Il Patto UE su migrazione e asilo entrerà pienamente in vigore il 12 giugno. Mira a creare un sistema europeo vincolante per accelerare i controlli alle frontiere e ripartire l’accoglienza dei richiedenti asilo tra tutti gli Stati membri. I singoli Paesi sono pronti?
Nel 2025 l'UE ha registrato 669.400 domande di asilo presentate per la prima volta e 178.000 attraversamenti irregolari delle frontiere.
Le dimensioni del fenomeno stanno mettendo sotto pressione i cinque Stati membri lungo la rotta del Mediterraneo centrale: Spagna, Italia, Francia, Germania e Grecia hanno ricevuto l'83% di tutte le prime domande di asilo.
I Paesi in prima linea non dispongono della capacità materiale per ospitare i richiedenti e le procedure possono richiedere anni, lasciando centinaia di migliaia di persone vulnerabili in un limbo giuridico. Anche i bilanci locali non riescono a garantire un'assistenza sanitaria, un'istruzione e un sostegno sociale adeguati nel lungo periodo.
Il Patto UE su migrazione e asilo punta ad alleggerire questa pressione coinvolgendo maggiormente i Paesi che non si trovano alle frontiere: gli Stati devono scegliere se ricollocare sul proprio territorio una quota prestabilita di richiedenti asilo (la soglia minima è di 30.000 persone all'anno) oppure versare circa 20.000 euro per ogni richiedente rifiutato in un fondo comune dell'UE.
L'obiettivo è anche accelerare le procedure imponendo agli Stati di frontiera di effettuare i controlli di identità, sanitari e di sicurezza entro sette giorni dall'arrivo del richiedente. Il Patto prevede inoltre l'aggiornamento della banca dati Eurodac, il miglioramento del sistema comune di tracciamento e procedure più rapide per determinate categorie di richiedenti.
Il Patto è però solo metà della storia. La proposta più controversa della Commissione per affrontare la crisi migratoria è il Regolamento sui rimpatri, una legge separata che punta ad ampliare in modo significativo i poteri di espulsione.
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