Il giudice Juan Carlos Peinado ha disposto il rinvio a giudizio per Begoña Gómez e le ha vietato di lasciare la Spagna senza autorizzazione del tribunale, una misura senza precedenti nella recente storia democratica del Paese
Il giudice Juan Carlos Peinado ha disposto l’apertura del processo a carico di Begoña Gómez, moglie del presidente del Governo Pedro Sánchez, per i presunti reati di traffico di influenze, corruzione negli affari, malversazione e appropriazione indebita.
Inoltre, il magistrato ha imposto misure cautelari a Gómez e a Cristina Álvarez, consigliera della Moncloa. Tra queste figurano il ritiro del passaporto, il divieto di lasciare il territorio nazionale senza autorizzazione giudiziaria e l’obbligo di presentarsi periodicamente in tribunale durante lo svolgimento del procedimento. Il terzo imputato nel caso, l’imprenditore Juan Carlos Barrabés, resta escluso da queste misure.
La decisione arriva dopo l’udienza preliminare celebrata questa settimana, nella quale le parti accusatrici hanno chiesto che gli indagati siano giudicati da una giuria popolare e hanno sollecitato restrizioni per scongiurare un eventuale rischio di fuga. La Procura e le difese, al contrario, hanno chiesto l’archiviazione del procedimento, ritenendo che non vi siano indizi sufficienti a sostenere un’accusa penale.
L’inchiesta giudiziaria si concentra sull’attività svolta da Gómez nell’ambito dell’Universidad Complutense de Madrid e sui suoi rapporti con imprese private. Il giudice ravvisa indizi dei quattro reati che hanno sorretto l’indagine negli ultimi mesi, anche se spetterà al tribunale competente stabilire in via definitiva se esista una responsabilità penale.
Il procedimento, avviato nel 2024, è stato accompagnato da un’intensa controversia politica e giuridica. Mentre le parti accusatrici sostengono che vi siano elementi sufficienti per celebrare un processo, sia la Procura sia la difesa di Gómez hanno contestato ripetutamente l’inchiesta e hanno denunciato irregolarità nell’istruttoria.