A dieci anni dal referendum sulla Brexit, si dimette Keir Starmer, sesto premier a lasciare dal 2016. Mentre il Reform Party di Farage vola nei sondaggi, il 53% dei britannici vuole tornare nell'Ue, con primi passi concreti come il rientro in Erasmus+ nel 2027
Poche cose avrebbero potuto segnare in modo più simbolico i dieci anni dal referendum sulla Brexit, e il caos che ne è seguito, quanto l’uscita di scena di un altro primo ministro britannico.
Sir Keir Starmer è il sesto premier - il primo laburista - a lasciare l’incarico dal referendum del 23 giugno 2016, un voto che ha ridisegnato la politica britannica e ha avuto ripercussioni in tutta Europa.
Ne è seguito un decennio di turbolenze politiche, che ha lasciato profonde cicatrici su entrambi i grandi partiti tradizionali del Paese.
I Labour, partito di centro-sinistra, faticano a ritrovare un equilibrio dopo la vittoria alle elezioni del 2024, mentre i Conservatori hanno un problema di consensi dopo anni di scandali e austerità, in più minacciati dal Reform Party, partito di estrema destra guidato da Nigel Farage, che negli ultimi mesi macina consensi in tutto il Paese.
Eppure, dietro il caos politico, il Regno Unito e l'UE sembrano riavvicinarsi lentamente.
Dieci anni fa il 52% ha votato per uscire dall’UE, ma oggi i pareri si sono capovolti: il 53% dei britannici vorrebbe che il Paese tornasse nel blocco. Circa il 37% sostiene questa opzione con convinzione, secondoun sondaggio di Best for Britain,una piattaforma di ricerca politica focalizzata sulla Brexit.
Quali passi concreti ha compiuto il Regno Unito verso l’UE?
Il fronte “Remain”, o “Rejoin”, appare oggi prevalente, anche perché il 23% di chi aveva votato Leave ha cambiato idea.
Non si tratta però solo di sondaggi o di rapporti più cordiali tra i leader delle aree: si stanno compiendo passi concreti anche sul piano delle politiche.
Per esempio, il Regno Unito rientrerà nel programma di scambio di studenti Erasmus+ dell’UE nel 2027.
Gli scienziati britannici sono inoltre tornati a partecipare al programma europeo di osservazione della Terra Copernicus e potranno presentare domanda per i finanziamenti di Horizon Europe, il principale programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione.
Il sentimento filo-europeo riuscirà a mantenere slancio nel Regno Unito?
Mentre l’opinione pubblica nel Regno Unito sembra tornare a guardare al continente, emerge un paradosso che potrebbe stroncare le speranze dell’UE alle prossime elezioni generali.
Il Reform Party di Nigel Farage guida in modo netto e costante i sondaggi con il 24%, mentre Labour e Tory sono alla pari intorno al 19%, secondo l’ultima rilevazione di YouGov.
La maggior parte degli elettori di Reform non ha cambiato idea sulla Brexit. Anzi, la maggioranza (55%) non solo vuole che il Regno Unito resti fuori dall’UE, ma sostiene anche un ulteriore allentamento dei legami con Bruxelles, secondo il sondaggio di Best for Britain.
Quale sarà il prossimo capitolo del dramma Brexit?
Con tutti gli interrogativi aperti dopo l’annuncio dell’addio di Starmer e l’incertezza sul suo successore, è difficile fare previsioni al momento, persino per Anand Menon, direttore dell’istituto di ricerca UK in a Changing Europe.
"Credo che dipenda da cosa accadrà sul piano geopolitico, dall’esito dell’attuale reset nelle relazioni con l’UE e da chi sarà il prossimo primo ministro", ha dichiarato a Europe in Motion.