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UE, stretta sui chip: verso l'obbligo di doppio fornitore per Volkswagen, Stellantis e Renault

A causa della carenza di chip, molte meno auto nuove sono pronte per la consegna in una delle due 'car towers' dello stabilimento Volkswagen in Germania.
A causa della carenza di chip, un numero molto inferiore di auto nuove è pronto per la consegna in una delle due torri del complesso Volkswagen in Germania. Diritti d'autore  AP/Michael Sohn
Diritti d'autore AP/Michael Sohn
Di Luca Bertuzzi
Pubblicato il
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L'UE pronta a imporre alle case automobilistiche di rifornirsi di chip da più fornitori, dopo che la crisi Nexperia ha rivelato la pericolosa dipendenza da un unico fornitore legato alla Cina

La Commissione europea si prepara a introdurre nuove regole stringenti per l’industria automobilistica, imponendo ai costruttori l’obbligo, in determinati casi, di acquistare semiconduttori da almeno due fornitori e di tenere conto della resilienza della catena di approvvigionamento nelle proprie decisioni strategiche.

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La misura, attesa all’interno della revisione della normativa sui semiconduttori nota come Chips Act 2, punta a ridurre la dipendenza dell’Europa da singoli fornitori - in particolare quelli legati alla Cina - e a rafforzare la cosiddetta “autonomia strategica” dell’Unione.

Secondo fonti europee, il nuovo impianto normativo potrebbe avere un impatto diretto su gruppi come Volkswagen, Stellantis e Renault, che in futuro dovranno dimostrare una maggiore diversificazione dei fornitori di chip e una valutazione esplicita dei rischi geopolitici nelle scelte di approvvigionamento.

La proposta legislativa, che la Commissione europea dovrebbe presentare il 3 giugno, è ancora in fase di definizione e potrebbe subire modifiche fino all’ultimo momento. Tuttavia, l’impostazione generale sembra ormai chiara: non basteranno più raccomandazioni, ma regole vincolanti.

Dalla crisi dei chip al cambio di approccio europeo

L’industria automobilistica europea ha già sperimentato in modo diretto la fragilità delle catene globali di approvvigionamento durante la crisi dei semiconduttori seguita alla pandemia di Covid-19. La domanda di elettronica è esplosa, mentre la produzione non è stata in grado di tenere il passo, causando una carenza globale di chip essenziali per i veicoli moderni.

In risposta, l’UE aveva già introdotto il primo Chips Act, con l’obiettivo di prevenire crisi future e rafforzare la resilienza di settori strategici come energia, finanza e difesa. Tuttavia, il comparto automotive era rimasto in parte escluso dai requisiti più rigidi.

Ora l’impostazione cambia. Secondo i funzionari europei, il settore non avrebbe tratto sufficiente insegnamento dalle crisi recenti e dovrà quindi essere soggetto a obblighi più stringenti.

Il caso Nexperia e l’effetto geopolitico

Un elemento chiave che ha accelerato questa svolta è il caso di Nexperia, produttore di semiconduttori con sede nei Paesi Bassi e acquisito nel 2019 dalla cinese Wingtech.

L’azienda, specializzata in chip relativamente semplici ma fondamentali per l’automotive, si è trovata al centro delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Cina. Dopo l’inserimento di Wingtech in una lista di sanzioni statunitensi nel 2024 e le successive restrizioni incrociate sulle esportazioni, la catena di fornitura europea ha subito forti pressioni.

Il governo olandese è intervenuto temporaneamente per evitare il trasferimento di tecnologia verso la Cina, mentre Pechino ha risposto limitando le esportazioni, contribuendo a una carenza di componenti anche per i produttori europei.

Verso una nuova logica di acquisto industriale

Per la Commissione europea, episodi come quello di Nexperia dimostrano che la dipendenza da un singolo fornitore rappresenta un rischio sistemico. Per questo motivo, la nuova normativa imporrebbe alle aziende non solo di diversificare i fornitori, ma anche di integrare nella valutazione d’acquisto criteri geopolitici e di sicurezza economica, oltre a quelli puramente finanziari.

L’obiettivo dichiarato è duplice: ridurre la vulnerabilità delle catene globali e incentivare lo sviluppo di una produzione europea più solida nel settore dei semiconduttori.

Secondo Bruxelles, infatti, molti produttori asiatici beneficiano di sussidi pubblici e di condizioni di costo difficilmente eguagliabili in Europa, creando uno squilibrio competitivo strutturale.

La diversificazione delle forniture, tuttavia, comporta inevitabilmente costi più elevati per l’industria. Le aziende dovranno gestire relazioni con più fornitori, potenzialmente meno efficienti dal punto di vista economico, ma considerati più sicuri in termini strategici.

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