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Il grano ucraino fa paura: cinque Paesi Ue chiedono ulteriori misure

L'Ucraina è uno dei principali produttori mondiali di grano e mais, da cui dipendono decine di Paesi a basso reddito.
L'Ucraina è uno dei principali produttori mondiali di grano e mais, da cui dipendono decine di Paesi a basso reddito. Diritti d'autore Efrem Lukatsky/Copyright 2022 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Efrem Lukatsky/Copyright 2022 The AP. All rights reserved
Di Jorge LiboreiroGianluca Martucci
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Polonia, Ungheria, Slovacchia, Romania e Bulgaria in pressing su Bruxelles affinché possano continuare a limitare la vendita di grano, mais, colza e semi di girasole nei mercati nazionali senza compomettere il tansito verso il resto del continente

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I governi di Polonia, Ungheria, Slovacchia, Romania e Bulgaria stanno mettendo pressione sulla Commissione europea affinché continui a permettegli di vietare temporaneamente sul loro territorio nazionale la vendita di grano, mais, colza e semi di girasole provenienti dall'Ucraina. La richiesta è di estendere queste misure eccezionali della normativa sul mercato interno europeo fino alla fine del 2023, sfidando la fermezza di Bruxelles nel ritirarle definitivamente entro il 15 settembre.

In base ai divieti, il grano, il mais, la colza e i semi di girasole provenienti dall'Ucraina possono transitare per raggiungere altri mercati senza essere destinati al consumo interno o allo stoccaggio in questi cinque Paesi dell'Europa orientale. 

Una misura di emergenza ritenuta ancora più necessaria dopo la mancata proroga dell'iniziativa del Mar Nero mediata da Nazioni Unite e Turchia, che garantiva la partenza delle navi cariche di cereali dai porti ucraini verso i mercati di destinazione in Europa e negli altri continenti (soprattutto verso il Nord Africa). Negli scorsi mesi il surplus di prodotti agroalimentari ucraini aveva fatto crollare i prezzi facendo infuriare i produttori dei cinque Stati Ue già danneggiati dall'impennata dei prezzi dei fertilizzanti, ma ora il ritiro della Russia dall'accordo internazionale rappresenta un ulteriore aggravante.

Ma c'è di più. Secondo la coalizione dell'Est, l'elenco dei prodotti interessati dovrebbe "rimanere aperto" e possibilmente includere merci "diverse dai cereali e dai semi oleosi", cosa che la Commissione europea aveva precedentemente escluso.

"Nel caso in cui la misura preventiva non venga estesa, ciò avrà un profondo impatto negli Stati membri che confinano con l'Ucraina sui prezzi e sulla capacità di stoccaggio, che è essenziale per il grano da raccogliere", hanno scritto i Paesi in una dichiarazione congiunta.

L'idea è stata discussa martedì durante una riunione dei 27 ministri Ue dell'Agricoltura. E le opinioni sono divergenti.

Punto di discordia

"Le importazioni dall'Ucraina hanno causato un crollo dei prezzi dei cereali e dei semi oleosi, causando ingenti perdite agli agricoltori rumeni che si trovano nella difficilissima situazione di vendere i loro prodotti a prezzi inferiori ai costi di produzione", ha dichiarato Florin-Ionuț Barbu, ministro rumeno dell'Agricoltura e dello Sviluppo rurale. Il delegato del governo ha sottolineato che "il sostegno concesso da Bruxelles (100 milioni di euro) continua a essere basso rispetto alle perdite subite dai produttori e risolve solo parzialmente la difficile situazione".

Il suo omologo francese, Marc Fesneau, ha messo in guardia dal "fare da soli" e ha sottolineato la necessità di agire collettivamente per trovare "soluzioni intelligenti" basate sui dati economici. La Francia è tra i Paesi che hanno espresso disappunto per i divieti di vendita e il loro impatto sul mercato unico.

"Stiamo riesaminando la questione ogni tre mesi. Personalmente, vorrei che la Commissione adottasse una strategia più a medio termine", ha dichiarato Fesneau prima dell'incontro a Bruxelles. "Non possiamo limitarci a seguire le crisi quando si presentano", ha aggiunto.

