Il funzionario della Commissione europea ha definito l’accesso alle materie prime critiche un "investimento vitale" per la resilienza economica di lungo periodo, utile a evitare futuri shock di approvvigionamento per l’Unione europea
La corsa globale alle materie prime critiche non riguarda più soltanto l’accesso ai minerali, ma il controllo del potere economico e industriale. È questo il messaggio lanciato da Koen Doens, direttore generale per i partenariati internazionali della Commissione europea, durante l’EIT Raw Materials Summit di Bruxelles, in un momento in cui l’Unione europea cerca di ridurre la propria dipendenza strategica dalla Cina.
Secondo Doens, il vero vantaggio competitivo del futuro non sarà nelle miniere, ma nella capacità di controllare l’intera filiera: estrazione, raffinazione, lavorazione industriale, trasporto, finanziamenti e produzione tecnologica. Un sistema che oggi vede Pechino in posizione dominante e che mette l’Europa in una situazione di forte vulnerabilità strategica.
Perché litio, cobalto e terre rare sono strategici per l’UE
Nel percorso verso la neutralità climatica, materie prime come litio, cobalto, grafite e terre rare stanno assumendo un valore strategico simile a quello che petrolio e gas hanno avuto nel Novecento. Sono infatti indispensabili per produrre batterie elettriche, pannelli solari, turbine eoliche e tutte le principali tecnologie della transizione energetica.
Per questo Bruxelles ha fissato obiettivi precisi entro il 2030: coprire internamente il 10% dell’estrazione, il 40% della raffinazione e il 15% del riciclo delle materie prime critiche. Tuttavia, l’assenza in Europa di alcuni minerali fondamentali, soprattutto le terre rare, costringe il blocco comunitario a mantenere una forte dipendenza dalle importazioni.
La strategia europea per ridurre la dipendenza dalla Cina
Negli ultimi anni l’Unione europea ha siglato 16 partenariati strategici con Paesi come Repubblica Democratica del Congo, Sudafrica, Zambia e Stati Uniti, nell’ambito del programma Global Gateway. Il piano europeo punta a rafforzare investimenti infrastrutturali e accordi industriali per competere con la Belt and Road Initiative cinese.
Secondo Doens, l’autonomia strategica europea non deve essere vista come un costo, ma come una garanzia di resilienza economica. “Pagare oggi un sovrapprezzo per la sicurezza significa evitare di diventare ostaggi degli shock di approvvigionamento domani”, ha spiegato il funzionario europeo.
L’obiettivo della Commissione è creare catene di approvvigionamento complete, dalla miniera fino al mercato finale, evitando che l’Europa resti dipendente dalle capacità industriali di altri Paesi.
Il predominio della Cina sulle terre rare e sulla raffinazione
Il principale problema per Bruxelles resta il dominio della Cina nel settore delle materie prime critiche. Secondo le stime del Parlamento europeo, Pechino controlla circa il 60% della produzione mondiale di questi materiali e quasi il 90% della capacità globale di raffinazione.
L’Unione europea dipende dalla Cina per circa il 90% delle sue forniture di materie prime strategiche e per il 98% dei magneti alle terre rare, elementi fondamentali per l’industria tecnologica e della mobilità elettrica.
Negli ultimi anni il governo cinese ha inoltre limitato più volte le esportazioni di terre rare verso l’Europa, alimentando i timori di una dipendenza geopolitica difficile da sostenere nel lungo periodo.
Il piano UE per creare un blocco industriale alternativo
Per ridurre l’influenza cinese, l’European Union Institute for Security Studies (EU ISS) propone la creazione di un “blocco industriale alleato” tra Paesi non rivali. L’idea è coinvolgere produttori di materie prime come Brasile, Indonesia, Malesia e Repubblica Democratica del Congo, ma anche economie con forte capacità manifatturiera e manodopera qualificata come l’India.
Secondo il think tank europeo, l’Europa dovrebbe investire massicciamente anche nella raffinazione interna delle materie prime critiche, nonostante i costi energetici e gli standard ambientali europei rendano il settore meno competitivo rispetto all’Asia.
Lo studio suggerisce inoltre la creazione di riserve strategiche europee di minerali critici, sul modello delle riserve petrolifere, per affrontare eventuali crisi geopolitiche, embarghi commerciali o shock globali legati alle tensioni internazionali.
Le tensioni ambientali sulla nuova politica mineraria europea
La volontà di accelerare sull’autonomia strategica sta però aprendo un nuovo fronte politico all’interno dell’Unione europea. La Commissione ha infatti proposto di riaprire la direttiva quadro sulle acque per facilitare nuovi progetti estrattivi e industriali legati alle materie prime critiche.
Una scelta che ha provocato la reazione di 27 eurodeputati, preoccupati per l’impatto ambientale della deregulation in un contesto già segnato da crescente stress idrico, peggioramento della qualità dell’acqua e aumento dei rischi climatici.
Le attività di estrazione, raffinazione e riciclo delle materie prime critiche richiedono infatti enormi quantità d’acqua e possono avere effetti rilevanti sugli ecosistemi locali.
Autonomia strategica e competitività: la nuova sfida dell’Europa
La sfida europea appare quindi duplice: ridurre la dipendenza dalla Cina senza compromettere gli standard ambientali e sociali che rappresentano uno dei pilastri dell’Unione europea.
Bruxelles sembra comunque intenzionata ad accelerare il percorso verso l’autonomia strategica. “Dobbiamo individuare i progetti chiave, ridurre i ritardi amministrativi, mobilitare investimenti pubblici e privati e dimostrare che l’Europa può offrire un modello più sostenibile e competitivo”, ha concluso Koen Doens.
Nei prossimi anni la partita sulle materie prime critiche sarà quindi centrale non solo per la transizione energetica, ma anche per gli equilibri geopolitici e industriali globali.