L'avvocato generale ha sottolineato la necessità di rispettare le garanzie e la tutela dei diritti delle persone migranti nei Cpr. Meloni su X: "Notizia importante, andiamo avanti". Intanto nel Cpr di Gjader ci sono 83 persone
Il protocollo Italia-Albania sui migranti è "compatibile" con il diritto europeo. Lo ha dichiarato l'avvocato generale della Corte di giustizia Ue, Nicholas Emiliou, nel parere non vincolante emesso giovedì che anticipa la futura sentenza della più alta corte europea.
Il diritto dell'Unione europea "non impedisce" di istituire i centri di permanenza per i rimpatri (Cpr) in Paesi terzi. Tuttavia, la gestione delle persone migranti deve rispettare "tutte le garanzie", tra cui il diritto all'assistenza legale, all'interpretazione linguistica e ai contatti con famiglia e autorità. Deve esserci inoltre particolare attenzione per le categorie vulnerabili e i minori.
Il parere anticipa la sentenza dei giudici di Lussemburgo, attesa nei prossimi mesi, che dovrà esprimersi sulla compatibilità dell'accordo tra Roma e Tirana del 2023 per l'apertura dei Cpr in Albania.
Meloni: "Notizia importante, andiamo avanti"
Dopo il parere è arrivato il commento della premier italiana, Giorgia Meloni, che in un post su X ha affermato: "Una notizia importante, che conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all’Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate".
"Noi, intanto, andiamo avanti. Perché sul contrasto all’immigrazione illegale servono serietà, coraggio e soluzioni concrete", ha concluso la premier.
La sentenza sui Cpr in Albania arriverà nei prossimi mesi
I Cpr in Albania sono stati dichiarati illegittimi in diverse sentenze e il caso è arrivato alla più alta corte dell'Unione europea.
Il Tribunale di Roma non ha riconosciuto la legittimità dei trattenimenti in Albania, perché le persone migranti trasferite nel Paese sono considerate provenienti da Paesi "sicuri" dal governo italiano.
Il caso è arrivato a Lussemburgo dopo il ricorso delle autorità italiane contro la decisione della Corte d'appello di Roma, che a marzo 2026 ha negato la convalida di due decreti di trattenimento nei confronti di migranti trasferiti in Albania e successivamente richiedenti asilo.
"La richiesta di convalida del trattenimento non avrebbe potuto essere pronunciata dubitando questa Corte di Appello della legittimità della disciplina del Protocollo Italia-Albania e della conseguente legge di ratifica", hanno scritto i giudici di Roma.
L'avvocato generale della Corte di Giustizia Ue ha chiarito che "la norma che consente ai richiedenti protezione internazionale di restare in uno Stato membro finché le loro domande sono pendenti non conferisce loro il diritto di essere riportati nel territorio dello stesso Stato".
La sentenza dei giudici di Lussemburgo è attesa nei prossimi mesi.
Italia e Albania hanno siglato un protocollo per i Cpr nel 2023
Roma e Tirana hanno siglato siglato nel novembre 2023 un protocollo che consente all'Italia di istituire e gestire in Albania i Cpr, mantenendoli sotto giurisdizione italiana.
Da allora il governo italiano ha aperto due centri: uno a Shengjin, destinato a procedure accelerate, e un altro a Gjader, nel nord dell'Albania. Un maxi progetto dal costo di 653 milioni di euro in cinque anni, secondo le stime dell'esecutivo.
Al momento dell'apertura, Meloni dichiarò che il Cpr avrebbe ospitato 36mila persone migranti all'anno,tremila al mese.
Oggi ce ne sono 83 e negli ultimi dodici mesi il Cpr di Gjader ha ospitato solo 536 persone.
Il centro di Shengjin è inattivo e dovrebbe tornare operativo a inizio a giugno, secondo la deputata e responsabile immigrazione di Fratelli d'Italia, Sara Kelany.