Antonio Tajani parla con Euronews sul ruolo dell'Italia nelle crisi attuali: Hormuz, Ucraina e Libano. Ma soprattutto non nasconde un certo fastidio per l'esclusione dell'Italia dall'iniziativa diplomatica di Francia, Germania e Regno Unito a Mosca. Se ne parlerà questo lunedì al G7 di Evian
La grande diplomazia evoca a fasi alterne una possibile distensione sui due principali fronti di guerra, Iran e Ucraina, dove gli USA restano il fattore determinante di entrambi i processi.
In quasi tre mesi, Trump ha promesso "un accordo a giorni con l'Iran" almeno trentanove volte, e almeno trentotto lo ha disatteso. Nella speranza che questa sia la volta buona, il ministro degli esteri Antonio Tajani è soprattutto preoccupato su come difendere la libertà di navigazione messa a dura prova dalla strozzatura dello Stretto di Hormuz .
"Speriamo che si possa veramente cercare di costruire un cessate il fuoco anche per permettere poi il passaggio delle navi attraverso Hormuz che poi è il nostro principale problema economico in questo momento".
Euronews incontra il ministro al margine dell'evento Il Mediterraneo Strategico organizzato dal Luiss Diplomatic and Security Forum. Non può sottrarsi alla domanda sul ruolo che avrà l'Italia nella coalizione, lanciata a maggio di quest'anno ma ancora ferma, che punta almeno a garantire il transito commerciale e a proteggere la catena di approvvigionamento alimentare e di fertilizzanti verso i Paesi vulnerabili
"La coalizione internazionale della quale noi siamo pronti a far parte può intervenire soltanto quando c'è un cessato il fuoco, non adesso. Serve arrivare a un cessate il fuoco, arrivato a cessato il fuoco, ci impegneremo tutti per garantire la libertà di navigazione, questo è il punto fondamentale".
Resta da vedere qual sarà il peso di Israele nell'attuale situazione. E qui il capo della diplomazia internazionale si lascia sfuggire una frase più dritta del solito: "Israele ha il diritto ad esistere, ha il diritto di non essere attaccato da Hezbollah e dall'Iran ma non ha il diritto di attaccare il Libano".
Disappunto italiano per il formato E-3 sull'Ucraina
Tajani viene anche incalzato sulla guerra in Ucraina, in particolare sull'iniziativa diplomatica di Francia, Germania e Regno Unito (il cosiddetto formato E-3)che rispondono all'appello di Kiev per aprire negoziati diretti con il Cremlino. Ma chi sceglie il negoziatore?
"Non lo decide Putin e non lo decidono neanche due Paesi da soli, lo decide tutta l'Unione Europea. Se uno rappresenta tutta l'Europa deve essere una persona scelta dall**'Unione Europea**".
Evidente l'insoddisfazionedel Capo della Farnesina per l'esclusione dell'Italia dal direttorio europeo per la guerra e la pace in Ucraina composto di Parigi, Berlino e Londra. Mentre Antonio Tajani si avvia di fretta alla conferenza, in extremis si lascia sfuggire stizzito che "quando si è in tre non si può parlare in nome di ventisette".
Anche la Presidente del consiglio Giorgia Meloni nella mattinata di giovedì aveva criticato alla Camera il formato E-3 affermando che "nessun formato ha il potere di parlare a nome di tutta l'UE".