Secondo il segretario dell’Anm, la riforma non migliora l’efficienza della giustizia ma mira a incidere sull’autonomia del Consiglio superiore della magistratura, a pochi giorni dal referendum
È una riforma fuori fuoco: non identifica il problema. Ma è soprattutto un pretesto per entrare a gamba tesa nelle prerogative del Consiglio superiore della magistratura. A una manciata di giorni dal referendum sulla giustizia, l'Associazione nazionale magistrati coglie una delle ultime occasioni prima del voto per mettere in guardia contro quella che - secondo la visione dell'Anm - si configura come una scalata dell'esecutivo al sistema giudiziario costituzionalmente garantito.
Il sistema giudiziario italiano ha bisogno di riforme, ma non di quelle attualmente proposte dal governo. Ne è convinto Rocco Gustavo Maruotti, segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati, che in questa intervista traccia una linea netta tra gli interventi necessari e quelli ritenuti invece dannosi per l’equilibrio democratico.
"Il sistema giudiziario avrebbe bisogno di una serie di riforme che noi chiediamo da anni", spiega Maruotti, ricordando anche il confronto a Palazzo Chigi del 5 marzo. "Abbiamo portato un elenco di otto punti per una vera riforma della giustizia che mirasse all’efficienza".
Carenza di magistrati e lentezza dei processi
Il problema principale, secondo Maruotti, è strutturale: "La media dei magistrati in Europa è di 12 ogni 100mila abitanti, in Italia siamo intorno ai 6. Questo significa che ogni magistrato italiano ha un carico di lavoro che è il quadruplo di quello di un qualunque collega europeo. A fronte di questo abbiamo una quantità di avvocati superiore al triplo della media europea, e questo comporta una domanda di giustizia molto forte alla quale questo piccolo esercito di magistrati fa fatica a fare fronte".
Una situazione che incide direttamente sui tempi della giustizia: "Il vero problema della giustizia in Italia è la lentezza dei processi, dovuta alla mancanza di risorse".
Una riforma che non punta all’efficienza
Secondo l’Anm, la riforma non affronta i nodi reali: "Il governo ha deciso di intervenire con una riforma ordinamentale e costituzionale che non ha a che fare con l’efficienza della giustizia. È stato detto chiaramente anche dal ministro Nordio e dalla senatrice Bongiorno. È una riforma che mira a rivedere l’assetto del Consiglio superiore della magistratura".
Un intervento che, per Maruotti, cambia l’equilibrio istituzionale: "Il Csm è un organo di rilevanza costituzionale, voluto dai padri costituenti, per garantire l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati. Intervenire su questo assetto significa incidere direttamente su questi principi".
Csm e sorteggio: "Una lotteria che indebolisce"
Uno dei punti centrali della riforma riguarda il Consiglio superiore della magistratura. Il progetto prevede non solo la divisione in organi distinti (uno per i giudici, uno per i pubblici ministeri e un'Alta Corte disciplinare), ma anche una modifica radicale del sistema di selezione dei componenti.
Per i membri togati, cioè i magistrati, verrebbe superato il sistema elettivo: non sarebbero più scelti dai colleghi, ma individuati tramite sorteggio su base nazionale tra tutti i magistrati in possesso dei requisiti. Si tratta quindi di un’estrazione casuale “secca”. Diverso il meccanismo per i membri laici, che sarebbero prima selezionati dal Parlamento e poi sorteggiati all’interno di una lista.
"Si priva il Csm di quella autorevolezza che soltanto un organo elettivo può avere, perché i suoi membri verranno scelti con un sorteggio - osserva Maruotti - tra l'altro, un sorteggio diseguale: i magistrati saranno scelti con sorteggio assoluto tra la platea, mentre la componente scelta dal Parlamento sarà prima selezionata e poi sorteggiata».
Correnti e nomine: "Il sorteggio è un pretesto"
Il ricorso al sorteggio viene spesso motivato come uno strumento per ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura. Una lettura che Maruotti respinge.
"Il sorteggio dei componenti togati è veramente un pretesto. L’attuale Consiglio superiore della magistratura fa nomine di incarichi direttivi e semidirettivi praticamente all’unanimità. L’80 per cento di questi incarichi viene deliberato all’unanimità, non vi è una spartizione correntizia".
Secondo il segretario Anm, il sistema è cambiato: "Le nomine vengono fatte secondo ordine cronologico, non ci sono più i pacchetti come c’erano un tempo. La magistratura si è rinnovata: più di un terzo degli attuali magistrati è entrato con concorsi che sono stati fatti negli ultimi 6-7 anni".
Separazione delle carriere: cosa cambierebbe davvero
Altro pilastro della riforma è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Un principio che, secondo Maruotti, è già in larga parte realizzato nei fatti.
"Non da oggi ma da quasi vent’anni i passaggi di funzioni sono pochissimi, lo 0,3 per cento, circa 30 magistrati su una platea di quasi 10mila. Questo perché già dal 2006 si è previsto che per cambiare funzione bisogna cambiare regione e attendere cinque anni".
Una rigidità già rafforzata negli ultimi anni: "Oggi i magistrati possono cambiare funzione una sola volta nei primi nove anni del loro percorso professionale. Passati i nove anni le carriere sono definitivamente bloccate".
Per questo, secondo Maruotti, non era necessario intervenire sulla Costituzione: "Si poteva modificare la legge ordinaria, prevedendo anche due concorsi diversi. Non vi era alcuna necessità di intervenire sul Consiglio superiore della magistratura e sui suoi equilibri".
Alta Corte disciplinare: quali effetti
La riforma prevede anche l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, incaricata di giudicare i magistrati. Un cambiamento che, secondo l’Anm, ha implicazioni rilevanti.
"Si esternalizza la funzione disciplinare affidandola a un giudice speciale le cui sentenze non saranno ricorribili per Cassazione", spiega Maruotti.
Modelli europei: "Non sono un riferimento"
Nel dibattito pubblico, in particolare la separazione delle carriere viene spesso associata ai modelli di altri Paesi europei. Ma il confronto, secondo Maruotti, è fuorviante.
Secondo Maruotti, “fare un’operazione di confronto con gli altri sistemi europei è sempre molto complicata perché ogni Stato ha una sua organizzazione, una sua architettura costituzionale e ordinamentale”.
Riferendosi a Spagna e Portogallo, Maruotti spiega: “In Spagna ci sono due magistrature diverse, ma la magistratura requirente non ha le stesse garanzie di autonomia e indipendenza dei giudici".
In Portogallo, considerato un sistema di riferimento, "la magistratura requirente è organizzata in un sistema fortemente gerarchico, con al vertice un procuratore generale scelto dal governo e nominato dal presidente della Repubblica su indicazione del governo. È una struttura molto gerarchizzata, per cui di fatto i pubblici ministeri subiscono un controllo della politica”.
Maruotti aggiunge: “Io non credo che siano questi i modelli a cui ispirarci. Peraltro, le Costituzioni portoghese e spagnola, prima di essere cambiate, erano state fatte prendendo a riferimento il modello italiano". La Costituzione repubblicana italiana è stata un riferimento per tutte le più giovani democrazie del bacino mediterraneo, compreso il Portogallo, che negli anni ’70 uscì da una dittatura. Ogni paese ha la sua storia e il suo sistema. L’autonomia e l’indipendenza dei magistrati italiani sono molto forti, ma sono state volute dai padri costituenti per garantire una reale separazione dei poteri”.