Il ministero dell'Economia e delle Finanze ha definito i nuovi vertici delle principali aziende partecipate: confermati Descalzi e Cattaneo per garantire stabilità energetica, mentre su Leonardo pesa una scelta più politica tra governance, difesa e nuovi equilibri industriali
Dopo giorni di indiscrezioni, il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) ha sciolto il nodo delle nomine nelle principali partecipate pubbliche, tracciando una linea chiara: continuità nei settori più sensibili e cambio di passo dove necessario. Le liste depositate per i nuovi Consigli di amministrazione di Enel, Eni, Leonardo ed Enav anticipano così le assemblee di maggio, che dovranno ratificare i nuovi vertici.
Il meccanismo resta quello consolidato: il Mef propone le liste dei CdA e le assemblee degli azionisti le ratificano. In pratica, il peso del ministero è decisivo, ma sempre inserito in un sistema di governance formale che coinvolge anche mercati e investitori istituzionali.
L'attuale tornata di nomine è stata tutt'altro che ordinaria: il 2026 è infatti un anno chiave, con circa 100 incarichi da assegnare in 21 società controllate dallo Stato, in un contesto economico e geopolitico particolarmente complesso.
Nel complesso, secondo le più recenti rilevazioni disponibili, le imprese a controllo pubblico in Italia sono oltre 3.500 e impiegano più di 600 mila addetti, dunque con un peso superiore a quello di molti altri grandi Paesi europei sia in termini di occupazione sia di valore generato dalle grandi imprese partecipate.
Le conferme: Descalzi e Cattaneo restano al comando
Nessuna sorpresa sul fronte energia. Il Mef ha scelto la strada della stabilità confermando Claudio Descalzi alla guida di Eni e Flavio Cattaneo al vertice di Enel.
Secondo l’interpretazione prevalente tra analisti e fonti finanziarie, la continuità su Eni ed Enel risponde alla logica di evitare cambi di rotta in una fase di forte instabilità energetica globale, tra prezzi volatili e tensioni geopolitiche ancora aperte.
Nel caso di Descalzi, il quinto mandato viene letto anche come riconoscimento di una gestione che ha garantito equilibrio tra sicurezza energetica, dividendi e progressiva transizione green senza scossoni industriali. Allo stesso tempo, secondo alcuni osservatori, pesa la volontà politica di non aprire fronti complessi su un gruppo strategico nei rapporti internazionali dell’Italia.
In Enel, la conferma di Cattaneo viene invece interpretata come scelta di “efficienza industriale”: il manager ha impostato una linea di razionalizzazione del portafoglio e riduzione del debito che, secondo il Mef, non avrebbe motivo di essere interrotta.
Leonardo, il cambio più politico: perché salta Cingolani
La vera discontinuità riguarda Leonardo, dove il governo ha deciso un ricambio completo ai vertici: Roberto Cingolani lascia la guida operativa e al suo posto arriva Lorenzo Mariani (tre anni fa proposto dal ministro della Difesa, Guido Crosetto), attualmente alla guida di Mbda Italia, il consorzio attivo nella produzione di missili e tecnologie per la difesa, partecipato anche da Airbus e BAE Systems, con Francesco Macrì alla presidenza.
Qui il tema non è solo industriale ma anche, secondo diverse indiscrezioni di sistema, profondamente politico.
La lettura più diffusa è che il cambio risponda a tre fattori principali.
Maggiore “filiera industriale” interna
La scelta di Mariani viene interpretata come un ritorno a una figura “di sistema”, cresciuta dentro Leonardo e nel comparto difesa. Una scelta che privilegia continuità operativa rispetto a una gestione più “trasformativa” come quella di Cingolani.
Equilibri di governance
Secondo fonti vicine al dossier, negli ultimi mesi non sarebbero mancati attriti tra la visione del management uscente e quella del ministero dell’Economia, in particolare su tempi di attuazione dei programmi e gestione delle alleanze internazionali nel settore difesa.
