La moglie del presidente del Governo si è presentata al tribunale di Plaza de Castilla per ottemperare all’ordine del giudice, una misura cautelare che ha già impugnato davanti all’Audiencia Provincial di Madrid
Begoña Gómez, moglie del presidente del Governo spagnolo Pedro Sánchez, ha consegnato questo mercoledì il proprio passaporto al giudice Juan Carlos Peinado presso i tribunali di Plaza de Castilla, a Madrid Madrid, in ottemperanza alle misure cautelari disposte nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria.
La consegna è avvenuta in serata: Gómez si è presentata al complesso giudiziario in auto e ha avuto accesso agli uffici tramite il garage, secondo fonti presenti sul posto.
Il provvedimento rientra nel quadro dell’indagine che la vede coinvolta per presunti reati di traffico di influenze, corruzione e appropriazione indebita. La difesa ha presentato ricorso contro la decisione davanti all’Audiencia Provincial di Madrid, sostenendo l’assenza dei presupposti per l’adozione delle misure cautelari.
Con la consegna del passaporto, Gómez non potrà lasciare l’area Schengen e sarà inoltre obbligata a presentarsi ogni 15 giorni davanti all’autorità giudiziaria. Una misura che, per la sua portata, ha assunto anche una rilevanza politica, considerando il ruolo istituzionale del marito.
L’inchiesta riguarda le attività svolte da Gómez presso l’Università Complutense di Madrid e i suoi rapporti con diverse imprese private. Secondo il giudice istruttore, esisterebbero indizi relativi ai reati contestati, mentre sarà il tribunale competente a stabilire l’eventuale responsabilità penale.
Il procedimento, avviato nel 2024, ha generato un forte dibattito politico e giuridico in Spagna. La Congreso de los Diputados è stata teatro di un intervento del premier Sánchez, che proprio nella stessa giornata ha commentato il caso, criticando la proporzionalità delle misure cautelari adottate nei confronti della moglie.
Mentre le parti accusatrici chiedono che il caso approdi a giudizio, sia la Procura sia la difesa di Gómez sostengono invece la necessità di un’archiviazione, ritenendo insufficienti gli elementi raccolti per sostenere un’accusa penale.