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Nuovo scandalo rifiuti: Ue sequestra 4.200 tonnellate spedite illegalmente in Turchia dall'Italia

Mucche pascolano nella discarica dove finiscono i rifiuti tessili a Old Fadama, ad Accra, in Ghana, il 19 ottobre 2024.
Mucche si trovano sulla discarica dove finiscono i rifiuti tessili a Old Fadama, ad Accra, in Ghana, il 19 ottobre 2024. Diritti d'autore  AP Photo / Misper Apawu
Diritti d'autore AP Photo / Misper Apawu
Di Marta Pacheco
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Gli ispettori hanno individuato un nuovo deposito collegato a un impianto turco di riciclo non conforme alle norme ambientali. Intanto la Francia chiede all'UE di inasprire le misure contro l'ultra fast fashion

Gli investigatori europei antifrode hanno contribuito a smascherare un vasto sistema che esportava illegalmente 4.200 tonnellate di rifiuti tessili dall'Italia alla Turchia, facendo emergere quella che le autorità descrivono come un'operazione redditizia pensata per eludere le norme ambientali e i costi del riciclo.

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L'indagine, guidata dall'Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) in collaborazione con i Carabinieri italiani e le autorità doganali turche, si è concentrata sui rifiuti tessili con un alto contenuto di fibre acriliche.

Poiché questi materiali sintetici permangono nell'ambiente fino a 200 anni e richiedono processi di riciclo più complessi, sono soggetti a norme di smaltimento rigide e costose.

Gli inquirenti hanno accertato che le spedizioni sarebbero state etichettate in modo fraudolento per aggirare tali obblighi.

"Schemi come questo, che offrono vie per eludere illegalmente i costi di riciclo di alcuni tipi di rifiuti tessili o per non rispettare le norme ambientali, rappresentano un'occasione per le reti criminali organizzate di ottenere guadagni illeciti", ha dichiarato il direttore generale dell'OLAF Petr Klement.

Klement ha definito il caso una prova della crescente importanza della cooperazione internazionale nella lotta contro i crimini ambientali e nella tutela sia dell'economia sia dell'ambiente.

Attraverso l'analisi dei flussi commerciali, i dati doganali e le valutazioni della capacità di riciclo, l'OLAF ha individuato spedizioni sospette e ha allertato le autorità turche. I controlli all'arrivo hanno portato alla scoperta di circa 4.200 tonnellate di rifiuti tessili spediti illegalmente dall'Italia.

Gli indumenti vengono considerati sempre più come beni usa e getta, il che esercita una crescente pressione sui sistemi europei di raccolta, selezione e riciclo. Gran parte degli abiti scartati finisce alla fine in discarica o negli inceneritori, sia in Europa sia nei Paesi del Sud globale che ricevono le esportazioni di capi di seconda mano.

L'indagine si allarga

L'inchiesta ha fatto un salto di qualità durante un'ispezione congiunta in Turchia che ha coinvolto funzionari dell'OLAF, esperti ambientali italiani e autorità turche.

Oltre al primo sequestro di 4.200 tonnellate, gli ispettori hanno scoperto quasi 2.100 tonnellate di rifiuti tessili stoccati in un magazzino collegato a un impianto di riciclo che, secondo le accuse, non rispettava le leggi ambientali turche, e un altro cumulo arrivato con una spedizione separata.

Ma le montagne di rifiuti tessili illegali individuate dagli inquirenti non finivano qui.

"Ulteriori 768 tonnellate di rifiuti tessili provenienti dall'Italia e legate allo stesso schema fraudolento sono state rinvenute nel porto turco di Mersin, anch'esse etichettate in modo scorretto e pronte per essere smaltite illegalmente", si legge nella nota dell'OLAF.

L'operazione ha già portato a importanti interventi repressivi in Italia.

Questa settimana i Carabinieri hanno perquisito un complesso aziendale a Brescia collegato alle esportazioni sospette, secondo quanto riferito dall'OLAF. Le autorità hanno sequestrato gli stabilimenti della società, una flotta di camion che sarebbe stata utilizzata nell'operazione e circa €12 milioni di beni finanziari.

I rifiuti tessili nell'UE

Nel 2023 il settore tessile e dell'abbigliamento dell'UE ha generato €170 miliardi di fatturato e dà lavoro a circa 1,3 milioni di persone, ma i rifiuti tessili restano difficili e costosi da riciclare.

Nel 2019 in Europa sono state prodotte circa 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, ma solo circa un quinto è stato raccolto separatamente per il riutilizzo o il riciclo.

In risposta, nel 2025 la Commissione europea ha introdotto nuove norme sulla gestione dei rifiuti tessili, con l'obiettivo di impedire che i rifiuti vengano falsamente etichettati come beni riutilizzabili ed esportati all'estero.

La legislazione rafforza il controllo sulle spedizioni di prodotti tessili e potenzia il ruolo dell'OLAF nel supportare le indagini sul traffico di rifiuti.

Nel tentativo di spingere la Commissione europea ad adottare misure più incisive, una coalizione di cinque Stati membri dell'UE, guidata dalla Francia, ha lanciato un'iniziativa congiunta per inasprire la stretta sull'ultra fast fashion.

In un documento visionato da Euronews, i cinque Paesi avvertono che questo modello di business, in rapida espansione, rischia di compromettere gli obiettivi ambientali dell'Unione, sovraccaricare i sistemi di gestione dei rifiuti e incentivare modelli di consumo sempre più insostenibili.

"Rafforzare la vigilanza e il controllo sulle piattaforme online, potenziare la sorveglianza del mercato e colmare le lacune nell'applicazione della normativa sull'economia circolare e del Regolamento sulla vigilanza del mercato", hanno chiesto i cinque governi, esprimendo la loro preoccupazione per l'ondata di ultra fast fashion che arriva in Europa dalle piattaforme cinesi come Shein e Temu.

Altre richieste rivolte alla Commissione includono "ulteriori requisiti di prestazione" nell'ambito delle norme europee sui rifiuti tessili, a sostegno della transizione verso un sistema di riciclo a circuito chiuso e del rafforzamento dei regimi di responsabilità estesa del produttore.

I cinque Paesi sostengono che queste pratiche alimentano l'iperconsumo e producono volumi enormi di rifiuti tessili.

"In questo ambito siamo relativamente avanti e siamo lieti di poter condividere la nostra esperienza e indicare come anche l'Europa possa progredire insieme su questo fronte", ha dichiarato la ministra francese della transizione ecologica Monique Barbut, a margine di una riunione dei ministri dell'Ambiente il 25 giugno.

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