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Migranti, accordo nell'Ue sul regolamento di gestione delle crisi

Il regolamento sulla crisi prevede norme speciali che scatterebbero quando un afflusso di migranti minaccia di sovraccaricare il sistema di asilo dell'UE.
Il regolamento sulla crisi prevede norme speciali che scatterebbero quando un afflusso di migranti minaccia di sovraccaricare il sistema di asilo dell'UE. Diritti d'autore Cecilia Fabiano/LaPresse
Diritti d'autore Cecilia Fabiano/LaPresse
Di Jorge LiboreiroVincenzo Genovese
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

I Paesi dell'Unione europea hanno raggiunto un accordo sul regolamento sulla gestione delle crisi migratorie, tassello cruciale del Pact on Migration

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L'intesa è stata raggiunta durante una riunione degli ambasciatori nazionali a Bruxelles, incaricati di portare a termine il lavoro che i ministri degli Interni non erano riusciti a concludere la settimana precedente, quando un dissidio fra Germania e Italia sul ruolo delle Ong aveva inaspettatamente bloccato l'intesa.

Lo stallo tra Roma e Berlino aveva vanificato il tentativo della presidenza spagnola dell'Ue di trovare un compromesso, ma dopo le consultazioni con i rispettivi governi, gli ambasciatori sono riusciti a superare l'impasse nel primo pomeriggio del 4 ottobre.

Alla fine, la parte del testo che imponeva di "non considerare le operazioni umanitarie come una strumentalizzazione dei migranti" è stata espunta. Resta invece un 'considerando', cioè una premessa al regolamento, che recita: "Le operazioni umanitarie non devono essere considerate come strumentalizzazione delle migrazioni, quando non sussiste il tentativo di destabilizzare uno Stato membro". Formulazione che, evidentemente, soddisfa sia il governo italiano che quello tedesco. Fonti diplomatiche ritengono ora il testo "più equilibrato".

Ungheria e Polonia hanno comunque votato contro, mentre Austria, Cechia e Slovacchia si sono astenute. Il Consiglio dell'Ue utilizzerà ora questo accordo preliminare come posizione comune nei negoziati con il Parlamento europeo sul regolamento in questione.

Un regolamento per le crisi migratorie

Il regolamento prevede regole eccezionali per gestire a livello europeo i momenti di arrivi di massa di migranti. Secondo la proposta originaria, gli Stati membri sarebbero autorizzati ad applicare misure più severe quando un improvviso afflusso minaccia di sovraccaricare il loro sistema di asilo.

I governi potrebbero trattenere i richiedenti asilo alla frontiera per periodi più lunghi mentre le loro richieste di protezione internazionale vengono esaminate, nella cosiddetta "border procedure": secondo la posizione adottata dal Consiglio, fino a 20 settimane.

Anche il periodo di detenzione di coloro che hanno visto respinte le proprie richieste potrebbe essere esteso oltre il massimo legale consentito in momenti ordinari, da 12 a 20 settimane, in modo da avere più tempo per completare il processo di rimpatrio.

La scomparsa della "protezione immediata"

Le deroghe proposte sono state criticate dalle Ong che denunciano i rischi per i diritti delle persone migranti tra detenzione, mancanza di garanzie nei processi d'asilo e respingimenti verso Paesi non sicuri.

D'altra parte, il regolamento nella sua proposta originaria prevedeva la possibilità di accelerare le richieste di asilo di persone che fuggono da una particolare situazione di pericolo straordinario, come un conflitto armato.

Un regime speciale, che permetterebbe di aggirare il sistema convenzionale, spesso lungo e macchinoso, garantendo protezione immediata a determinate categorie di persone: qualcosa di molto simile alla direttiva sulla protezione temporanea,  attivata per la prima volta nel marzo dello scorso anno per gli ucraini e rinnovata fino a marzo 2025 proprio nell'ultima riunione dei ministri dell'Interno.

Nel testo concordato dagli Stati membri, tuttavia, non c'è menzione della "protezione immediata"

La riforma della politica migratoria europea

L'accordo apre le porte al negoziato con il Parlamento europeo, e spiana la strada alla conclusione del Pact on Migration, la complessa riforma della politica migratoria comunitaria, che le istituzioni sperano di portare a termine prima delle elezioni europee del 2024.

"Il Parlamento europeo vuole programmi di ricollocamento obbligatori, decisi dalla Commissione europea. So che c'è resistenza all'interno del Consiglio, quindi dobbiamo venirci incontro per costruire un compromesso che porti a una solidarietà effettiva e credibile, non una solidarietà opzionale", ha dichiarato a Euronews Juan Fernando López Aguilar, eurodeputato socialista spagnolo relatore per il regolamento sulle situazioni di crisi, paventando una trattativa non facile.

Intanto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito l'intesa "decisiva" e si dice convinta di poter concludere la riforma migratoria entro la fine del suo mandato.

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