Sono già circa 18 mila i satelliti in orbita terrestre e decine di migliaia potrebbero arrivare nei prossimi anni. Gli scienziati lanciano l’allarme: servono regole per proteggere ricerca e spazio
Lo spazio rischia di diventare troppo affollato. La corsa al lancio di nuovi satelliti, con migliaia di dispositivi già in orbita e decine di migliaia pronti a essere inviati nei prossimi anni, potrebbe compromettere le osservazioni astronomiche, aumentare il rischio di collisioni e rendere più complessa la gestione dell’ambiente orbitale.
Oggi attorno alla Terra ruotano circa 18 mila satelliti e oggetti spaziali operativi o ancora presenti in orbita, una quantità destinata a crescere rapidamente con lo sviluppo delle megacostellazioni per telecomunicazioni, internet satellitare e osservazione terrestre.
A lanciare l’allarme è Pietro Ubertini, vicepresidente del Committee on Space Research (Cospar), durante l’edizione 2026 dell’assemblea scientifica internazionale dedicata allo spazio, ospitata alla Fortezza da Basso di Firenze fino all’8 agosto.
L’appuntamento riunisce oltre 3.000 scienziati, ricercatori e rappresentanti dell’industria provenienti da circa 75 Paesi, chiamati a confrontarsi sulla necessità di rendere più sostenibile la nuova era spaziale.
“Non possiamo fermare il progresso – ha spiegato Ubertini – ma dobbiamo valutarne i rischi per la ricerca sia da terra sia dallo spazio e mitigare gli effetti negativi facendo interagire scienza e industria”.
A cosa servono i satelliti: internet, clima, navigazione e sicurezza
I satelliti sono diventati una componente essenziale della vita quotidiana, anche se spesso la loro presenza resta invisibile. Le loro funzioni spaziano dalle comunicazioni alla ricerca scientifica.
Le principali applicazioni sono:
- telecomunicazioni e internet satellitare: consentono collegamenti in aree remote prive di infrastrutture terrestri;
- navigazione e geolocalizzazione: sistemi come il GPS e Galileo permettono il funzionamento di smartphone, trasporti, logistica e servizi di emergenza;
- osservazione della Terra: monitorano cambiamenti climatici, deforestazione, incendi, oceani, agricoltura e fenomeni meteorologici estremi;
- ricerca scientifica: telescopi spaziali e missioni dedicate studiano galassie, buchi neri, onde gravitazionali e l’evoluzione dell’universo;
- sicurezza e difesa: vengono utilizzati per comunicazioni strategiche, sorveglianza e monitoraggio.
Il problema nasce dal rapido aumento delle cosiddette megacostellazioni satellitari, reti composte da migliaia di satelliti collocati soprattutto nell’orbita bassa terrestre (LEO), cioè fino a circa 2.000 chilometri di altezza.
Le orbite basse diventano sempre più congestionate
La crescita dei satelliti ha portato enormi vantaggi economici e tecnologici, ma anche nuove criticità. Secondo Ubertini, le migliaia di oggetti lanciati in orbita stanno creando interferenze con le osservazioni astronomiche.
Il problema riguarda soprattutto tre aspetti: luminosità, scie e segnali radio.
I satelliti possono infatti attraversare il campo visivo dei telescopi lasciando tracce luminose che disturbano le immagini astronomiche. Le emissioni radio possono inoltre interferire con alcune osservazioni scientifiche, rendendo più difficile studiare fenomeni estremamente deboli provenienti dallo spazio profondo.
L’Osservatorio europeo australe (ESO) ha evidenziato che l’aumento delle costellazioni satellitari potrebbe avere un impatto significativo sulla capacità dei telescopi di osservare il cielo notturno, soprattutto se i progetti futuri di lancio dovessero essere realizzati su larga scala.
Il rischio dei detriti spaziali: una nuova emergenza orbitale
Un altro tema centrale è quello dei detriti spaziali, cioè satelliti non più funzionanti, frammenti di razzi e pezzi generati da collisioni.
Secondo i dati dell’Agenzia spaziale europea (ESA), in orbita sono tracciati decine di migliaia di oggetti, mentre si stima la presenza di oltre 1,2 milioni di frammenti più grandi di un centimetro, potenzialmente in grado di danneggiare satelliti operativi.
Il timore degli esperti è quello di un effetto a catena, noto come sindrome di Kessler: una collisione potrebbe produrre migliaia di nuovi frammenti, aumentando il rischio di ulteriori impatti e rendendo alcune orbite sempre più difficili da utilizzare.
Per questo motivo cresce l’attenzione verso la gestione del traffico spaziale, con nuove regole per il controllo delle missioni, la rimozione dei satelliti a fine vita e la riduzione dei rischi.
La sfida del futuro: regolare lo spazio senza fermare l’innovazione
La nuova corsa allo spazio non è più guidata soltanto dagli Stati. Aziende private con enormi capacità finanziarie stanno sviluppando reti satellitari globali per internet, comunicazioni e servizi digitali.
Secondo gli scienziati riuniti a Firenze, la soluzione non è bloccare lo sviluppo tecnologico, ma costruire un sistema di regole condivise che permetta alla ricerca e all’industria di convivere.
“Serve una ricerca spaziale sostenibile per il pianeta”, ha sottolineato Ubertini, ricordando che la sfida riguarda sia le osservazioni astronomiche dalla Terra sia le future missioni nello spazio.
L’assemblea Cospar 2026 rappresenta proprio il luogo dove scienziati, agenzie spaziali e imprese stanno cercando un equilibrio tra innovazione e tutela dell’ambiente orbitale. Un equilibrio sempre più necessario, perché lo spazio, anche se immenso, non è una risorsa infinita.