Lunedì a Biała Podlaska, al confine con la Bielorussia, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco l'artista dissidente russo Simon Skrepetski. La magistratura valuta varie ipotesi, incluso un possibile omicidio di esecuzione. Arrestati due bielorussi
Lunedì mattina un uomo non identificato si è avvicinato a Robert Kuzovkov, nei pressi dell'abitazione dell'artista a Biała Podlaska, nell'est della Polonia, e lo ha ucciso con cinque copi di pistola, gli ultimi quando la vittima, di 44 anni e con un passato di critiche al presidente della Russia, era già a terra.
Gli inquirenti della Procura distrettuale di Lublino stanno indagando su un’esecuzione di stampo mafioso, dunque mirata. «Le conclusioni preferirei lasciarle a voi», ha dichiarato a Euronews il portavoce della Procura, Marcin Kozak, aggiungendo che «nel corso dell’indagine ci saranno ancora molti arresti».
Chi era Simon Skrepetski, ucciso in Polonia
L'artista satirico, noto con lo pseudonimo Semyon Skrepetsky, viveva in Polonia dal 2021 dopo avere lasciato la Russia per timore di repressioni. Secondo i media, pochi giorni prima della morte aveva partecipato a una manifestazione davanti all’ambasciata russa a Berlino, dove presentava opere e performance anti-Putin.
Skrepetski nelle sue caricature prendeva di mira non solo Vladimir Putin, ma anche il leader ceceno Ramzan Kadyrov e l’intero sistema politico della Federazione russa. Fino al 15 giugno, sul suo canale Telegram, aveva denunciato le minacce di morte ricevute. In uno dei post scriveva che nazionalisti russi e sostenitori del Cremlino promettevano una vendetta contro di lui.
Portavoce della Procura: «In questa vicenda ci saranno ancora molti arresti»
Nel corso delle indagini, sono stati fermati due cittadini bielorussi di 37 e 33 anni nei pressi del Consolato della Repubblica di Bielorussia. I due sono stati interrogati ma non ci sono ancora accuse, ha sottolineato a Euronews Marcin Kozak, aggiungendo che l’indagine ha molti filoni.
«Stiamo esaminando diverse versioni dei fatti, con gradi di probabilità differenti, ma non possiamo escludere neppure un movente di natura privata, perché, per quanto la vicenda appaia sensazionale, potrebbe rivelarsi semplicemente un normale caso di cronaca. Ma queste sono davvero solo mie speculazioni», ha affermato il portavoce della Procura di Lublino.
Come riferisce la procura, sul luogo del delitto sono stati repertati cinque bossoli e un proiettile calibro 9 mm Luger Geco. «Voglio sottolineare che in questa vicenda ci saranno ancora numerosi arresti e perquisizioni, controlli d’identità e fermo di veicoli. Verificheremo ogni pista. Oggi in conferenza abbiamo chiesto a tutti coloro che, al momento dei fatti, nella zona dell’omicidio, avessero eventualmente registrato persone che si dirigevano verso il luogo o veicoli che vi si avvicinavano, di mettersi in contatto con noi», ha proseguito Kozak.
Procura su morte Kozak: «Le conclusioni si impongono da sole»
Al momento la magistratura non fa ipotesi ufficiali sul movente dell'omicidio, lasciando tuttavia intendere che, con ogni probabilità, si sia trattato di un’esecuzione.
«Vorrei lasciare a voi le conclusioni. Ho presentato i fatti: un aggressore si avvicina a un uomo sul marciapiede, gli spara tre colpi alla schiena e, dopo la caduta della vittima, si avvicina e spara altre due volte. Le conclusioni, credo, si impongono da sole, ma io sono tenuto ad attenermi ai fatti», ha detto il portavoce in conferenza stampa.
La morte di Simon Skrepetski si inserisce in un contesto più ampio, quello della sorte di artisti, attivisti e oppositori russi critici nei confronti del Cremlino. Uno dei simboli più noti di tale dissenso resta il gruppo musicale Pussy Riot: le sue componenti, incarcerate e perseguitate per le proteste anti-Putin, il 7 maggio hanno messo in scena a Venezia una protesta contro la presenza russa alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte (Biennale).
Negli ultimi anni molti oppositori di Vladimir Putin sono stati costretti all’esilio e una parte di loro ha subito minacce, repressioni o procedimenti penali.
Il caso più eclatante resta quello di Alexei Navalny, che dopo essere stato avvelenato e incarcerato è morto in una colonia penale russa nel 2024. Il Cremlino respinge le accuse di omicidio dell’oppositore e le ha rilanciate all’Occidente, reo di strumentalizzare il caso contro la Russia.
Nel 2025, tuttavia, la vedova dell’oppositore, Yulia Navalnaya, ha reso noto che analisi effettuate da laboratori stranieri con il sostegno dei governi di cinque Paesi hanno evidenziato la presenza di epibatidina, una potente neurotossina presente nel veleno di alcune specie di rane, nei campioni prelevati dal corpo di Alexei Navalny.