In questo quadro, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, si sarebbe consumato anche un progressivo raffreddamento nei rapporti con la premier Giorgia Meloni, in particolare all'indomani della presentazione del programma anti-missile “Michelangelo Dome”, che avrebbe suscitato perplessità a Palazzo Chigi per la percepita eccessiva autonomia su dossier strategici. Da quel momento, si sarebbe rafforzata la linea di un maggiore controllo politico e di una governance più stretta sui vertici del settore.
Fase geopolitica e spinta sul riarmo europeo
Con l’aumento della spesa militare in Europa, il governo avrebbe privilegiato una figura considerata più “industriale-operativa” e meno orientata a una trasformazione strategica di lungo periodo.
Il nuovo CdA sarà completato, tra gli altri, da Elena Vasco, Enrica Giorgetti, Rosalba Veltri, Trifone Altieri, Cristina Manara e Francesco Soro.
Opposizione all’attacco: “Segnale filo-Usa e poca trasparenza”
La rimozione di Cingolani dalla guida di Leonardo ha innescato dure reazioni da parte delle opposizioni, che parlano apertamente di una decisione politica e poco trasparente, leggendo nella mossa anche un segnale di riallineamento agli Stati Uniti e alle posizioni vicine a Donald Trump.
Affondo diretto del segretario di +Europa, Riccardo Magi, che accusa la premier Giorgia Meloni di avere interrotto un percorso verso una difesa europea più autonoma, favorendo invece un ritorno a un asse atlantico.
Anche Matteo Renzi chiede chiarimenti sulle ragioni della sostituzione, sottolineando la necessità di spiegare al mercato cosa non abbia funzionato, mentre il vicepresidente di Italia Viva Davide Faraone parla di “logiche di appartenenza” che avrebbero prevalso sui risultati industriali, criticando una gestione delle nomine priva di una chiara visione strategica per il Paese.
I rappresentanti di Alleanza Verdi e Sinistra, Luana Zanella e Marco Grimaldi, chiedono un cambio di metodo nelle nomine delle partecipate, sollecitando audizioni parlamentari pubbliche per i vertici di gruppi strategici come Eni, Enel, Terna e Leonardo, denunciando un processo ancora dominato dalle maggioranze di governo.
Enav, equilibrio tecnico e scelta meno politica
Più lineare il rinnovo in Enav, dove il Mef ha indicato Sandro Pappalardo alla presidenza e Igor De Biasio come amministratore delegato.
In questo caso la lettura prevalente è quella di una nomina “di equilibrio”: Enav è una società altamente tecnica e meno esposta mediaticamente rispetto ai grandi gruppi energetici e della difesa. Per questo motivo, secondo gli osservatori, la politica avrebbe lasciato maggiore spazio a criteri di competenza gestionale e continuità operativa.
La reazione dei titoli Enel, Eni e Leonardo in Borsa
Le nomine si inseriscono in una seduta positiva per i mercati europei, con Piazza Affari in rialzo insieme alle principali Borse continentali, sostenute da un clima di moderato ottimismo sugli scenari geopolitici e da dati macroeconomici complessivamente in linea con le attese.
La reazione dei titoli delle partecipate alle nomine però è stata differenziata. Eni ha mostrato un movimento al ribasso pari all'1,96 per cento mentre Enel ha registrato un meno 0,10 per cento, con gli investitori che hanno sostanzialmente già prezzato la conferma ai vertici. La riconferma di Descalzi e Cattaneo viene letta dal mercato come elemento di riduzione dell’incertezza strategica, in particolare nei comparti energia e transizione.
Più marcata invece la reazione su Leonardo, che ha registrato un ribasso superiore al 5 per cento. Il mercato ha interpretato il cambio al vertice come un passaggio non neutro dal punto di vista strategico, con possibili riflessi sulla continuità del piano industriale e sulle tempistiche dei programmi nel settore difesa, in una fase già caratterizzata da una crescente competizione europea.