Dalla guerra missilistica al rischio per l’Europa: analisi completa della capacità iraniana di attacco a lungo raggio e delle contromisure Nato
Da quando le forze statunitensi e israeliane hanno lanciato attacchi contro obiettivi iraniani – uccidendo la Guida suprema Ali Khamenei e decimando parti cruciali delle forze militari e di sicurezza di Teheran – la Repubblica islamica ha risposto con una campagna di bombardamenti missilistici e droni su scala senza precedenti.
Missili iraniani hanno colpito obiettivi in Israele e nella regione del Golfo, mentre un drone di fabbricazione iraniana ha preso di mira una base britannica a Cipro. L’episodio ha spinto il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer ad autorizzare l’uso delle basi britanniche per consentire contrattacchi difensivi statunitensi contro siti missilistici iraniani.
Parallelamente, i sistemi di difesa aerea della Nato hanno intercettato due missili balistici iraniani diretti – o già entrati – nello spazio aereo turco, una soglia mai superata prima da Teheran. Con il conflitto che si avvicina ai confini europei, cresce la domanda: l’Iran potrebbe colpire direttamente l’Europa continentale? E se lo facesse, la Nato sarebbe in grado di fermarlo?
La portata dell’arsenale iraniano
Le armi a lungo raggio dell’Iran si articolano in tre principali categorie, e la loro portata potenziale copre gran parte della mappa europea.
Il più potente è il missile balistico Khorramshahr missile, capace di trasportare testate fino a 1.800 kg. Lanciato da strutture sotterranee nel nord-ovest dell’Iran, in aree montuose come Kermanshah, Tabriz e Isfahan, può raggiungere fino a 3.000 km se il carico utile è ridotto. Ciò significa che capitali dell’Europa meridionale e orientale – Atene, Sofia, Bucarest – rientrano già nel raggio d’azione, mentre a piena portata anche Vienna, Roma e Berlino diventano teoricamente vulnerabili.
Accanto ai missili balistici, l’Iran dispone di droni Shahed-136, perfezionati con esperienza nella guerra totale della Russia in Ucraina. Il raggio d’azione arriva fino a 2.500 km, con testate tra i 30 e i 50 kg. La loro forza sta nell’uso in sciami: decine di droni contemporaneamente, pensati non per distruggere un singolo obiettivo, ma per sopraffare le difese aeree e compromettere reti elettriche o infrastrutture vitali.
Infine, i missili da crociera – tra cui Soumar cruise missile – volano a bassa quota, seguendo il terreno, il che li rende difficili da rilevare dai radar tradizionali. La loro precisione li rende ideali per colpire in modo mirato infrastrutture critiche, come porti e terminali di gas, senza necessità di distruzione indiscriminata.
La combinazione di questi tre strumenti conferisce all’Iran una capacità di attacco stratificata e multilivello, che si sovrappone progressivamente al territorio europeo.
Israele come banco di prova
Il modello più realistico per capire la difesa contro i missili iraniani è Israele. Durante la guerra in corso, l’Iran ha lanciato tra i 500 e i 550 missili balistici contro il territorio israeliano. Il sistema multistrato israeliano, con intercettori Arrow 2 missile defense system, Arrow 3 missile defense system e David's Sling missile defense system, ha intercettato quasi tutti i missili, eccezion fatta per 31 che sono caduti in zone popolate.
Resta però un punto critico: l’Iran ha progettato missili come il Khorramshahr-4 per sfuggire all’intercettazione, con velocità fino a 8 Mach e testate che possono modificare la traiettoria in fase di discesa. Inoltre, i lanci raramente avvengono isolati: missili balistici, missili da crociera e sciami di droni possono essere combinati per sopraffare le difese.
Europa sotto tiro: scenari possibili
Se l’Iran decidesse di colpire l’Europa, gli analisti prevedono un approccio multimodale: attacchi mirati a hub logistici della Nato, interruzioni economiche tramite porti e terminali Gnl in Italia, Grecia e Romania, e pressioni psicologiche con raid e diversivi destinati a seminare paura.
Secondo il colonnello Martin L. O’Donnell, portavoce del Quartier generale supremo delle potenze alleate in Europa (Shape), “La Nato ha tutte le carte in regola per difendere il territorio dell’Alleanza e proteggere un miliardo di abitanti. Gli europei dovrebbero dormire sonni tranquilli, sapendo che abbiamo la capacità di neutralizzare qualsiasi minaccia”.
Difesa europea e limiti degli scudi
Non tutti i Paesi europei rientrano nell’ombrello Nato: Cipro, Irlanda, Austria, Svizzera e Malta non sono membri. In teoria, l’architettura dell’Alleanza tutela solo “popolazioni, territorio e forze europee della Nato”.
Tuttavia, iniziative come lo European Sky Shield Initiative – guidata dalla Germania e con adesione di Paesi neutrali – estendono la difesa condivisa anche ai non membri.
Eventi recenti mostrano come la cooperazione militare possa superare i limiti formali: dopo i lanci iraniani su Cipro, Grecia, Italia, Paesi Bassi e Spagna hanno dispiegato fregate e F-16 per proteggere lo spazio aereo, mentre l’Irlanda ha offerto supporto se richiesto.
Droni, cyberwar e sabotaggi
Gli sciami di droni rappresentano una sfida recente: più lenti e meno costosi dei missili balistici, sono difficili da intercettare. La Nato sta dispiegando sistemi di contro-drone, come i Merops in Polonia e Romania, per abbattere Shahed prima che raggiungano gli obiettivi. Esperienze in Ucraina mostrano tassi di intercettazione tra il 40 per cento e l’80 per cento, ma alcuni droni riescono comunque a passare.
Oltre ai missili e ai droni, la minaccia iraniana include guerre ibride: cyberattacchi ai sistemi idrici, energetici e sanitari, sabotaggi marittimi e operazioni clandestine.
Terrorismo e minacce interne
Dal 2021 i servizi di intelligence europei registrano un aumento di complotti legati all’Iran sul territorio europeo: attacchi contro dissidenti, giornalisti in lingua persiana e comunità ebraiche.
Secondo Graig R. Klein, l’Iran potrebbe utilizzare agenti statali già presenti sul territorio per colpire se la situazione dovesse peggiorare.
Nel 2026 l’Ue ha designato il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche come organizzazione terroristica, riconoscendo il rischio che il regime estenda operazioni clandestine anche in Europa.
Lo spettro nucleare e le escalation
Un ulteriore scenario di rischio riguarda il possibile ritorno del programma nucleare iraniano. Secondo Saeid Golkar, qualsiasi rimozione parziale delle capacità nucleari potrebbe rafforzare l’élite militare sopravvissuta, invitando a rappresaglie e rendendo il regime più resistente agli attacchi stranieri.
Sul fronte delle armi sporche, l’Iran possiede capacità tecniche per costruirle, ma l’uso sarebbe rischioso e probabilmente auto-distruttivo. Per ora, gli attacchi su larga scala alla popolazione civile europea appaiono improbabili: più realistico sarebbe un mix di pressione militare, destabilizzazione interna e cyberattacchi.