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Paesi UE pronti a riaprire le centrali a carbone contro i rischi di interruzioni del gas russo

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Di Gregoire Lory
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Paesi europei pronti a riaprire le centrali a carbone
Paesi europei pronti a riaprire le centrali a carbone   -   Diritti d'autore  Thanassis Stavrakis/AP

L'Austria si prepara a riaprire una centrale a carbone. Chiusa nel 2020, potrebbe essere rimessa in funzione per far fronte al rischio di interruzione delle forniture di gas russo a causa della guerra in Ucraina e delle sanzioni imposte dall'Unione Europea.

"Ci stiamo preparando al fatto che non avremo più la stessa certezza del flusso di gas a cui ci siamo abituati negli ultimi anni e decenni, e che sarà richiesto ogni contributo possibile per sostituire l'uso del gas", ha spiegato Christof Kurzmann-Friedl, responsabile del sito della centrale a carbone. "Il carbone è una possibilità particolare, diciamo, e potrebbe contribuire a ridurre il consumo di gas", ha aggiunto. 

Ma l'Austria non è l'unico Stato membro che si sta preparando a riavviare le proprie centrali a carbone. Germania e Francia hanno fatto annunci simili, a rischio di andare contro l'obiettivo dell'Ue di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030. 

Il conflitto in Ucraina e le sue conseguenze economiche ed energetiche sembrano, così, minacciare le ambizioni climatiche dell'Ue.

"È piuttosto scioccante che ci permettiamo di tornare indietro, di riaprire centrali che sono due volte più inquinanti di quelle a gas", ha sottolineato Geneviève Pons, Direttrice generale Europa Jacques Delors. "Ci permettiamo di fare questo invece di chiedere una riduzione dei consumi e di farlo in modo davvero molto attivo, cioè con campagne pubbliche come abbiamo fatto in passato", ha ricordato.

Per gli ambientalisti, la guerra in Ucraina non deve essere usata come pretesto per mettere in discussione il Patto Verde. Al contrario, dovrebbe spingere gli Stati membri ad agire più rapidamente. 

Nonostante le lacune climatiche emergenti, i Ventisette dovranno continuare la transizione se vogliono rispettare i propri impegni. Le scelte di oggi dovrebbero, quindi, determinare l'entità dell'accelerazione che sarà necessaria da qui al 2030 per raggiungere la neutralità al carbonio nel 2050. In altre parole, le emissioni zero.