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Grazie ai divieti, crollano del 90% le importazioni di petrolio russo nell'UE

The EU has totally banned seaborne imports of Russian crude oil and refined products, such as diesel and gasoline.
The EU has totally banned seaborne imports of Russian crude oil and refined products, such as diesel and gasoline. Diritti d'autore Michael Probst/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Michael Probst/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Di Nicolò ArpinatiEuronews
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Finalmente l'Unione Europea non è più il primo cliente del petrolio russo: grazie ai numerosi e imponenti divieti, quest'anno le importazioni di petrolio russo sono scese del 90%

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Ufficiale: l'Unione Europea non è più il primo cliente del petrolio russo.

A seguito degli ampi divieti imposti in reazione alla guerra in Ucraina, le importazioni di petrolio russo da parte dell’Unione sono crollate del 90% nell'arco di un solo anno.

Nel febbraio 2022, lo stesso mese in cui il Cremlino ha lanciato l'invasione su larga scala, l'UE aveva acquistato 15,189 milioni di tonnellate (Mt) di petrolio greggio russo e prodotti raffinati, come diesel, cherosene e benzina.

Un anno dopo, nel febbraio 2023, le stesse importazioni ammontavano a 1,876 milioni di tonnellate e il mese successivo, a marzo, sono ulteriormente diminuite fino a raggiungere 1,445 milioni di tonnellate.

L'enorme vuoto lasciato dalla Russia è stato colmato da diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Norvegia, Algeria, Brasile, Angola ed Emirati Arabi Uniti.

I numeri, resi noti lunedì da Eurostat, mostrano gli effetti del divieto di vasta portata sul petrolio russo che i leader dell'UE hanno deciso di imporre alla fine di maggio dopo negoziati molto combattuti.

Il divieto era duplice: si applicava sia al petrolio greggio trasportato via mare sia ai prodotti raffinati trasportati via mare. È entrato in vigore, rispettivamente, il 5 dicembre e il 5 febbraio: una tempistica pensata per aiutare gli Stati membri ad adattarsi alla radicale trasformazione e al bando del loro principale fornitore di energia.

La misura, tuttavia, ha esentato le importazioni di petrolio attraverso l'oleodotto Druzhba su richiesta dei Paesi dell'Europa centrale senza sbocco sul mare, in particolare l'Ungheria, le cui richieste hanno ritardato l'approvazione finale del divieto.

In effetti, la ripartizione per Paese dei dati di marzo mostra che la maggior parte del greggio russo è stata destinata ai tre Paesi fisicamente collegati dal cosiddetto Oleodotto dell’Amicizia: Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca.

I leader dell'UE avevano promesso di riesaminare la controversa deroga relativa allo Druzhba, originariamente pensata a tempo indeterminato, ma la questione rimane aperta.

"Le importazioni totali di petrolio dalla Russia non hanno raggiunto lo zero a causa di alcune eccezioni delineate nei divieti, che consentono importazioni limitate a condizioni specifiche", ha dichiarato Eurostat nel suo comunicato stampa.

Le turbolenze innescate dall'invasione russa hanno scatenato un'agitazione nel settore energetico, spingendo gli Stati membri a liberare una parte delle loro riserve petrolifere di emergenza nel tentativo di calmare i prezzi di mercato.

Secondo Eurostat, a marzo 2023, solo cinque Stati membri - Bulgaria, Cechia, Irlanda, Lettonia e Lituania - continuano a essere al di sotto del livello minimo nazionale di scorte petrolifere di emergenza.

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