Il ministro dell’Interno francese Laurent Nuñez ha ricevuto a place Beauvau il collega algerino Saïd Sayoud per la seconda riunione in sei mesi. Parigi afferma che sono stati trattati tutti i principali dossier bilaterali, compreso il caso del giornalista Christophe Gleizes
Una relazione franco-algerina più pragmatica e orientata ai risultati concreti sembra oggi nuovamente possibile. È questa la direzione auspicata dal governo francese, che ha recentemente accolto a Parigi il ministro dell’Interno algerino Saïd Sayoud, in un incontro che segue di circa tre mesi e mezzo la visita a Algeri del ministro francese Laurent Nuñez.
L’appuntamento al ministero dell’Interno francese rappresenta una sorta di “match di ritorno” diplomatico, durante il quale le due parti hanno proseguito la ripresa del dialogo su un ampio ventaglio di dossier: dalla lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata fino alla revisione dell’accordo bilaterale del 1968, che la Francia intende aggiornare per renderlo più coerente con le sfide attuali.
Cooperazione migratoria e rimpatri
Uno dei nodi centrali dei colloqui resta la gestione dei flussi migratori e, in particolare, il tema dei rimpatri. Per mesi, i rapporti tra Parigi e Algeri sono stati segnati da tensioni proprio su questo fronte, con la Francia impegnata a ottenere una maggiore collaborazione da parte algerina nel riconoscimento e nel ritorno dei propri cittadini irregolari.
Secondo diversi rapporti associativi, nel 2025 circa il 30% delle persone trattenute nei centri di detenzione amministrativa in Francia continentale sarebbe di nazionalità algerina, un dato che evidenzia la rilevanza del dossier migratorio nelle relazioni bilaterali.
L’incontro del 1° giugno ha però segnato un cambio di tono: il ministero dell’Interno francese ha parlato di una “ripresa di una cooperazione leale” con l’obiettivo dichiarato di aumentare il numero dei rimpatri e rendere più efficace la gestione dei casi pendenti.
Accanto al tema migratorio, le discussioni hanno incluso anche il rafforzamento della cooperazione in materia di sicurezza. Tra le misure discusse figura la creazione di un addetto francese alla sicurezza interna ad Algeri e la riattivazione dei canali istituzionali tra polizia e gendarmeria dei due Paesi.
Si tratta di meccanismi rimasti a lungo congelati durante le fasi più acute della crisi diplomatica, e che ora vengono considerati essenziali per il coordinamento contro terrorismo e criminalità organizzata.
Il caso Christophe Gleizes
Un altro punto sensibile affrontato durante i colloqui riguarda il giornalista francese Christophe Gleizes, detenuto in Algeria dal giugno 2025 con l’accusa di apologia del terrorismo. La sua situazione è stata discussa dalle due delegazioni, senza tuttavia alcun annuncio ufficiale riguardo a un possibile rilascio o a un rimpatrio.
Un disgelo ancora fragile tra Parigi e Algeri
Il riavvicinamento tra Francia e Algeria si inserisce in un contesto di progressivo allentamento delle tensioni dopo una fase di forte deterioramento dei rapporti diplomatici tra Francia e Algeria.
Tra i fattori che avevano contribuito alla crisi, anche la posizione francese sul Sahara Occidentale, con il sostegno a un piano di autonomia sotto sovranità marocchina, che aveva irrigidito i rapporti con Algeri.
Tuttavia, dall’inizio del 2026 si registrano segnali di distensione: incontri ministeriali regolari stanno progressivamente riattivando i canali di cooperazione, come dimostrato anche dalla visita di Laurent Nuñez ad Algeri lo scorso febbraio.
A maggio, anche il ministro della Giustizia francese Gérald Darmanin ha incontrato la sua omologa algerina Lotfi Boudjemaa, nel quadro della ripresa della cooperazione giudiziaria.
Infine, il riavvicinamento si estende anche alla dimensione simbolica e culturale. La partecipazione della segretaria di Stato francese Alice Rufo alle commemorazioni dei massacri di Sétif, Guelma e Kherrata segna un ulteriore passo nel difficile percorso di riconciliazione storica tra i due Paesi.