Il ministero della Difesa polacco ha confermato che la Polonia ha fornito all’Ucraina missili per il sistema Patriot. La decisione ha chiuso le speculazioni sull’entità dell’aiuto, ma ha aperto un conflitto tra governo e presidenza su sicurezza e modalità decisionali
La Polonia ha fornito missili per il sistema Patriot per la difesa aerea all'Ucraina. Secondo il ministero della Difesa polacco (MON), la decisione è stata presa dopo consultazioni con gli alleati e su richiesta delle strutture della NATO responsabili della pianificazione delle operazioni di difesa.
Il dicastero ha sottolineato che il numero di missili trasferiti ha rappresentato solo una piccola parte delle scorte polacche e non ha inciso sulla capacità delle forze armate polacche di difendere lo spazio aereo nazionale. Il MON evidenzia inoltre che la Polonia resta tra i Paesi con accesso prioritario a ulteriori forniture di missili PAC-3 nell’ambito della cooperazione con gli alleati.
Ministero Difesa polacco assicura: la sicurezza della Polonia non è stata indebolita
Dai dati presentati risulta che il valore dell’assistenza militare polacca all’Ucraina ha superato i 16 miliardi di zloty (circa tre miliardi di euro). La quota principale del sostegno è arrivata a Kiev negli anni 2022–2023 e comprendeva, tra l’altro, carri armati, veicoli da combattimento per la fanteria, sistemi d’artiglieria, aerei, elicotteri e vari tipi di munizioni. Nell’elenco figurano anche missili per il sistema Patriot, la cui cessione non era stata finora ufficialmente confermata.
Sulla portata del sostegno si è espresso in diretta su TVN24 il viceministro della Difesa polacco Cezary Tomczyk. Ha sottolineato che la Polonia non ha ceduto all’Ucraina l’intero sistema Patriot, ma solo un numero limitato di missili ad esso destinati. Come ha precisato, la decisione è stata preceduta da un’analisi militare e da consultazioni con gli alleati.
"Parliamo di un numero residuale. Non posso indicare cifre, posso dire che la Polonia è tutelata", ha dichiarato Tomczyk. Ha aggiunto che la Polonia ha fornito all’Ucraina "alcuni missil" e che l’intera operazione è stata concordata con il segretario generale della NATO e con la parte statunitense.
Il vicecapo del MON ha inoltre assicurato che l’assistenza fornita non ha indebolito le capacità difensive del Paese. Ha sottolineato che la Polonia dispone di adeguate garanzie e, in caso di minaccia, può contare sul sostegno degli alleati.
Gli esperti, però, la pensano diversamente. Sottolineano che ogni cessione di missili comporta una riduzione delle scorte e quindi non è del tutto neutrale per le capacità difensive dello Stato.
"L’elemento chiave è l’entità della donazione e lo stato delle riserve, dati che non conosciamo. Se sono state mantenute le scorte operative richieste, la cessione dei missili non deve per forza aver indebolito in modo significativo le capacità polacche. Bisogna anche ricordare che un missile russo abbattuto sopra l’Ucraina non verrà usato contro la Polonia o un altro Paese della NATO", ha dichiarato a Euronews Jędrzej Graf di Defence24.
Il presidente polacco risponde al governo, la controversia non riguarda solo i missili
La conferma della cessione dei missili ha spostato rapidamente il dibattito sul piano politico. I rappresentanti della Cancelleria del presidente avevano già sostenuto di non essere stati adeguatamente informati sulla decisione o sui suoi dettagli. Il governo respinge fermamente queste accuse, affermando che la questione è stata discussa durante riunioni dedicate alla sicurezza dello Stato, alle quali hanno partecipato anche i rappresentanti del presidente.
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente Karol Nawrocki. Rispondendo alle parole del capo del MON, ha sottolineato che la responsabilità per la decisione di cedere i missili ricade sul governo. Ha dichiarato al tempo stesso la propria disponibilità a collaborare alla definizione di soluzioni giuridiche che regolino le future donazioni di equipaggiamento militare.
Di conseguenza, la disputa non riguarda più soltanto il trasferimento dei missili all’Ucraina. Si estende anche alle modalità di assunzione delle decisioni e alle regole di cooperazione tra le principali istituzioni responsabili della sicurezza dello Stato.
"Le decisioni sulla cessione di armamenti rientrano principalmente nelle competenze del governo e del MON e dovrebbero basarsi su un’analisi militare. Non è richiesta l’approvazione formale del presidente per ogni donazione. Per i sistemi di importanza strategica, tuttavia, il flusso di informazioni tra governo, MON, presidente e BBN dovrebbe essere la norma. L’attuale disputa evidenzia soprattutto un problema di comunicazione tra i principali centri di potere dello Stato", ha sottolineato Jędrzej Graf.
L’esperto ricorda che il sistema Patriot resta uno degli elementi chiave della moderna difesa antiaerea e antimissile. I missili PAC-3 sono tra i mezzi più avanzati destinati a contrastare missili balistici e altri bersagli aerei.
"Sono attualmente tra i missili più preziosi che l’Ucraina possa ricevere. I PAC-3 MSE sono progettati per contrastare le minacce balistiche più avanzate, inclusi gli Iskander russi. Proteggono città, infrastrutture critiche e obiettivi militari chiave. Con scorte limitate di effettori, ogni ulteriore lotto ha un’importanza operativa concreta e immediata", ha evidenziato l'esperto.
La Polonia rafforza il proprio arsenale di Patriot. Firmato un contratto per nuovi missili
Parallelamente al dibattito sulla cessione di parte dei missili all’Ucraina, la Polonia sta sviluppando le proprie capacità di difesa aerea. Martedì il capo del MON ha annunciato la firma di un accordo relativo al sistema Patriot, che prevede l’acquisto di ulteriori missili. Serviranno ad aumentare le scorte di munizioni destinate ai sistemi polacchi di difesa antiaerea.
L’espansione del sistema Patriot è uno degli elementi chiave del programma "Wisła", che punta a creare un sistema di difesa aerea multistrato per la Polonia. Il ministero della Difesa sottolinea che aumentare il numero di missili disponibili è fondamentale per mantenere la prontezza operativa e garantire la sicurezza del Paese.