il diritto di soggiorno e di essere rimandati con la forza, la posizione del lavoratore ucraino rispetto al datore di lavoro verrebbe radicalmente indebolita.

Questo potrebbe aprire la strada ad abusi: pressioni ad accettare salari più bassi, condizioni di lavoro peggiori o a rinunciare a far valere i propri diritti per paura di perdere il posto".

La Fondazione Stand With Ukraine sostiene l'approccio secondo cui non si dovrebbe applicare una responsabilità collettiva alle persone che soggiornano legalmente in Polonia.

"Le persone che oggi vivono legalmente in Polonia hanno il diritto di aspettarsi che le decisioni sul loro status vengano prese sulla base della legge e della loro situazione individuale, non di una responsabilità collettiva" – conclude Panczenko.

Perché l'Ucraina non può decidere sulla deportazione dei propri cittadini dagli Stati Ue

Su richiesta della parte ucraina, gli Stati membri dell'Unione europea stanno conducendo colloqui sull'eventuale esclusione degli uomini ucraini in età di leva dal sistema di protezione temporanea dell'Ue.

Tuttavia, sull'eventuale espulsione decide lo Stato in cui la persona si trova. Il rientro può avvenire nel quadro dell'accordo di riammissione tra Ue e Ucraina, ad esempio se viene accertata l'assenza del diritto di soggiorno e confermata la cittadinanza ucraina.

L'Ucraina può aspettarsi una maggiore partecipazione dei propri cittadini alla difesa del Paese, ma la deportazione dalla Polonia è prima di tutto una questione di politica migratoria polacca e di decisioni delle autorità polacche.

Al momento non esistono meccanismi concordati a livello Ue in base ai quali la Polonia deporterebbe gli uomini e l'Ucraina li incorporerebbe automaticamente nell'esercito.

La Polonia non dispone di statistiche ufficiali e pubblicamente verificate che mostrino quanti uomini ucraini attualmente presenti nel Paese siano effettivamente idonei al servizio militare, per età, stato di salute e status giuridico.

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