Domenica i cittadini bulgari sono tornati alle urne per l’ottava volta in cinque anni: in testa negli exit poll il blocco anticorruzione dell’ex presidente Rumen Radev. I risultati ufficiali attesi per lunedì
L'ex presidente Rumen Radev è il probabile vincitore delle elezioni anticipate che si sono tenute domenica 19 aprile in Bulgaria. Se i risultati degli exit poll dovessero essere confermati, il leader del partito "Bulgaria progressista" dovrebbe aver sfiorato il 39 per cento dei consensi. Per i risultati ufficiali occorrerà però attendere la giornata di lunedì.
Sei partiti avrebbero superato la soglia di sbarramento
Radev dovrebbe dunque aver superato i conservatori, guidati dall'ex primo ministro Boyko Borissov, che ha governato il Paese per quasi dieci anni. Il suo partito, Gerb, dovrebbe aver raggiunto appena il 15,4 per cento dei voti. Da segnalare anche il risultato dei socialisti che, sempre secondo gli exit poll, avrebbero superato lo sbarramento fissato al 4 per cento e potrebbero dunque entrare in Parlamento.
In ogni caso, non è detto che Radev riesca a ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento. Gli potrebbe mancare una manciata di seggi, il che renderebbeindispensabile la formazione di una coalizione. Il suo partito, Bulgaria Progressista, ha però già escluso alleanze sia con Gerb sia con il Movimento per i diritti e le libertà (Dps), i cui leader, Borissov e Delyan Peevski, sono stati spesso indicati da Radev come "oligarchi".
I rapporti di Radev si sono deteriorati anche con la terza forza politica, We Continue the Change - Democratic Bulgaria, nonostante una precedente collaborazione. Le sue opzioni per formare un'eventuale coalizione, qualora necessaria, sarebbero quindi limitate, in particolare, al Partito socialista bulgaro e al partito nazionalista Revival, noto per le sue posizioni fortemente anti-Ue e filo-russe.
Complessivamente, a superare la soglia dovrebbero essere stati sei partiti. L'affluenza alle urne si sarebbe attestata attorno al 43,4 per cento, con i cittadini bulgari che sono stati chiamati per ben otto volte alle urne negli ultimi cinque anni: un dato che conferma l'alto grado di instabilità politica della nazione dell'Europa orientale.
Radev è contrario all'invio di aiuti militari all'Ucraina
Il Paese più povero dell’Unione europea ha visto alternarsi infatti una serie di governi dal 2021, quando le grandi manifestazioni contro la corruzione posero fine all’esecutivo di Borissov. Secondo i dati di Eurostat, la Bulgaria è stabilmente all’ultimo posto nell’Ue per Pil pro capite. Nel 2025, insieme alla Grecia, si attestava al 68 per cento della media europea.
Radev, che si oppone all'invio di aiuti militari all’Ucraina (anche se ha precisato che non userà il veto per bloccare le decisioni di Bruxelles), è stato già presidente per nove anni. Si è dimesso a gennaio per guidare la nuova formazione di centro-sinistra Bulgaria Progressista e non è contrario a un possibile riavvicinamento con Mosca.
Durante l’ultimo comizio elettorale, ha proiettato immagini dei suoi incontri con vari leader mondiali, tra i quali il presidente russo Vladimir Putin. Ha suscitato quindi polemiche per alcune affermazioni, in particolare quella secondo cui la Crimea sarebbe russa.
Il conservatore Borissov ha sostenuto posizioni europeiste
Ex ufficiale dell’aeronautica, il leader progressista ha dichiarato di voler liberare il Paese da un "modello di governo oligarchico" e ha sostenuto le proteste anti-corruzione della fine del 2025, che hanno portato alla caduta dell'ultimo governo sostenuto dai conservatori. Ha inoltre criticato le politiche di transizione ecologica dell'Unione europea, bollandola come ingenua nel contesto di "un mondo senza regole".
La formazione conservatrice di Borissov, invece, ha sostenuto invece posizioni europeiste. Al terzo posto dovrebbe essersi posizionata una coalizione liberale.