Il premier spagnolo ha guidato a Barcellona una conferenza progressista che ha riunito leader mondiali contrari alla politica MAGA. Lula attacca signori della guerra e miliardari della tecnologia: "Stanno distruggendo democrazia, lavoratori e natura"
Pedro Sánchez ha riunito nel fine settimana a Barcellona leader di tutto il mondo per una convention di due giorni presentata come il “CPAC progressista”. La prima Global Progressive Mobilisation è stata una risposta al raduno dei conservatori che si tiene ogni anno negli Stati Uniti. Il primo ministro spagnolo cerca di guidare all'estero un fronte anti‑Trump e in patria deve fare i conti con problemi giudiziari.
Il capo del governo spagnolo ha messo in guardia contro una “ondata reazionaria” internazionale che alimenta linguaggio d’odio, sessismo, guerra e divisione, senza mai citare espressamente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
"Non importa quanto urlino o quante bugie diffondano", ha dichiarato Sánchez in un discorso sabato. "Il tempo della destra reazionaria e ultra è finito", ha aggiunto.
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha ripreso gli stessi toni, criticando quanti "si definiscono patrioti ma mettono in vendita la propria sovranità e chiedono sanzioni".
Nell’auditorium della Fira di Barcellona si sono levati cori "No alla guerra".
Tra gli invitati figuravano il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, il presidente colombiano Gustavo Petro e la presidente messicana Claudia Sheinbaum. Tutti e tre si sono scontrati con il presidente Trump su dazi e migrazione, mentre il Sudafrica è stato anche accusato di razzismo “contro i bianchi”, accuse rilanciate dal miliardario tech Elon Musk.
Nella delegazione europea c’erano il vicecancelliere tedesco Lars Klingbeil, il ministro degli Esteri britannico David Lammy, la leader dell’opposizione italiana Elly Schlein e il politico belga Paul Magnette. Presente anche l’economista Gabriel Zucman, noto per le sue proposte di tassare i più ricchi.
Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha annullato la partecipazione all’ultimo minuto, adducendo motivi personali, e ha disertato un appuntamento forse ritenuto troppo politico per il suo ruolo.
La presidente messicana Sheinbaum ha partecipato a un evento sulla tutela delle democrazie, ma non ha preso parte alla manifestazione più apertamente politica di sabato. L’accordo commerciale Usa‑Messico‑Canada è sotto revisione da parte dell’amministrazione Trump e sono in corso delicati negoziati sui termini.
Un CPAC progressista per contrastare il MAGA globale
Sánchez ha spiegato che la conferenza di Barcellona – presentata informalmente come la risposta di sinistra al raduno conservatore CPAC – servirà a riunire le “forze progressiste” sotto un’unica bandiera. Una fonte coinvolta nei preparativi ha riferito a Euronews che il Brasile aveva chiesto alla Spagna di anticipare l’evento in primavera, con aprile scelto come data definitiva.
Sebbene nessun leader abbia citato per nome il presidente Trump, i riferimenti al leader americano sono emersi più volte, insieme a critiche alle sue politiche. Dai dazi alla guerra in Iran, i delegati hanno invocato una risposta progressista a "un’ondata reazionaria".
Il governatore del Minnesota Tim Walz, che aveva corso al fianco di Kamala Harris nella sua fallita campagna presidenziale contro Donald Trump, si è rivolto a una folla numerosa sabato, descrivendo Trump come "impaziente di premere il grilletto" e privo di un vero piano.
Walz ha denunciato una deriva apparentemente autoritaria sotto la presidenza Trump, sostenendo che "dobbiamo chiamare le cose con il loro nome. Questo è fascismo. O almeno è qualcosa di molto vicino al fascismo, per usare un loro termine".
Il presidente brasiliano Lula si è unito alle critiche sulla guerra in Iran e ha salutato con favore la decisione della Spagna di negare alle forze statunitensi l’uso delle basi militari spagnole per colpire l’Iran.
"Voglio fare i complimenti all’amico Pedro Sánchez per il coraggio (di dire no)", ha aggiunto Lula.
Una settimana complicata per Sánchez in patria
Con posizioni spesso autonome – da Gaza alla guerra in Iran – il primo ministro spagnolo si è guadagnato un’eco globale, ponendosi alla guida di un blocco di leader di sinistra.
Euronews aveva anticipato già a marzo i piani per organizzare una convention dei partiti socialisti e della sinistra internazionale.
Euronews aveva inoltre riferito che Sánchez puntava a sfruttare il malcontento dell’opinione pubblica per la guerra in Iran e l’impopolarità di Trump per accrescere il proprio profilo internazionale.
La sua linea gli ha procurato applausi, ma anche critiche dalla Casa Bianca.
Trump ha ripetutamente affermato di "non voler avere nulla a che fare con la Spagna" e ha attaccato Sánchez definendolo un cattivo leader che "non paga" la sua giusta quota per la protezione della Nato Ha minacciato anche di imporre un blocco commerciale totale, sebbene finora non siano stati annunciati provvedimenti concreti. In un post pubblicato su Truth sabato Trump ha anche detto che il Paese non sta andando bene economicamente, senza fornire spiegazioni. Proprio questa settimana, però, il Fondo monetario internazionale ha parlato di dati positivi per la Spagna.
La convention chiude una settimana difficile per il primo ministro spagnolo, dopo l’incriminazione per corruzione della moglie Begoña Gómez, che sarà processata al termine di un’indagine durata due anni. La coppia respinge ogni addebito.
Fonti vicine a Sánchez, interpellate da Euronews, descrivono il caso come politicamente motivato e si dicono convinte che Gómez verrà assolta.