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Altre dimissioni dopo referendum: lascia Gasparri, Craxi da capogruppo di Forza Italia al Senato

Maurizio Gasparri
Maurizio Gasparri Diritti d'autore  AP Photo
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Di Ilaria Cicinelli
Pubblicato il
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Giovedì Gasparri ha lasciato il suo incarico da capogruppo di Forza Italia al Senato. A prendere il suo posto Stefania Craxi. Le dimissioni arrivano in seguito a una lettera in cui 14 senatori di Forza Italia su venti ne chiedevano la sostituzione

Nuovo scossone tra le fila della maggioranza. A meno di 24 ore dalle dimissioni di Daniela Santanchè da ministra del Turismo, giovedì ha lasciato il suo incarico anche Maurizio Gasparri, il quarto a dimettersi in appena tre giorni dalla sconfitta del Sì al referendum sulla giustizia.

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A prendere il suo posto in veste di capogruppo di Forza Italia (FI) al Senato sarà Stefania Craxi, al momento presidente della commissione Esteri e difesa.

"A Stefania Craxi, neo presidente del gruppo di Forza Italia al Senato, rivolgo i migliori auguri di buon lavoro", ha scritto poco dopo il segretario nazionale di FI e ministro degli Esteri Antonio Tajani, ringraziando Gasparri per il suo lavoro in un post su X.

"Ho deciso autonomamente di lasciare il mio incarico da capogruppo di Forza Italia al Senato. Chi ha un lungo percorso basato sulla solidità e il senso del dovere e non solo sull'incarico che svolge, sa come gestire tempi e modalità in momenti complessi. Avanti con coerenza e guardando al futuro", ha dichiarato Gasparri.

L'annuncio delle dimissioni dell'ex capogruppo di FI, che ha dichiarato di avere preso la decisione in modo autonomo, arriva in seguito alla lettera firmata da 14 senatori del partito, su un totale di venti, che ne chiedevano la sostituzione.

Secondo quanto riferito da fonti parlamentari di FI all'Ansa, a Gasparri sarebbero state date circa 48 ore per gestire la strategia d'uscita. In particolare, sulla mossa potrebbe avere pesato la volontà di Marina Berlusconi, primogenita del fondatore del partito, Silvio Berlusconi morto nel 2023, di cui ha finora ha ereditato cariche aziendali ma non ufficialmente un ruolo politico.

La sconfitta della maggioranza al referendum e le dimissioni a catena: critiche da opposizioni

La sconfitta del Sì al referendum sulla giustizia ha innescato un meccanismo a catena nella maggioranza di governo, che sembra da un lato volere dimostrare di avere accolto il forte segnale arrivato dalle urne, dall'altro di voler evitare a tutti i costi una crisi dell'esecutivo.

Nei giorni scorsi hanno lasciato il loro incarico il sottosegretario alla Giustizia (di Fratelli d'Italia) Andrea Delmastro Delle Vedove, i cui rapporti d'affari con un prestanome del clan Senese hanno suscitato ampie polemiche, e la capo gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi (FI).

Commentando le dimissioni di Gasparri, il deputato di Alleanza verdi e sinistra Angelo Bonelli ha parlato di una "crisi politica nel centrodestra", che con le dimissioni "di Bartolozzi, Delmastro, Santanchè e oggi Gasparri - e domani chissà chi - impone un'accelerazione nella definizione del programma del centrosinistra".

"La destra al governo dell'Italia ha superato il limite dell'ipocrisia**: se il No non avesse vinto, da Santanchè a Delmastro sarebbero rimasti tutti al loro posto",** ha criticato Bonelli, aggiungendo che "l'Italia rischia di entrare in recessione economica, anche a causa della guerra e della politica energetica folle voluta da Giorgia Meloni" e che per queste ragioni "è necessario accelerare con determinazione la costruzione di un'alternativa credibile, capace di offrire al Paese una prospettiva diversa".

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