La premier italiana ha smesso di rispondere al presidente degli Stati Uniti e i suoi più importanti ministri cercano di buttare acqua sul fuoco. Ma rimane il nodo delle spese militari e una paura inconfessabile: che l'universo Maga tiri la volata al nuovo partito di destra di Vannacci
La presidente del Consiglio italiana non torna a rispondere direttamente alla Casa bianca che ha terremotato i rapporti Roma-Washington nelle ultime 72 ore. Ma, oltre che sull'utilizzo delle basi Usa su territorio italiano, è nell'intervista del quotidiano La Repubblica all'ex ideologo dell'universo Maga Steve Bannon che probabilmente va ricercata l'origine della querelle tra la premier italiana Giorgia Meloni e il presidente Usa Donald Trump.
Sottotraccia ci potrebbe essere un timore inconfessabile: che la galassia Maga possa puntare su qualcun altro, magari Roberto Vannacci che con il suo nuovo partito Futuro Nazionale ha destabilizzato le sicurezze dell'alleanza di centrodestra al governo su una possibile vittoria alle prossime elezioni.
Cos'ha detto Steve Bannon su Giorgia Meloni
"Quando gli Stati Uniti hanno avuto bisogno di un alleato che si schierasse e sostenesse uno sforzo navale congiunto, per mantenere aperte le rotte di Hormuz, del Mar Rosso e di Suez, dove passano il petrolio e il gas diretti verso l’Europa, lei si è tirata indietro".
L’ex consigliere e manager della prima campagna elettorale vinta dal capo della Casa Bianca era stato un grande sostenitore di Meloni, ma poi si è convinto che lei non facesse sul serio nella costruzione del progetto di una internazionale sovranista che promuovesse le idee del movimento Maga in tutto il mondo, a partire dall’Europa.
"Lei era fantastica, ma ormai è diventata una globalista totale. Ha giocato il gioco dell’Unione europea perché le servivano i soldi, e quello della Nato. Parla tanto dell’Ucraina, ma quando si tratta di mandare finanziamenti e truppe cambia la canzone. Francamente, credo che nulla di quanto dice sia rilevante, perché non ha risorse economiche e militari per sostenerlo. Non la prendo più seriamente e nessuno negli Usa lo fa".
E chiosa caustico: "Come ho detto ormai per anni, Meloni non è mai stata un ponte per il presidente verso l’Europa. Questa era una fantasia costruita da lei stessa (...) Lei non è un’amica degli Stati Uniti e ci saranno conseguenze".
Cos'ha detto Antonio Tajani sulla polemica Trump-Meloni
"Bisogna abbassare i toni e lavorare" sembra rispondere il ministro degli esteri e vicepremier Antonio Tajani in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera. "Essere alleati leali degli Usa, come siamo, non significa rinunciare alla nostra sovranità: non siamo sudditi di nessuno. Adesso occorre evitare che tutto questo si traduca in un danno politico, economico e diplomatico: l’Italia e l’Europa hanno bisogno di un rapporto solido con gli Usa, allo stesso modo gli Usa hanno bisogno dell’Europa e dell’Italia"
È lui, infatti, che ha confermato che parteciperà il 2 luglio alla grande festa a Villa Taverna per festeggiare i 250 anni dell'indipendenza americana (dovrebbero andare almeno i due vicepremier, quindi assieme a Matteo Salvini, che però non ha ancora ufficialmente confermato) ed è sempre lui che, dopo aver rinunciato al Forum di Miami, ha informato il segretario di stato Usa Marco Rubio che si vedranno in occasione del Vertice Nato di Ankara.
Qual è la posizione del ministro della Difesa Guido Crosetto
Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto continua a tessere la tela con l’altro lato dell’Atlantico, pure in questo momento scombinato: nelle ultime ore ha sentito il suo omologo, Pete Hegseth, che aveva incontrato giovedì a Bruxelles alla Nato, poco prima del patatrac. Nessuno nel governo vuole che lo scontro politico abbia conseguenze pratiche in Italia: le basi Usa sono essenziali anche per la difesa aerea italiana.
Ma è evidente che i rapporti con Washington si sono incrinati da quando, a fine marzo, il ministero della Difesa ha negato a due caccia statunitensi il permesso di atterrare nella base di Sigonella in Sicilia.
Il ragionamento che si fece all'epoca più o meno fu questo: i caccia sono armati e probabilmente si dirigono in Medio Oriente, secondo le regole non possono atterrare. Se volessero farlo, secondo una procedura precisa, dovrebbero prima consultare il governo italiano, che a sua volta dovrebbe coinvolgere il Parlamento.
Così come, haribadito più recentemente Tajani, bisognerà coinvolgere il Parlamento prima di un ok operativo alla partecipazione italiana a una missione navale per tenere aperto lo stretto di Hormuz.
Qual è il prossimo appuntamento tra Meloni e Trump: il nodo delle spese militari
Il 7 luglio Giorgia Meloni e Donald Trump saranno di nuovo seduti allo stesso tavolo. Ad Ankara, in Turchia, al vertice annuale della Nato. L'Italia è salita al 2,8% delle spese militari programmate, ma con una quota di almeno 0,7% di spese per la sicurezza in senso lato, investimenti che possono riguardare in pratica tutto o quasi, ma non strettamente armamenti.
Lo ha detto la stessa premier in Parlamento prima di partecipare al Consiglio europeo della settimana scorsa, sottolineando a chiare lettere che non si tratta di spese militari tradizionali.
L’Italia avrebbe anche potuto presentare risultati migliori e certificare un 1,5% di spese per sicurezza già fatte, quindi arrivando al 3,5% del piano di crescita dei contributi europei al funzionamento della Nato, ma è stata presa una decisione politica.
"Abbiamo deciso di non farlo dopo una riflessione ben precisa — fanno filtrare fonti di governo — intanto gli accordi dell’Aja prevedono di salire al 5% in dieci anni, quindi c’è tutto il tempo, in secondo luogo è stato scelto un profilo aderente alle reali esigenze e agli investimenti fatti in sicurezza, senza alcuna volontà di ingraziarci Washington e al tempo stesso di spaventare coloro fra gli italiani che pensano che le spese dell’Alleanza debbano venire dopo quelle sociali".
Quali sono i prossimi appuntamenti internazionali della premier Meloni
Intanto, in attesa della Turchia, questa settimana Meloni si ritroverà su due palcoscenici internazionali. Volerà mercoledì a Berlino e giovedì ad Antibes, in Francia. Nel primo caso per un riunione del formato E5, che al governo francese, inglese e tedesco allarga il primo gruppo di contatto con l’Ucraina alla Polonia e all’Italia. Nel secondo, per il primo appuntamento di quel trattato del Quirinale che fu firmato da Mario Draghi e che vedrà per la prima volta i due governi riunirsi in una sorta di consiglio dei ministri congiunto. Per la parte italiana arriveranno sulla Costa Azzurra ben 9 ministri ed è previsto bilaterale con il presidente francese Macron.
Resta comunque lo scompiglio con Washingon da riassettare. Ci si aspetta la solidarietà dei leader europei, ma senza più l’asse con Trump e senza Orbán da tenere a bada il peso di Giorgia Meloni in Ue rischia di essere affievolito e la posizione dell'Italia nello scacchiere geopolitico potrebbe essere più appiattita del solito su quella europea.