Dopo il voto, Bulgaria verso governo "anti-corruzione" guidato dall'ex presidente Radev. Il probabile futuro premier è considerato sensibile alle posizioni del Cremlino, poco incline a fornire armi all'Ucraina, e ambiguo sull'Ue
L'ex presidente bulgaro Rumen Radev ha vinto le elezioni in Bulgaria, con circa il 45 per dei consensi. Potrebbe quindi raggiungere la maggioranza assoluta una volta completato lo spoglio delle schede.
Il risultato elettorale in Bulgaria potrebbe avere importanti ripercussioni politiche in tutta Europa.
Spesso descritto come vicino a Mosca, la coalizione di Radev ha superato il partito di centro-destra Gerb (affiliato la Partito popolare europeo) guidato da Boyko Borissov, fermo al secondo posto.
Novità assoluta, l'affluenza è stata relativamente alta, quasi il 50 per cento di elettori, segno che il Paese balcanico membro dell'Ue, è alla ricerca di una stabilità e Rumen Radev è considerato come l'ultima chance.
Radev, pilota di caccia in congedo, è infatti visto da buona parte dei suoi concittadini come una personalità solida in un contesto politico controverso e tutt'oggi dominato dalle oligarchie post-socialiste.
Il suo partito, Bulgaria Progressista, aveva fatto camapagna contro Gerb e il Movimento per i diritti e le libertà (Dps), i cui leader, Borissov e Delyan Peevski, sono stati spesso indicati da Radev come «oligarchi».
Guerra alla corruzione, unico terreno d'intesa?
I rapporti di Radev si sono deteriorati anche con la terza forza politica, i liberal-democratici di "Continuare il Cambiamento" e Bulgaria Democratica, dopo una precedente collaborazione.
Ciononostante, una riconciliazione nel nome di un solido programma anti-corruzione, potrebbe ricostruire l'antico sodalizio, per un appoggio parlamentare più ampio in base ai provvedimenti adottati.
Il Partito socialista bulgaro e il partito ultra-nazionalista Revival, noti per le posizioni fortemente anti-Ue e apertamente filorusse restano stabili.
La linea politica di Radev ha attirato molta attenzione a livello internazionale. Durante la sua presidenza si è ripetutamente opposto all'invio di aiuti militari all'Ucraina e ha criticato le politiche dell'Unione europea in materia. Ha sostenuto spesso che appoggiare l'Ucraina rischia di trascinare la Bulgaria nel conflitto.
Radev ha anche invocato il dialogo con il presidente russo Vladimir Putin, contribuendo alla sua immagine di leader vicino alla Russia.
La sua campagna non è stata priva di polemiche. Durante un recente evento elettorale, i partiti di opposizione lo hanno attaccato dopo che, in un video proiettato sul palco, sono state mostrate immagini di un suo incontro con Putin. Pochi giorni prima, Radev aveva ribadito la sua precedente e controversa affermazione secondo cui «la Crimea è russa», definendola una «posizione realistica», una frase che aveva già suscitato forti reazioni quando l'aveva pronunciata per la prima volta cinque anni fa.