Mosca ha rilasciato più di 1.100 visti a cittadini stranieri che condividono i “valori tradizionali russi”. Il programma, lanciato nel 2024, punta ad attrarre persone dai Paesi occidentali
La Russia ha rilasciato oltre 1.100 visti a cittadini stranieri che dichiarano di condividere i cosiddetti "valori tradizionali russi". Lo ha reso noto il ministero degli Esteri di Mosca, pubblicando i dati aggiornati al 2025 relativi al programma introdotto lo scorso anno e soprannominato dai media occidentali "visto anti-woke".
Secondo le autorità russe, il provvedimento è destinato ai cittadini provenienti da Paesi che, a giudizio di Mosca, promuovono «orientamenti ideologici neoliberali distruttivi». Tra i beneficiari figurano soprattutto cittadini di Germania, Francia e Stati Uniti. In particolare, sono stati concessi 168 visti a cittadini tedeschi, 140 a francesi e 105 ad americani.
Nell'elenco dei Paesi da cui provengono i richiedenti compaiono anche Italia, Lettonia, Lituania, Canada e Australia.
Il visto consente l'ingresso nel territorio russo e una permanenza fino a tre mesi. Al termine di questo periodo, i titolari possono presentare domanda per ottenere un permesso di soggiorno.
L'iniziativa si inserisce nella più ampia strategia ideologica promossa dal Cremlino negli ultimi anni. Dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina nel 2022, la leadership russa ha intensificato la contrapposizione ai valori sociali e culturali dell'Occidente, descritti dal presidente russo Vladimir Putin come espressione di una società in declino morale.
All'inizio di giugno, Putin è tornato a elogiare il programma, sostenendo che in diversi Paesi occidentali sarebbe in corso un tentativo di "abolire i valori tradizionali della famiglia". Il presidente russo ha presentato il visto come uno strumento per accogliere coloro che condividono una visione conservatrice della società e intendono trasferirsi in Russia.
Il programma rappresenta uno degli strumenti con cui Mosca cerca di rafforzare la propria narrativa identitaria sul piano internazionale, proponendosi come punto di riferimento per chi si oppone ai cambiamenti culturali e sociali associati all'Occidente contemporaneo.