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Arrestati 103 ambientalisti in Turchia in vista del vertice NATO del 7 luglio ad Ankara

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Di Burcu Basaran
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Prima del vertice NATO, nelle operazioni ad Ankara che hanno coinvolto volontari di TEMA sono state arrestate 103 persone. ALcuni sono docenti universitari e avvocati, tutti accusati di "appartenenza a organizzazione terroristica armata"

In vista del vertice della NATO, ad Ankara è stata messa in atto un'ampia operazione di sicurezza. Su ordine della Procura della Repubblica di Ankara, squadre di polizia e gendarmeria hanno effettuato nei giorni scorsi perquisizioni simultanee, fermando in totale 225 persone. La Procura ha spiegato che l'obiettivo dell'operazione è «far emergere le attività terroristiche in tutto il Paese».

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Dopo gli interrogatori in questura, 135 indagati sono stati trasferiti al tribunale di Ankara. La Procura ha disposto il rilascio di sei persone, mentre le restanti 129 sono state riviate a giudizio con l'accusa di "appartenenza a organizzazione terroristica armata" con la richiesta di custodia cautelare. Il tribunale ha ordinato la detenzione di 103 sospetti e ha imposto misure di controllo giudiziario per altri 26.

Accademici, giornalisti e volontari della TEMA

Tra gli arrestati figurano anche nomi noti all'opinione pubblica. Il rappresentante della Fondazione TEMA ad Ankara, Nevzat Özer, la docente dell'Università di Ankara, professoressa associata Emel Memiş Parmaksız, la direttrice responsabile di Kaos GL, Yıldız Tar, e gli avvocati Semra Demir e Kürşat Bafra sono stati arrestati e trasferiti in carcere.

Nel dispositivo della sentenza il tribunale parla di «esistenza di prove concrete che indicano un forte sospetto di reato». Tuttavia, è stato riferito che durante gli interrogatori non sono stati presentati agli indagati elementi diretti a dimostrare l'appartenenza a un'organizzazione, ma soprattutto domande basate su presunti collegamenti.

«È la prima volta che sentiamo il nome dell'organizzazione»

Le persone fermate e portate davanti al giudice hanno ribadito nelle loro deposizioni di non avere alcun legame con le accuse contestate.

La giornalista Yıldız Tar ha dichiarato: «Ho sentito per la prima volta il nome dell'organizzazione citata in questa inchiesta. Sono una giornalista e, per lavoro, devo seguire gli eventi sociali e trasformarli in notizie. Non avrei mai immaginato di dover affrontare un'accusa del genere».

La professoressa associata Emel Memiş Parmaksız ha definito «del tutto infondata» l'accusa nei suoi confronti di «appartenenza al TKP/ML».

«Sono una scienziata che lavora per lo Stato e per il popolo. Finora ho tenuto corsi sulla pianificazione di bilancio a oltre 350 funzionari pubblici, tra cui personale dei ministeri dell'Interno e della Giustizia e del ramo femminile dell'AKP. Non accetto in alcun modo queste gravi accuse».

Nevzat Özer, rappresentante ad Ankara della Fondazione TEMA, che da decenni opera in Turchia per la tutela dell'ambiente, ha dichiarato: «Da 30 anni lavoro come volontario nella Fondazione TEMA, una delle organizzazioni della società civile più affidabili del Paese. Il nome dell'organizzazione menzionata l'ho sentito per la prima volta in vita mia».

Motivo della custodia cautelare: «Rischio di fuga»

Il giudice di pace penale, a motivazione della misura cautelare, ha richiamato la natura del reato, inserito tra i «reati a catalogo», l'alta entità delle pene previste dalla legge, che renderebbe «concreto il rischio di fuga» per gli indagati, e il fatto che «le misure di controllo giudiziario sarebbero al momento insufficienti».

Nell'ambito dell'indagine sono stati avviati procedimenti giudiziari anche nei confronti di numerosi cittadini anziani e pensionati impegnati in attività ambientali sotto l'ombrello della TEMA.

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