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Italia, referendum giustizia: ultimi fuochi, le ragioni del sì e del no

Foto di archivio di Palazzo di Giustizia
Foto di archivio di Palazzo di Giustizia Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Stefania De Michele & Fanuel Morelli
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Dal Csm alla separazione delle carriere, le posizioni a confronto di Maruotti e Balboni sul referendum giustizia, visto anche come test per il governo Meloni

Ilreferendum sulla giustizia si avvicina e, oltre al merito tecnico dei quesiti, assume sempre più una valenza politica: il voto viene letto da molti osservatori anche come un test per il governo guidato da Giorgia Meloni.

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La maggioranza sostiene il sì come passaggio chiave per “completare” il percorso di riforma della giustizia, mentre una parte significativa della magistratura e delle opposizioni invita a respingere il testo.

Al centro del confronto ci sono alcuni snodi principali: separazione delle carriere, nuovo assetto del Csm, sorteggio dei componenti e funzione disciplinare. Su questi temi si confrontano le posizioni di Rocco Gustavo Maruotti, segretario dell’Associazione nazionale magistrati, e del senatore Alberto Balboni, presidente della Commissione Affari costituzionali.

Separazione delle carriere

La separazione tra giudici e pubblici ministeri è il pilastro della riforma. Per i sostenitori del sì è condizione necessaria per garantire un giudice davvero terzo; per il fronte del no non è necessario intervenire a livello costituzionale.

Posizione del NO (Rocco Gustavo Maruotti) “L'autonomia e l'indipendenza di cui godono i magistrati italiani è molto forte, ma è stata voluta così dai padri costituenti per garantire una effettiva separazione dei poteri. Se si voleva portare a compimento il progetto della separazione delle carriere, si poteva farlo modificando la legge sull'ordinamento giudiziario, prevedendo addirittura due concorsi diversi (…). Non vi era alcuna necessità di intervenire sul Consiglio Superiore della Magistratura e sui suoi equilibri, che poi sono equilibri che si riflettono sull'equilibrio complessivo della nostra democrazia.”

Posizione del SÌ (Alberto Balboni) “Questa riforma contribuirà a darci una giustizia più imparziale e quindi più giusta (…) che richiede che il processo avvenga di fronte a un giudice terzo e imparziale. È chiaro che non ci può essere un giudice terzo e imparziale fino a quando è stretto parente del pubblico ministero che rappresenta l'accusa. Oggi giudice e pubblico ministero condividono lo stesso percorso, persino nello stesso organo di autogoverno. Non si possono dire separate le carriere finché restano nello stesso Consiglio Superiore: separare le funzioni non basta, serve una distinzione reale e definitiva".

Nuovo assetto del Csm

La riforma ridisegna il Consiglio Superiore della Magistratura, prevedendo una sua articolazione distinta. Il punto divide tra chi teme una perdita di autorevolezza e chi invece punta a ridurre il peso delle correnti.

Posizione del NO (Rocco Gustavo Maruotti) “È una riforma che mira unicamente a rivedere l’assetto del Consiglio Superiore della Magistratura, che è l’organo voluto dai padri costituenti per garantire l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati. Lo si indebolisce dividendolo in tre: due consigli superiori, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, e un’alta corte disciplinare. Ma soprattutto lo si priva di quella autorevolezza che soltanto un organo elettivo può avere. Non vi era alcuna necessità di intervenire sul Consiglio Superiore della Magistratura (…) perché questi equilibri si riflettono sull’equilibrio complessivo della nostra democrazia.”

Posizione del SÌ (Alberto Balboni) “Ho chiesto tante volte dove ci fosse scritto nella riforma qualcosa che potesse far pensare a un indebolimento della magistratura, ma nessuno mi ha risposto, perché non c’è. C’è esattamente la volontà contraria: liberare tanti giudici dallo strapotere delle correnti organizzate che, attraverso l’elezione dei loro componenti, portano dentro il Csm la politica. La verità è che oggi sono proprio le correnti a condizionare il sistema: questa riforma interviene per spezzare quel meccanismo e restituire maggiore indipendenza ai magistrati.”

Sorteggio dei membri del Csm

L’introduzione del sorteggio è uno degli elementi più innovativi e divisivi. Da un lato viene visto come una “lotteria” che riduce il merito, dall’altro come uno strumento per ridurre le logiche correntizie.

Posizione del NO (Rocco Gustavo Maruotti) “I membri verranno scelti con un sorteggio (…) un sorteggio assoluto tra la platea dei magistrati italiani. È una lotteria che priverà di autorevolezza e di merito coloro che verranno scelti per questa delicatissima funzione. È chiaro che un sistema di questo tipo mira a indebolire la funzione di garanzia dell’autonomia e indipendenza del Consiglio Superiore, producendo un indebolimento della magistratura una minore capacità di resistere alle pressioni della politica.”

Posizione del SÌ (Alberto Balboni) “Il cuore di questa riforma, la vera portata rivoluzionaria, è l’estrazione a sorte dei componenti. È questo che brucia alla magistratura organizzata. Con il sorteggio le correnti perdono ogni potere di controllo e i magistrati saranno più liberi e indipendenti. Non è un caso che una quota significativa di magistrati si sia dichiarata favorevole. Se il 99,5 per cento dei magistrati è valutato eccellente, che pericolo c’è? Verrà estratto a sorte uno eccellente. E se accettiamo il sorteggio per le giurie popolari, possiamo accettarlo anche qui.”

Commissione disciplinare e confini tra poteri

La riforma introduce una separazione della funzione disciplinare, affidandola a un organo autonomo. Il tema tocca direttamente il rapporto tra responsabilità e indipendenza dei magistrati.

Posizione del NO (Rocco Gustavo Maruotti) “La leva disciplinare e la punizione non è uno strumento utile per governare la magistratura. Un magistrato, per decidere secondo legge e coscienza, deve poter essere sereno e operare in assoluta autonomia. L’esternalizzazione della funzione disciplinare priverà i magistrati anche della possibilità di ricorrere in Cassazione. I magistrati italiani saranno gli unici cittadini privati del diritto di rivolgersi alla Corte di Cassazione se una sentenza disciplinare conterrà delle violazioni di legge. Tutto questo ha un unico fine: indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura ed esporla alla pressione del potere politico.”

Posizione del SÌ (Alberto Balboni) “Questa riforma può servire anche a riportare nei giusti limiti e nei giusti confini i tre poteri dello Stato. I giudici devono giudicare, il Parlamento fare le leggi e il governo governare. Oggi abbiamo troppi giudici che vorrebbero sostituirsi al Parlamento: questo non è il loro compito. Rafforzare la distinzione tra i poteri significa rafforzare lo Stato di diritto e rendere il sistema più equilibrato.”

Quando si vota

Per il referendum costituzionale confermativo, che non prevede un quorum, i seggi saranno aperti nella giornata di domenica 22 marzo, dalle ore 7 alle ore 23, e nella giornata di lunedì 23 marzo 2026, dalle ore 7 alle ore 15.

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