Una svolta da Nord?

La Lituania ha presentato una propria proposta: un piano per rafforzare la rotta verso il Mar Baltico semplificando le procedure amministrative al confine tra Polonia e Ucraina e utilizzando il porto di Klaipėda per risparmiare tempo e aumentare la capacità di carico.

"L'infrastruttura del Baltico può diventare una via di transito valida e affidabile per i prodotti ucraini: i porti marittimi del Baltico hanno una grande capacità di movimentazione di prodotti agricoli, per un totale di 25 milioni di tonnellate all'anno solo per il grano", ha dichiarato il governo lituano in una lettera indirizzata alla Commissione europea.

Al termine della riunione dei ministri è arrivato il sostegno del commissario europeo Janusz Wojciechowski, che ha chiarito però che l'efficacia della proposta dipende dal finanziamento. Sulla questione del grano ucraino, Wojciechowski ha detto che l'esecutivo presenterà un'analisi di mercato entro la metà di settembre, con la possibilità di esaminare l'estensione al pollame e alla frutta su cui la Polonia ha espresso preoccupazione.

"Ci sono posizioni diverse, ma c'è una buona comprensione della gravità della situazione", ha detto Wojciechowski.

Grano sotto attacco

Il nuovo dibattito è stato stimolato dalla decisione del presidente russo Vladimir Putin di ritirarsi dal corridoio del Mar Nero e di lanciare una campagna di attacchi contro i terminali e i porti da dove partono i prodotti ucraini.

Lo scorso anno, l'accordo sulle esportazioni dal Mar Nero ha permesso il trasporto di 33 milioni di tonnellate di grano e prodotti alimentari dall'Ucraina a Paesi di tutto il mondo come Bangladesh, Egitto, Tunisia, Libia, Etiopia, Yemen, Afghanistan e Sudan.

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La brusca interruzione dell'iniziativa rischia di mettere in crisi le catene di approvvigionamento globali facendo salire ulteriormente i prezzi delle materie prime.

"Siamo molto preoccupati per questa situazione, ma non siamo sorpresi; non è la prima volta che la Russia usa il cibo come arma", ha detto il commissario polacco ai giornalisti.

In "niet" della Russia ha rinvigorito l'opzione di rafforzare le "corsie di solidarietà" dell'Ue, la rete delle infrastrutture terrestri e fluviali che l'Unione ha potenziato per aiutare Kiev a trasferire il flusso delle sue forniture di grano dall'inizio della guerra. L'iniziativa è stata accompagnata dall'applicazione di un regime commerciale speciale che ha esentato una vasta gamma di esportazioni ucraine da tariffe e dazi.

Le "corsie della solidarietà" hanno finora permesso il trasporto di 41 milioni di tonnellate di prodotti alimentari e 36 milioni di tonnellate di prodotti non agricoli, secondo i dati pubblicati dalla Commissione europea. In Polonia, Ungheria, Slovacchia, Romania e Bulgaria l'iniziativa ha avuto effetti collaterali che hanno colpito seriamente l'attività dei produttori locali.

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Minacciata dai governi di cinque Paesi sull'adozione di misure unilaterali, la Commissione europea si è affrettata a negoziare un accordo che ha portato alle "misure preventive eccezionali e temporanee" su grano, mais, colza e semi di girasole che ora i cinque governi chiedono di estendere.

All'inizio di giugno, la Commissione europea ha deciso di prolungare i divieti fino al 15 settembre, avvertendo che l'eliminazione graduale sarebbe stata definitiva.

La proroga è stata approvata nonostante le obiezioni espresse dalle autorità di Kiev, tra cui lo stesso presidente Volodymr Zelensky, e le "serie preoccupazioni" sollevate da Germania, Francia e altri 10 Stati membri in una lettera congiunta.

"Senza questo divieto temporaneo gli agricoltori dei Paesi in prima linea non sarebbero sopravvissuti", ha detto Wojciechowski. "Speriamo di trovare una soluzione e che il corridoio marittimo del Mar Nero sia di nuovo libero".

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