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Italia, città sempre più roventi: nelle periferie italiane fino a 39 gradi e cresce la "cooling poverty"

Caldo estremo a Milano
Caldo estremo a Milano Diritti d'autore  AP Photo
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Di Euronews
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Legambiente lancia l'allarme: periferie sempre più calde e povertà di raffrescamento in aumento. Temperature fino a 39 gradi e superfici oltre i 75 gradi, con sette proposte al Governo per adattare le città alla crisi climatica

Le città italiane stanno diventando sempre più calde e, insieme alle temperature, cresce anche un fenomeno ancora poco conosciuto ma destinato ad avere un impatto sempre maggiore: la cooling poverty, ovvero la povertà di raffrescamento. Significa vivere in quartieri dove il caldo è più intenso, gli spazi verdi sono scarsi e molte famiglie non hanno la possibilità economica di proteggersi dalle ondate di calore attraverso abitazioni adeguatamente isolate o sistemi di climatizzazione.

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È il quadro che emerge dal bilancio della campagna 2026 "Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città più fresche, città più giuste", realizzata da Legambiente insieme alla Croce Rossa Italiana e a RSE (Ricerca sul Sistema Energetico). I dati arrivano proprio mentre l'Italia è alle prese con una nuova intensa ondata di calore che interessa gran parte del Paese.

Periferie sempre più bollenti

Tra l'11 giugno e il 17 luglio Legambiente ha monitorato sei quartieri periferici di Napoli, Milano, Roma, Torino, Bari e Terni.

Nelle ore centrali della giornata, tra le 11 e le 16, la temperatura media registrata è stata di 35,9 gradi, con un picco di 39 gradi nel quartiere Barriera di Milano, a Torino, e una minima di 32 gradi nel quartiere San Pietro a Patierno di Napoli.

Si tratta di aree accomunate da redditi medi più bassi e da una maggiore esposizione agli effetti delle isole di calore urbane. Il monitoraggio evidenzia che quasi due infrastrutture su tre (64,4 per cento) risultano completamente esposte al sole durante le ore più calde della giornata, rendendo difficoltoso perfino utilizzare fermate degli autobus, parchi giochi, panchine o percorsi pedonali.

Asfalto e giochi per bambini trasformati in "forni"

Ancora più impressionanti sono le temperature registrate sulle superfici urbane grazie alle termocamere. La media è stata di 45,3 gradi, ma in diversi casi i valori sono risultati molto più elevati.

Il quartiere San Paolo di Bari ha fatto segnare una temperatura media delle superfici di 52 gradi. L'asfalto esposto direttamente al sole ha raggiunto in media 52 gradi, con un record di 62,7 gradi rilevato nel Parco Palatucci di Roma.

Ancora più critica la situazione delle pavimentazioni antitrauma in gomma presenti nei parchi giochi: la temperatura media è stata di 66 gradi, con un picco di 75,6 gradi registrato nel Giardino Giuseppe Saragat di Torino. Valori che possono rappresentare un serio rischio soprattutto per i bambini.

La differenza la fanno ombra e vegetazione. Le stesse superfici, quando coperte dagli alberi, registrano un drastico abbassamento delle temperature: circa 33 gradi per le pavimentazioni gommate e 35 gradi per l'asfalto. Il valore più basso dell'intero monitoraggio, appena 23,5 gradi, è stato rilevato su un terreno naturale vicino a una fontanella nell'area dell'Acquedotto Alessandrino di Roma.

Il caldo arriva sempre prima

L'indagine evidenzia anche un altro cambiamento ormai evidente: le temperature estreme non sono più un fenomeno limitato a luglio e agosto. Negli ultimi undici anni, dal 2015 al 2025, il caldo intenso si è progressivamente anticipato al mese di giugno.

Milano è la città che mostra il cambiamento più marcato. I quartieri che registrano temperature superficiali comprese tra 41 e 45 gradi nel mese di giugno sono passati da appena sei nel 2015 a sessantadue nel 2025.

Roma continua invece a distinguersi per il mantenimento di temperature molto elevate anche ad agosto, con un forte incremento dei quartieri nelle fasce comprese tra 41 e 50 gradi rispetto agli anni precedenti.

Anche Torino, Napoli e Bari registrano un progressivo aumento delle aree urbane che rientrano nelle fasce termiche più elevate, confermando come il fenomeno riguardi ormai gran parte delle grandi città italiane.

Il rischio della "cooling poverty"

Secondo Legambiente il caldo non colpisce tutti allo stesso modo. Le differenze tra quartieri diventano sempre più marcate: dove il reddito è più basso mancano spesso alberi, aree verdi, fontane, edifici efficienti e spazi pubblici ombreggiati. Di conseguenza aumentano i rischi per la salute, soprattutto per anziani, bambini e persone fragili.

"La mancanza di spazi verdi e di soluzioni di raffrescamento aumenta l'esposizione al caldo e il rischio di malori", sottolinea Mariateresa Imparato, responsabile Giustizia climatica di Legambiente, chiedendo di ripensare le città partendo proprio dalle periferie.

Anche il responsabile scientifico Andrea Minutolo evidenzia come le scelte urbanistiche, dalla presenza degli alberi ai materiali utilizzati per pavimentazioni e piazze, influenzino direttamente la capacità delle città di adattarsi a un clima sempre più estremo.

Le sette richieste al Governo

Di fronte a uno scenario destinato ad aggravarsi, Legambiente rivolge sette richieste al Governo, a partire dallo stanziamento delle risorse necessarie per rendere operativo il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC).

Tra le proposte figurano anche un piano dedicato all'adattamento delle aree urbane e costiere, la creazione di una rete nazionale di rifugi climatici nelle città e durante i grandi eventi estivi, il rafforzamento delle infrastrutture verdi e blu, campagne di informazione rivolte ai cittadini, l'attuazione del Piano sociale per il clima e un vasto programma di riqualificazione energetica degli edifici.

Secondo l'associazione ambientalista, intervenire ora significa non solo ridurre gli effetti delle ondate di calore, ma anche rendere le città più vivibili, più resilienti e più eque di fronte a una crisi climatica che sta modificando profondamente il volto delle aree urbane italiane.

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