Anita Orbán, futura ministra degli Esteri e vicepremier dell’Ungheria, presenta la nuova linea diplomatica del governo Tisza: più Europa, stop all’adesione rapida dell’Ucraina e rapporti pragmatici con Usa, Russia e Cina
L’audizione parlamentare di Anita Orbán (che con l'ex premier Viktor condivide solo il cognome) ha segnato uno dei momenti più importanti della transizione politica in Ungheria davanti alla Commissione Affari Esteri dell’Assemblea Nazionale ungherese .
La futura ministra degli Esteri e vice primo ministro del governo guidato dal partito Tisza ha illustrato le priorità della nuova linea diplomatica del Paese, confermando un approccio più europeista ma senza rinunciare alla tutela degli interessi nazionali ungheresi.
L’audizione si è concentrata su diversi temi strategici: migrazione, rapporti con l’Unione Europea, guerra in Ucraina, fondi europei congelati e relazioni con Stati Uniti, Russia e Cina.
Ungheria più vicina all’Europa ma prudente sull’Ucraina
Anita Orbán ha dichiarato che il nuovo governo sosterrà l’allargamento dell’Unione europea ai Paesi dei Balcani occidentali, ribadendo però che ogni candidato dovrà rispettare pienamente i criteri richiesti da Bruxelles.
Più prudente invece la posizione sull’Ucraina. La futura ministra degli Esteri ha chiarito che Budapest non appoggerà un ingresso accelerato di Kiev nell’Ue, sottolineando che la guerra in corso impone cautela.
Durante l’audizione si è parlato anche del pacchetto europeo da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina, bloccato a febbraio dall’ex premier Viktor Orbán nonostante il precedente accordo raggiunto a dicembre 2025.
Migrazione e veto europeo: la linea del governo Tisza
Sul tema migratorio, Anita Orbán ha spiegato che l’Ungheria cercherà di intervenire direttamente nei Paesi di origine dei flussi migratori per ridurre la pressione sull’Europa.
Ha affrontato anche il tema del diritto di veto all’interno dell’Ue, spesso utilizzato dal precedente governo ungherese. Secondo la futura ministra, “il veto è l’ultima risorsa” e la diplomazia dovrebbe puntare prima di tutto al dialogo e alla mediazione.
Pur mantenendo una posizione critica verso alcune sanzioni europee considerate dannose per l’economia nazionale, Anita Orbán ha assicurato che Budapest non agirà mai nell’interesse di potenze straniere.
Rapporti con Cina, Russia e Stati Uniti
La futura responsabile della diplomazia ungherese ha delineato una strategia pragmatica nei confronti della Cina, specificando però che il commercio estero sarà affidato al ministero dell’Economia guidato da István Kapitány.
Per quanto riguarda la Russia, Anita Orbán ha riconosciuto l’importanza economica di Mosca per Budapest, ma ha sottolineato la necessità di rapporti “trasparenti” e basati su interessi reciproci tra Stati sovrani.
Gli Stati Uniti, invece, resteranno uno dei partner centrali della politica estera ungherese. La nuova leadership punta infatti a rafforzare i legami con Washington mantenendo l’Ungheria pienamente inserita nel sistema di alleanze occidentali.
Fondi Ue e rilancio del gruppo Visegrád
Uno dei dossier più delicati riguarda i fondi europei congelati all’Ungheria. Anita Orbán ha spiegato che il recupero delle risorse sarà una priorità dell’intero governo, coordinato da Péter Magyar.
La futura ministra ha promesso maggiore trasparenza legislativa e un lavoro diplomatico intenso per convincere gli Stati membri dell’UE a sbloccare quasi 8.000 miliardi di fiorini destinati a Budapest.
Orbán ha inoltre rilanciato il ruolo del gruppo V4, l’alleanza tra Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca. Secondo la ministra designata, esistono segnali di apertura per una nuova fase di cooperazione regionale.
Riforma dei servizi segreti e nuova sicurezza nazionale
Durante l’audizione si è discusso anche della riorganizzazione dei servizi di sicurezza nazionali. Anita Orbán ha annunciato l’intenzione di rafforzare la cooperazione tra intelligence e diplomazia, superando le rivalità interne alle strutture statali.
Secondo la futura ministra, la sicurezza nazionale dovrà essere sempre più integrata nella nuova strategia europeista del governo Tisza.
Al termine dell’audizione, la Commissione Affari Esteri del Parlamento ungherese ha approvato la sua nomina con 6 voti favorevoli, 3 contrari e 3 astensioni.